Pagina:Laerzio - Vite dei filosofi, 1845, II.djvu/70: differenze tra le versioni

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{{Pt|flessione.|riflessione.}} Piuttosto pieni que’ della coscienziosità, e della fermezza. — Gall si aveva già prima osservato l’organo sviluppatissimo di quell’orgoglio del quale lo motteggiava {{AutoreCitato|Socrate|Socrate}}. V. tav. 69, fig. 5.
{{Pt|flessione.|riflessione.}} Piuttosto pieni que’ della coscienziosità, e della fermezza. — Gall si aveva già prima osservato l’organo sviluppatissimo di quell’orgoglio del quale lo motteggiava {{AutoreCitato|Socrate|Socrate}}. V. tav. 69, fig. 5.


I. ''Ma non ingenuo, per quanto si dice.'' — {{Greco da controllare}}. ''Il figlio nato da moglie legittima, e non da concubina, cioè nato per diritta linea, per discendenza legittima, e non obbliquamente come in razza importata;'' quasi generato per via retta e legittima. Questa voce si usa anche parlando di cittadini {{Greco da controllare}}, nati in paese, da loro maggiori; non avveniticcj. — I figli di madre non ateniese si consideravano come spurii. — I traduttori voltano: ''non indigena,'' Stef. — ''Non ingenuus'', Aldobr. — ''Non nativo del luogo, ma venuto d’altronde,'' il Salvini, il quale fu qui interprete poco felice, siccome alcune altre volte in questo libro medesimo, da lui tradotto, che ha i pregi e i difetti ch’erano proprj di questo letterato. Il lettore s’accorgerà ch’io ho avuto sott’occhio la sua versione.
I. ''Ma non ingenuo, per quanto si dice.'' — Ἰθαγενής e ἰθαιγενής dicevasi ὁ γνήσιος, καὶ μὴ ἐκ παλλακιδος. ὁ ἐκ τῆς κατ´ ιθυ, κατ´ εὐθύτητα νόμου γεννέσεως πλαγίως πως τῷ γένει ἐπεισαγόμενος. ''Il figlio nato da moglie legittima, e non da concubina, cioè nato per diritta linea, per discendenza legittima, e non obbliquamente come in razza importata;'' quasi generato per via retta e legittima. Questa voce si usa anche parlando di cittadini αὐτοχθόνων, nati in paese, da loro maggiori; non avveniticcj. — I figli di madre non ateniese si consideravano come spurii. — I traduttori voltano: ''non indigena,'' Stef. — ''Non ingenuus'', Aldobr. — ''Non nativo del luogo, ma venuto d’altronde,'' il Salvini, il quale fu qui interprete poco felice, siccome alcune altre volte in questo libro medesimo, da lui tradotto, che ha i pregi e i difetti ch’erano proprj di questo letterato. Il lettore s’accorgerà ch’io ho avuto sott’occhio la sua versione.


II. ''Nell’adunanza generale dell’Istmo ec''. Lessing pensa che Diogene voglia dire che Antistene si fosse un giorno proposto di biasimare gli Ateniesi e di lodare i Tebani e i Lacedemoni, ma che avendo veduto gran concorso d’amendue quest’ultimi, se ne astenesse, non tanto perchè temesse di parere un censore de’ primi, quanto perchè non voleva esser tenuto per adulatore degli altri. Questa interpretazione, segue Lessing, sì fonda in ciò che Antistene, come vedesi in Laerzio, era malcontento degli Ateniesi, e che per contrario il modo di vivere degli Spartani e de’ Tebani si confaceva al suo proprio. Diogene, suo discepolo, era del medesimo parere.
II. ''Nell’adunanza generale dell’Istmo ec''. Lessing pensa che Diogene voglia dire che Antistene si fosse un giorno proposto di biasimare gli Ateniesi e di lodare i Tebani e i Lacedemoni, ma che avendo veduto gran concorso d’amendue quest’ultimi, se ne astenesse, non tanto perchè temesse di parere un censore de’ primi, quanto perchè non voleva esser tenuto per adulatore degli altri. Questa interpretazione, segue Lessing, sì fonda in ciò che Antistene, come vedesi in Laerzio, era malcontento degli Ateniesi, e che per contrario il modo di vivere degli Spartani e de’ Tebani si confaceva al suo proprio. Diogene, suo discepolo, era del medesimo parere.
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