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Nelle ''Reminescenze della propria vita'' di {{AutoreCitato|Lodovico Sauli d'Igliano|Lodovico Sauli d’Igliano}}, il piemontese e subalpinissimo diplomatico di Carlo Alberto, si può leggero a pag. 263 del 1° volume, edizione Albrighi, un gentile aneddoto, relativo al tempo in cui il Sauli era impiegato alla Prefettura, — Prefettura allora napoleonica, — di Torino.
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Nelle ''Reminescenze della propria vita'' di {{AutoreCitato|Lodovico Sauli d'Igliano|Lodovico Sauli d’Igliano}}, il piemontese e subalpinissimo diplomatico di Carlo Alberto, si può leggere a pag. 263 del 1° volume, edizione Albrighi, un gentile aneddoto, relativo al tempo in cui il Sauli era impiegato alla Prefettura, — Prefettura allora napoleonica, — di Torino.
   
 
Ecco l’aneddoto:
 
Ecco l’aneddoto:
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La moglie o le due figlie lo «correggevano» e sottoponevano a rigorosa censura preventiva tutti i suoi scritti. Un giorno la moglie tornò a casa indignala contro di lui: il predicatore della comunità aveva detto, che Mark Twain, in una novella, aveva usato delle parole scorrette. «Delle parole scorrette!» Mark Twain, nella seconda edizione, ripulì lo scritto, o lo rese presentabile al pubblico «come si dove». L’opera sua più sincera e più bella, «Huckleberry Finn», Mark Tvain la dovette scrivere nei ritagli di tempo, nelle ore bruciate: o tenerla a lungo nascosta. Oggi, appena in questo suo libro possiamo trovare qualche traccia, timida, del vero pensiero di Mark Twain, che spunta dietro il suo «io ufficiale», ortodosso, conformista, americano. Scorrete, nel ''Corriere dei Piccoli'', le avventure del marito di Petronilla, continuamente «corretto» dalla consorte: è press’a poco la storia di Mark Twain, in più le busse. Le donne di casa dello scrittore esigevano da lui questo: ch’egli non le ledesse, coi suoi scritti, nelle loro relazioni sociali. Riducevano tutto il suo umorismo allo «Standard» della borghesia di Elmira, la città in cui avevano residenza. Ciò che poteva offendere la borghesia di Elmira, cancellato. Esse rappresentavano in questa loro severa funzione censoria, il gusto del gran pubblico americano, delle masse che compravano e pagavano le opere di Mark Twain: lo scrittore lo capiva, e si sottometteva. L’America: una cosa terribile! L’«inesorabile e spregiudicato scrittore» piegava.
 
La moglie o le due figlie lo «correggevano» e sottoponevano a rigorosa censura preventiva tutti i suoi scritti. Un giorno la moglie tornò a casa indignala contro di lui: il predicatore della comunità aveva detto, che Mark Twain, in una novella, aveva usato delle parole scorrette. «Delle parole scorrette!» Mark Twain, nella seconda edizione, ripulì lo scritto, o lo rese presentabile al pubblico «come si dove». L’opera sua più sincera e più bella, «Huckleberry Finn», Mark Tvain la dovette scrivere nei ritagli di tempo, nelle ore bruciate: o tenerla a lungo nascosta. Oggi, appena in questo suo libro possiamo trovare qualche traccia, timida, del vero pensiero di Mark Twain, che spunta dietro il suo «io ufficiale», ortodosso, conformista, americano. Scorrete, nel ''Corriere dei Piccoli'', le avventure del marito di Petronilla, continuamente «corretto» dalla consorte: è press’a poco la storia di Mark Twain, in più le busse. Le donne di casa dello scrittore esigevano da lui questo: ch’egli non le ledesse, coi suoi scritti, nelle loro relazioni sociali. Riducevano tutto il suo umorismo allo «Standard» della borghesia di Elmira, la città in cui avevano residenza. Ciò che poteva offendere la borghesia di Elmira, cancellato. Esse rappresentavano in questa loro severa funzione censoria, il gusto del gran pubblico americano, delle masse che compravano e pagavano le opere di Mark Twain: lo scrittore lo capiva, e si sottometteva. L’America: una cosa terribile! L’«inesorabile e spregiudicato scrittore» piegava.
   
