Differenze tra le versioni di "Dio ne scampi dagli Orsenigo/Capitolo sesto"

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{{Qualità|avz=2550%|data=12 marzo 2009|arg=Romanzi}}{{Intestazione letteratura
|Nome e cognome dell'autore=Vittorio Imbriani
|Titolo=Dio ne scampi dagli Orsenigo
|NomePaginaCapitoloSuccessivo=Dio ne scampi dagli Orsenigo/Capitolo settimo
}}
 
Maurizio ci aveva la mamma, Chiarastella Parascandolo;
buona donna, che amava il figliuolo piú della luce
degli occhi, e, se ho a dirla, del debito. Vederselo vicino
l’era unica gioja nell’austera vedovanza, unico desiderio
nella onesta vecchiaja, che conchiudeva una vita operosa
e sacrificata. Eppure, quell’affetto, pieno di disinteresse
e d’abnegazione, temeva tanto di rendersi importuno,
temeva tanto d’impedire, col soddisfarsi, qualche capriccio
o qualche piacere del figliuolo, non foss’altro col
ritegno, che il coabitare con la madre impone, sempre;
ch’ella era stata prima a suggerirgli di prendere un quartiere
separato: «Staresti troppo lontano dalla caserma,
qui. Con la caserma a San Pasquale a Chiaja, sarebbe
d’incomodo serio per te, per l’ordinanza, l’abitare al
Corpo di Napoli. Massime, che non ci abbiamo scuderia;
e ti dovresti separare da’ cavalli... No! Non voglio
pretender questo sacrifizio; sarebbe egoismo. No, caro
figliuol mio, io non posso comperare, col danno tuo, la
soddisfazione d’averti meco. Vientene a vedermi, spesso,
questo sí; vieni, sempre che le tue occupazioni ti lasciano
un po’ di libertà. Ed anch’io verrò, spesso, a sorvegliare
se tutto cammina in regola a casa tua. Cosí,
pure, avrò un’occasione di far quattro passi, senza la
quale non uscirei; e, sai? il medico mi raccomanda, sempre,
moto, moto, moto!»
 
Maurizio si lasciò persuadere senza difficoltà da questo
discorso, termmato da un bacio, che la mamma li
stampò sulla fronte. Erano i primi giorni, appunto,
dell’arrivo del reggimento in Napoli. Trovò un bel quartierino
a solatío, primo piano, poco discosto dal quartiere,
con vista sopra un ameno giardino, dal quale venivano
aure profumate e sciami di zanzare, una voluttà ed
un supplizio, nuova dimostrazione, che, in questo mondo
sublunare, il bene ed il male son connessi, inseparabilmente.
Del resto Maurizio capitava, quasi ogni giorno, sul principio, alquanto piú di rado, in seguito, dalla
madre; quando all’ora di pranzo, quando la sera, tardi,
dopo il teatro; e facevan di gran chiacchiere, insieme:
confidenze da una parte, ammonimenti dall’altra, amore
dall’una e dall’altra. L’ordinanza, poi, era un continuo
andare e venire, da San Pasquale a Chiaja al Corpo di
Napoli e dal Corpo di Napoli a San Pasquale a Chiaja; e,
ben presto, fu devota piú alla signora vecchia che all’uffiziale.
La Della-Morte estese su quel giovanotto un po’
del suo affetto materno; era cosa di suo figlio e tanto bastava.
Ed il povero confidente, che ci aveva a casa, a Dogliano,
là nelle Langhe, in quel di Mondoví, anch’egli
una mamma, e l’animo un po’ brancicato ed oppresso
dal ruvido tocco della disciplina militare e da’ modi
aspri, anzi che no, dell’ufficiale, si sentí confortare
dall’insolita bontà:
 
Come, ne la stagion men fresca, suole,
se la notte la bagna, arida erbetta
lieta mostrarsi all’apparir del sole;
 
per servirmi d’un paragone, che Monsignor Giovanni
Guidiccioni tolse, guastandolo, da Dante Allaghieri.
 
Curando la signora Della-Morte lei il bucato, la biancheria,
ogni cosa, insomma, del figliuolo, non le mancava,
mai, pretesti per recarsi da lui e per intrattenervisi. E
questa lontananza e queste visite davano una lieve apparenza
di frutto vietato od almen contrastato alla piú pura
e santa delle relazioni possibili e ne aumentavan, quasi,
il piacere. Cosí siamo: contrasti ed ostacoli ci servono
di stimolanti! Persin la mamma abbraccia il figliudlo
con gusto maggiore, quando una circostanza le rende
malagevole il farlo.
 
