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Quando Galileo ebbe scoperto i satelliti di Giove, e nell’aprile del 1611 trovò i tempi delle loro conversioni, non tardò molto ad affacciarsi alla sua mente il pensiero di trarre profitto dagli ecchissi di quei pianeti per risolvere un problema del quale le grandi navigazioni, dovute alle nuove scoperte geografiche, avevano accresciuto in modo particolare l’importanza. Vogliamo con questo alludere alla determinazione della longitudine in mare: quesito tentato per l’innanzi tante volte senza alcun frutto, e di cui il Nostro già prima del 7 settembre 1612 si credette d’esser venuto a capo, poichè sotto questa data il governo toscano offriva il trovato di lui al Re di Spagna<ref>Vedi ampiamente narrati i particolari delle trattative tenute da {{Sc|Galileo}} col governo spagnuolo a proposito del suo trovato, così nel 1612 come negli anni appresso, nei ''Nuovi Studi Galileiani'' per {{Sc|Antonio Favaro}}, Venezia, 1891, pag. 101-148.</ref>.
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Quando Galileo ebbe scoperto i satelliti di Giove, e nell’aprile del 1611 trovò i tempi delle loro conversioni, non tardò molto ad affacciarsi alla sua mente il pensiero di trarre profitto dagli ecclissi di quei pianeti per risolvere un problema del quale le grandi navigazioni, dovute alle nuove scoperte geografiche, avevano accresciuto in modo particolare l’importanza. Vogliamo con questo alludere alla determinazione della longitudine in mare: quesito tentato per l’innanzi tante volte senza alcun frutto, e di cui il Nostro già prima del 7 settembre 1612 si credette d’esser venuto a capo, poichè sotto questa data il governo toscano offriva il trovato di lui al Re di Spagna<ref>Vedi ampiamente narrati i particolari delle trattative tenute da {{Sc|Galileo}} col governo spagnuolo a proposito del suo trovato, così nel 1612 come negli anni appresso, nei ''Nuovi Studi Galileiani'' per {{Sc|Antonio Favaro}}, Venezia, 1891, pag. 101-148.</ref>.
   
 
Occasione a tale offerta fu la domanda presentata sul finire del giugno 1612 dal governo di Madrid al Granduca Cosimo II, che tenesse armati e facesse navigare, per sicurtà contro i corsari, certi galeoni i quali galleggiavano inoperosi nel porto di Livorno. Il Granduca si mostrava disposto ad annuire a siffatta richiesta: domandava però in contraccambio alcuni privilegi attinenti al commercio con l’Indie; e per muovere tanto più il governo spagnuolo a concederli, proponeva anche «di fare rimostrare ed insegnare costì il modo del misurare la longitudine a qualsivoglia ora della notte e quasi tutto il tempo dell’anno; che coloro che s’intendono della navigazione, affermano che questo importi infinitamente al servizio del Re per tutta la navigazione delle Indie»<ref>Minuta di lettera di {{Sc|Belisario Vinta}} a {{Sc|Orso d’Elci}}, da Firenze, 7 settembre 1612, nell’Archivio di Stato in Firenze, Filza Medicea 4948.</ref>. La nota con cui il governo toscano commetteva al proprio ambasciatore a Madrid, conte Orso d’Elei, d’offrire al Re il trovato di Galileo, fu stesa da Galileo stesso: che scritta di suo pugno ce ne fu conservata la minuta nell’Archivio Fiorentino
 
Occasione a tale offerta fu la domanda presentata sul finire del giugno 1612 dal governo di Madrid al Granduca Cosimo II, che tenesse armati e facesse navigare, per sicurtà contro i corsari, certi galeoni i quali galleggiavano inoperosi nel porto di Livorno. Il Granduca si mostrava disposto ad annuire a siffatta richiesta: domandava però in contraccambio alcuni privilegi attinenti al commercio con l’Indie; e per muovere tanto più il governo spagnuolo a concederli, proponeva anche «di fare rimostrare ed insegnare costì il modo del misurare la longitudine a qualsivoglia ora della notte e quasi tutto il tempo dell’anno; che coloro che s’intendono della navigazione, affermano che questo importi infinitamente al servizio del Re per tutta la navigazione delle Indie»<ref>Minuta di lettera di {{Sc|Belisario Vinta}} a {{Sc|Orso d’Elci}}, da Firenze, 7 settembre 1612, nell’Archivio di Stato in Firenze, Filza Medicea 4948.</ref>. La nota con cui il governo toscano commetteva al proprio ambasciatore a Madrid, conte Orso d’Elei, d’offrire al Re il trovato di Galileo, fu stesa da Galileo stesso: che scritta di suo pugno ce ne fu conservata la minuta nell’Archivio Fiorentino