Per comprendere tutta la superiorità intellettuale dell’antico regime sulla democrazia, o in genere, della vecchia cultura europea sulla nuova forma di civiltà che dall’America invade, a poco por volta, anche l’Europa, bisogna ricordare ohe, mentre Mark Twain scriveva di nascosto «Huckleberry Finn», {{AutoreCitato|Anatole France|Anatole France}} si recava, ogni giorno, a lavorare in una stanza, preparatagli nell’appartamentino della sua governante-amante: e che il marito legittimo di costei ero precisamente l’incaricato di vegliare alla tranquillità del Maestro, e gli preparava il pennino nuovo infilato ncll’asticciola, l’inchiostro nel calamaio, le cartelle di nitida carta disposte a quel tal modo sulla scrivania; o che tutta l’Europa elegante e colta conosceva perfettamente queste cose, e le trovava di molto buon gusto, una prova della vecchia sopravvivente gentilezza francese.
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Per comprendere tutta la superiorità intellettuale dell’antico regime sulla democrazia, o in genere, della vecchia cultura europea sulla nuova forma di civiltà che dall’America invade, a poco por volta, anche l’Europa, bisogna ricordare ohe, mentre Mark Twain scriveva di nascosto «Huckleberry Finn», {{AutoreCitato|Anatole France|Anatole France}} si recava, ogni giorno, a lavorare in una stanza, preparatagli nell’appartamentino della sua governante-amante: e che il marito legittimo di costei ero precisamente l’incaricato di vegliare alla tranquillità del Maestro, e gli preparava il pennino nuovo infilato nell’asticciola, l’inchiostro nel calamaio, le cartelle di nitida carta disposte a quel tal modo sulla scrivania; o che tutta l’Europa elegante e colta conosceva perfettamente queste cose, e le trovava di molto buon gusto, una prova della vecchia sopravvivente gentilezza francese.
   
 
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Uu segno commovente del nostro provincialismo letterario è dato dal conto assiduo o diligentissimo che le nostre riviste bibliografiche tengono, di ciò che ni stampa all’estero su di noi. Di tutto ciò che si stampa, anche doi trafiletti, audio dello «poche righe». Anche dei por finire.
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Uu segno commovente del nostro provincialismo letterario è dato dal conto assiduo o diligentissimo che le nostre riviste bibliografiche tengono, di ciò che si stampa all’estero su di noi. Di tutto ciò che si stampa: anche dei trafiletti, anche delle «poche righe». Anche dei per finire.
   