Anche l’ufficiale godeva nell’accôr la mamma nel suo
quartierino: sempre che lei ci veniva, era festa. Lui
l’amava come si suole amare la madre, in ragion diretta
de’ dolori, che, scientemente, le si arrecano: amore
profondo, onde noi stessi non si comprende l’immensità,
prima del giorno atroce, in cui si rimane orfani. Pure,
una mattina, parve (ed ella se ne accorse), che quella
visita gli tornasse non dirò malgradita, ma inopportuna,
via, di contrattempo. Doveva (disse) abbigliarsi, in tutta
fretta, per andarne al rapporto; era, già, in ritardo; e
sgridò, con malpiglio, il confidente per una inezia; e,
quando la madre disse: «Scappo via, perché ti farei perder
tempo», lui non la trattenne con insistenza, come
era solito far le altre volte e fin sul pianerottolo.
 
Approfittando della giornata splendida, Donna Chiarastella
ne andò a passeggiare in Villa, sotto il viale delle
querce, lunghesso il mare: bello tanto, prima che, ampliando
la Villa, l’avesser privata d’ogni antica sua bellezza
caratteristica. Lí, si rammentò di aver voluto regalare
al figliuolo un pajo di pantoffole, ricamategli da lei e
che recava montate nella sacca a mano. La furia di Maurizio
gliele aveva fatte dimenticare. Pensò, nel tornare a
casa, di risalire da lui e di collocargliele accanto al letto,
acciò le trovasse, la sera, nello scalzarsi.
 
Rieccola su per quelle scale. Una scampanellata! e
l’ordinanza viene ad aprire. Ma sembrò imbarazzata; e
quasi, non le faceva posto per entrare: «Oh! signora
Lei?... ma come?...»
 
«Che miracolo c’è, Gregorio? Si direbbe, che non mi
avessi veduta, mai...»
 
«Ma, signora, il signor capitano è in casa...»
 
«Mio figlio non è uscito? che si senta male?» e faceva per avviarsi alla camera da letto; ma il povero Gregorio
la trattenne.
 
«Per carità, signora, parli a voce bassa. Il capitano
non è solo».
 
La Della-Morte capí; e provò come una stretta al cuore,
ché le fu d’uopo d’appoggiarsi ad una credenza, per
rimanere in piedi. E, poi, dal cuore, il sangue le rifluí al
volto e le cornarono gli orecchi e le si annebbiarono gli
occhi. Quel, che provò, nel primo momento, è indescrivibile.
Le pareva di essere schiaffeggiata; le pareva, che
il figliuolo le mancasse di rispetto e l’insultasse. Dunque,
una mezz’ora prima, Maurizio l’aveva, in fondo,
cacciata di casa, per farvi luogo ad una femminaccia
qualunque, ad una sgualdrina... Che altro poteva esser
colei? Ed, ora, ecco, ella stava innanzi alla porta chiusa
di lui, mentre egli, dietro quell’uscio e quella parete...
Fu. come una delusione. Sí, certo, malgrado la rigidità
della sua vita, lei comprendeva, ammetteva, permetteva,
che l’uffiziale, certe cose, le facesse: ma altro è l’ammettere
una cosa idealmente, altro il vederla, il toccarla con
mano. Il pudor suo era contristato. Il vizio (ossia ciò,
ch’ella stimava tale; e voi, uomini spregiudicati e donne
emancipate, scusate quella donnicciuola!), il vizio le rapiva
quell’Unico suo; Maurizio anteponeva la compagnia
d’una sgualdrina alla madre.
 
Gregorio, turbato, nel vederla quasi sdilinquere, corse
in cerca d’un bicchier d’acqua. Essa il tracannò, macchinalmente;
e quella frescura, calmando la febbre de’
polsi, mutò, anche, il corso de’ pensieri. Ritrovò l’indulgenza
solita pel figliuolo, la consueta mitezza di giudizio:
«Povero giovane! si sa; è simpatico, è ufficiale, è decorato)
deve piacere alle... alle donne, a tutte le donne.
Ed il mondo, poi, non è, come il vorrei riformare io. Per
pretender che vivesse da frate, non avrei dovuto permettergli
d’arrollarsi nel cinquantanove! Sono trascorsi di
gioventú. E lui poteva, forse, prevedere, ch’io capiterei
stamane? E non è stato, forse, un riguardo rispettoso il
mettermi alla porta, dico, il lasciarmi partire, il non trattenermi?
Poteva lasciarmi incontrare quella, che è da
lui? Quella!...» E, qui, la madre sentiva mordersi da una
strana gelosia. «Chi sa? Forse, anche, è una, che l’ama
davvero. Il merita, Maurizio; merita d’essere amato di
cuor sincero. Sarebbe anche buffa, ch’io me ne lagnassi!
 
Da lagnarsene ha, chi riman burlato: ma io, io debbo esser
grata a chi consola mio figlio. E lui non è mica una
mosca senza capo: avrà saputo scegliere. Ad ogni modo,
bisogna risparmiargli la mortificazione di sapere, che io
so qualcosa. Una madre certi scappucci deve, sempre,
ignorarli, fuorché per vegliar sul figliuolo, o quando il figliuolo
viene a lei, per consiglio o conforto».
 
