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A chi va -pel mondo ne accascano delle buone e delle cattive; e questo è stato il mio caso stamattina.
 
A chi va -pel mondo ne accascano delle buone e delle cattive; e questo è stato il mio caso stamattina.
   
Lasciando Asti (<ref>Cittá della Gallia cisalpina, che dá nome ad una bella provincia chiamata l’Astigiana.</ref>) al sorgere del sole, non ebbi fatte due miglia, che la freschezza dell’atmosfera mi fece scendere del calesso invitandomi a camminare un poco a piede. Non si può dire il gusto che m’avevo andando cosí passo passo lungo un sentiero che fiancheggia la strada maestra. Queste basse collinette dell’Astigiana nolla cedono in bellezza alle piú belle che mai poeti e romanzieri s’abbiano sognate. Alberi fronzutissimi d’ogni banda, cespugli d’avellane, siepi di rose silvestri, macchie di fraganti fiordispini, e praticelli e poggetti coperti d’erbe e di fiorellini d’ogni fatta, e campi ondeggianti di verdi spiche, e vigneti e boscaglie e siepi di mortelle frequentate da infiniti uccelletti, che gorgheggiano e cinguettano i loro innocenti amori in mille maniere di musica, fanno lungo quella via, che ho trascorsa pur ora, un molto soave incanto ai sensi d’un viaggiatore. E non voglio lasciar nella penna certi visi semplicemente giocondi e sorridenti di certe villanelle tarchiatotte, che, con canestri al braccio o in capo, se ne venivano verso questo Moncalvo al mercato e che, a misura che andavo incontrandole, piegavano gentilmente le ginocchia a quel po’ di gallone che ho sull’abito. Il vetturino, rallegrato anch’esso dalla dolcezza mattutina che l’intorniava, se ne veniva oltre pian piano, cantando, sto per dire come un cucco rauco, certi suoi strambotti in lingua
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Lasciando Asti (<ref>Cittá della Gallia cisalpina, che dá nome ad una bella provincia chiamata l’Astigiana.</ref>) al sorgere del sole, non ebbi fatte due miglia, che la freschezza dell’atmosfera mi fece scendere del calesso invitandomi a camminare un poco a piede. Non si può dire il gusto che m’avevo andando cosí passo passo lungo un sentiero che fiancheggia la strada maestra. Queste basse collinette dell’Astigiana nolla cedono in bellezza alle piú belle che mai poeti e romanzieri s’abbiano sognate. Alberi fronzutissimi d’ogni banda, cespugli d’avellane, siepi di rose silvestri, macchie di fraganti fiordispini, e praticelli e poggetti coperti d’erbe e di fiorellini d’ogni fatta, e campi ondeggianti di verdi spiche, e vigneti e boscaglie e siepi di mortelle frequentate da infiniti uccelletti, che gorgheggiano e cinguettano i loro innocenti amori in mille maniere di musica, fanno lungo quella via, che ho trascorsa pur ora, un molto soave incanto ai sensi d’un viaggiatore. E non voglio lasciar nella penna certi visi semplicemente giocondi e sorridenti di certe villanelle tarchiatotte, che, con canestri al braccio o in capo, se ne venivano verso questo Moncalvo al mercato e che, a misura che andavo incontrandole, piegavano gentilmente le ginocchia a quel po’ di gallone che ho sull’abito. Il vetturino, rallegrato anch’esso dalla dolcezza mattutina che l’intorniava, se ne veniva oltre pian piano, cantando, sto per dire come un cucco rauco, certi suoi strambotti in lingua