Differenze tra le versioni di "Pagina:La fine di un regno, parte I, 1909.djvu/68"

nessun oggetto della modifica
 
 
Corpo della pagina (da includere):Corpo della pagina (da includere):
Riga 1: Riga 1:
 
stretta, procuratore generale della Gran Corte Civile, recitò un discorso, nel quale parlò così del periodo rivoluzionario: "''Ei venne e vide i suoi popoli riposarsi di già ricollocati e felici sotto l’antico scettro de’ Borboni, riconsecrato dall’amore più che dalla vittoria: vide questa terra or sono cinque anni tradita, venduta, trafficata da traditori e da stranieri, dopoché giacevasi come cadavere, senza scintilla di vita propria, senza indizio visibile di futura risurrezione risorgere più avventurosa, e innalzare l’inno della trasformazione sulla sepoltura, in che l’avevano precipitata in un periodo di crisi morale, gente che la tenne a strazio, da stancare Iddio e gli uomini; gente appestata, senza pure esagerare, d’irreligione, di egoismo, di ladronecci, di menzogne sociali e peggio„''.
 
stretta, procuratore generale della Gran Corte Civile, recitò un discorso, nel quale parlò così del periodo rivoluzionario: "''Ei venne e vide i suoi popoli riposarsi di già ricollocati e felici sotto l’antico scettro de’ Borboni, riconsecrato dall’amore più che dalla vittoria: vide questa terra or sono cinque anni tradita, venduta, trafficata da traditori e da stranieri, dopoché giacevasi come cadavere, senza scintilla di vita propria, senza indizio visibile di futura risurrezione risorgere più avventurosa, e innalzare l’inno della trasformazione sulla sepoltura, in che l’avevano precipitata in un periodo di crisi morale, gente che la tenne a strazio, da stancare Iddio e gli uomini; gente appestata, senza pure esagerare, d’irreligione, di egoismo, di ladronecci, di menzogne sociali e peggio„''.
   
Al pazzo più che ridicolo discorso del procuratore generale fece riscontro un’ode saffica dell’inesauribile Felice Bisazza. Di rado la servilità ispirò prose e versi più stravaganti. È vero che, con decreto del febbraio 1849, il {{AutoreCitato|Carlo Filangieri|generale Filangieri}} ripristinò il porto franco, ma le concessioni fatte dal Re, concernenti la diminuzione del dazio sui cotoni colorati, furono veramente povera cosa. Ma allora la gente si contentava di poco e applaudiva largamente. La proporzione del beneficio, o, come si diceva allora, la bonifica, variava curiosamente; e mentre il massimo era concesso alle Provincie di Messina, Catania, Caltanisetta e Noto nella misura dell’8 al 10%, per Trapani e Girgenti la concessione fu del 5% e per la città di Palermo del 2%. I rancori per Palermo erano tuttora vivi, e benché il principe di Satriano disapprovasse quella differenza, Ferdinando non dava retta che a Cassisi e a Murena. Il decreto porta la data del 2 novembre 1852, con le firme dei ministri Troja, D’Urso e Cassisi. Il re si riserbò di fare altre concessioni doganali a Messina, quando ne fosse compiuta la cinta murata, ma non ne fece più. Nondimeno, a giudicare dalle apparenze, la conciliazione tra Ferdinando II e le due città, bombardate quattro anni prima, apparve così piena e sincera, che Odillon Barrôt, presente a tutte quelle baldorie, potè scrivere enfaticamente a un giornale francese: "''Spectacle sublime! c’est la plus eclatante réconciliation du légitime souverain avec san peuple''!„<ref name=p68>Qualche altro particolare della dimora del re a Messina può leggersi in una pubblicazione dal titolo: ''Viaggio di S. M. il re delle due {{Pt|Si-|}}''</ref>
+
Al pazzo più che ridicolo discorso del procuratore generale fece riscontro un’ode saffica dell’inesauribile Felice Bisazza. Di rado la servilità ispirò prose e versi più stravaganti. È vero che, con decreto del febbraio 1849, il {{AutoreCitato|Carlo Filangieri|generale Filangieri}} ripristinò il porto franco, ma le concessioni fatte dal Re, concernenti la diminuzione del dazio sui cotoni colorati, furono veramente povera cosa. Ma allora la gente si contentava di poco e applaudiva largamente. La proporzione del beneficio, o, come si diceva allora, la bonifica, variava curiosamente; e mentre il massimo era concesso alle Provincie di Messina, Catania, Caltanisetta e Noto nella misura dell’8 al 10%, per Trapani e Girgenti la concessione fu del 5% e per la città di Palermo del 2%. I rancori per Palermo erano tuttora vivi, e benché il principe di Satriano disapprovasse quella differenza, Ferdinando non dava retta che a Cassisi e a Murena. Il decreto porta la data del 2 novembre 1852, con le firme dei ministri Troja, D’Urso e Cassisi. Il re si riserbò di fare altre concessioni doganali a Messina, quando ne fosse compiuta la cinta murata, ma non ne fece più. Nondimeno, a giudicare dalle apparenze, la conciliazione tra Ferdinando II e le due città, bombardate quattro anni prima, apparve così piena e sincera, che Odillon Barrôt, presente a tutte quelle baldorie, potè scrivere enfaticamente a un giornale francese: "''Spectacle sublime! c’est la plus eclatante réconciliation du légitime souverain avec son peuple''!„<ref name=p68>Qualche altro particolare della dimora del re a Messina può leggersi in una pubblicazione dal titolo: ''Viaggio di S. M. il re delle due {{Pt|Si-|}}''</ref>
36 486

contributi