Si chinò il velo sulla fronte; e raccomandò, caldamente
a Gregorio, che gliel promise, di non dir nulla al capitano
di questa sua venuta. Le pantoffole, le riportò seco,
promettendosi di mandargnene, poi, la dimane: giacché
lei non sarebbe piú tornata, ad un simile incontro non si
sarebbe riesposta, di nuovo, un’altra volta. E Maurizio
doveva ignorare, sempre, l’episodio.
 
Ma, dopo due giorni, la mamma non seppe resistere a
quest’esilio dal quartiere del figliuolo; e quando Gregorio,
il sabato, venne a recare la biancheria sudicia ed a
prender quella di bucato, dopo avergli dato una lauta
colezione, in un momento, ch’eran soli: «Gregorio» gli
disse «t’ho da chiedere un favore».
 
«Comandi, signora; cosa ch’io possa!»
 
«Ma, vedi, la cosa deve rimaner secreta fra me e te».
 
«Contacc! Non lo saprà nemmanco il padrone».
 
«Il padrone soprattutto non deve saperla».
 
«Comandi?» ripeté Gregorio, con un tono, che indicava
come promettesse sinceramente la discrezione assoluta
richiestagli.
 
«Fammi il piacere di gradire questi due fulardi rossi:
tu non ne hai... Ma, vedi, se accadesse mai, che il capitano
fosse impedito, che non potesse ricever nessuno,
neppure me, sai? Iegane uno all’inferriata del balcone
del salottino. Io mi son vecchia; e vorrei risparmiarmi
una scala inutile. Hai capito, Gregorio?»
 
Gregorio aveva capito: ci volea poco. E fece come gli
era detto, quantunque volte se ne profferse l’occasione.
E, cosí, la buona vecchia, rassicurata, tornò dal figliuolo.
 
Ned altrimenti si parlò fra lei e l’ordinanza dell’incidente;
né gli fece alcuna domanda per appurare il nome della
visitatrice.
 
Ma, nel bucato di quella volta, si trovò un fazzoletto
di battista con le iniziali ricamate:
 
a.r.s.
La Della-Morte le interpretò rettamente; e non ne fece
parola. Se non che, un giorno, Maurizio notò la bandieruola
rossa, che violava i regolamenti municipali, impunemente,
come, sempre, a Napoli. Sgridò l’ordinanza,
che si scusò alla meglio e dovette convenire del perché.
Maurizio era stanco, tornava dalla manovra, non aveva
dormito la notte e ci aveva, poi, avuta una visita dell’Almerinda.
Pure, uscí subito, passò per un negozio di seterie
e, quindi, andò dalla mamma.
 
«Che buon vento ti conduce da queste parti?» gli disse,
sorridendo, la vedova.
 
«Nulla» rispose il giovane abbracciandola «era venuto,
per dirti, che t’amo; per dirti, che sei un angelo...»
Noi chiamiamo angelo chi ci aiuta a soddisfare le passioni
od, almeno, si astiene dallo attraversarci.
 
«Adulatore!» sclamò la madre, stringendosi al petto il
capo del figliuolo, che le s’era inginocchiato davanti, in
modo da soffocargli la voce. Ma il giovane si liberò dalla
stretta e proseguí:
 
«Per dirti, che sei un angelo di bontà e d’indulgenza;
e per chiederti un favore!»
«Ah, le parole melate c’erano per corrompermi, birrichino?»
«Sí, mamma» disse l’uffiziale, ipocritamente compunto.
 
«Sí, mamma!» ripeté la vecchierella contraffacendolo. «Guardate un po’, che sfacciato! E sta’ quieto, non
mi stringer cosí, che mi fai male con l’elsa dello squadrone.
E cosa vuoi?»
 
«Voglio, che tu gradisca da me questo dono!» E le
stampò un bacio in fronte, e scappò via. Nell’anticamera
trovò la Raffaela, vecchia cameriera di casa; e sapeva cosí
poco quel, che si facesse, che baciò anche lei.
 
La signora Della-Morte svolse, sorridendo, l’involtino,
mormorando: «Gesú, che matto! che scapato!»
V’eran dentro quattro fulardi rossi. Capí, che il figliuolo
aveva appurato ogni cosa. Capí, che le chiedeva scusa. Si
sentí come divenuta sciente e non rivelante, quasi complice
della colpa di lui... Chiarastella Parascandalo diventata
una prossenete!.. Ma, per una soddisfazione del
figliuolo, ma per vederlo contento e riconoscente a lei,
nulla le sarebbe rincresciuto. Appoggiata la fronte sulla
manca, pianse. Mamma e figliuolo non tornarono, mai
piú, sull’argomento.
 
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