Così, noi siamo informati puntualmente che il Zofìnge’r Tageb/att e la Nfuc Aargauer Zrituny hanno pubblicato, in data tale, un articolo su D’Annunzio; che VEpoque Nouvellc di Bruxelles si è occupata dell’attività letterario di Ardongo Soffici (come a dire, un articolo di memorie sismologiche su un vulcano ormai spento ); che il signor Vaudoyer ampiamente contò sull’Acro de Pari» di alcune recenti opere critiche francesi (udito, udite!) sull’arto italiana, che il nominato Senor Don Gustavo Abril ai ò occupato di Pirandello sul notissimo o importantissimo periodico El Noticirru Se villano; che il Wiudoinoni Liter ahi r di una c’ttà qualunque, lassù in Polonia, ha pubblicato un profilo di Marino Moretti; che VAdcverni di Bucarest parla — finalmente! — del teatro di Carlo Goldoni; che un simpatico trafiletto è dedicato alla memoria di Giacomo Boni sulle Jth emise h-Westfàlische Zeitxìng di Essen, in data (precisiamo ben tutto!) del 21 luglio u. s. E così via: basta prendere tra mani anche l’ultimo numero dcWllalia che scrive.
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Così, noi siamo informati puntualmente che il ''Zofinger Tageblatt'' e la ''Neue {{??|Aargauer}} Zeitung'' hanno pubblicato, in data tale, un articolo su {{AutoreCitato|Gabriele D'Annunzio|D’Annunzio}}; che l’''Epoque Nouvelle'' di Bruxelles si è occupata dell’attività letterario di {{AutoreCitato|Ardengo Soffici|Ardengo Soffici}} (come a dire, un articolo di memorie sismologiche su un vulcano ormai spento); che il signor Vandoyer ampiamente contò sull’''Echo de Paris'' di alcune recenti opere critiche francesi (udite, udite!) sull’arte italiana, che il nominato Senor Don Gustavo Abril si è occupato di Pirandello sul notissimo o importantissimo periodico ''El Noticiero Sevillano''; che il ''{{??|Windomosei}} Literakie'' di una città qualunque, lassù in Polonia, ha pubblicato un profilo di {{AutoreCitato|Marino Moretti|Marino Moretti}}; che l’''Adeverul'' di Bucarest parla — finalmente! — del teatro di {{AutoreCitato|Carlo Goldoni|Carlo Goldoni}}; che un simpatico trafiletto è dedicato alla memoria di {{AutoreCitato|Giacomo Boni|Giacomo Boni}} sulle ''Rheinisch-Westfalische Zeitung'' di Essen, in data (precisiamo ben tutto!) del 21 luglio u. s. E così via: basta prendere tra mani anche l’ultimo numero dell’''Italia che scrive''.
   
 
Ora, io non so se il veder lì, scritto, stampato, ancora una volta, il proprio nome, con l’aggiunta che di questo nome si è occupato il tal signore a Varsavia o a Siviglia, faccia piacere a Soffici, a Moretti: e forse farà piacere. Ma noi, poveri lettori, ma io, che ahimè! non sono nominato mai da nessun giornale straniero e perciò non vedo rimbalzato il mio nome nello apposite rubriche dello rivisto italiane, provo un senso di malinconia. Prima di tutto, mi fa pena, ma sì: imperialisti spirituali lo siamo un pò lutti! mi fa pena constatare o contare quanta poca gento ci sia, fuori d’Italia, che ritiene la letteratura moderna italiana degna di lettura e di studio: perchè, se quella rubrica vuole essere un censimento, oh, che magro censimento che ne vien fuori! E poi, mi dà pena anche maggiore quel vedere della brava gente che raccoglie con tanto impegno tutte le voci, e fin tutti i fiati, che i critici stranieri degnano di emettere sulle cose nostre; o quel distendere per benino anche i nomi di giornali che non hanno importanza nessunissima, e quelle réclame fatte gratis a chissà quale trinciaparole di Siviglia o di Bucarest, solo perchè questi si è accorto che esiste Pirandello e che esistito Goldoni, e no dà parte ai sivigliani o ai levantini di Bucarest...
Ora, io non so se il veder lì, scritto, stampato, ancora ima volta, il proprio nome, con l’aggiunta che di questo nome si ò occupalo il tal signore a Varsavia o a’Siviglia, faccia piacer© a Soffici, a Moretti: e forso farà piacere.
 
   
 
Tutto ciò e molto goffo; ripeto, molto provinciale. Ho un bel cercare: ma non trovo una sola rassegna francese che curi, con altrettanta pedanteria, la raccolta di notizie su tutto ciò che si stampa pel mondo, a proposito della letteratura francese. Non ce n’è una, io credo. Ce l’avrebbero, il loro daffare! E poi, non vogliono neppur parere di occuparsene tanto. E hanno ragione.
Ma noi, poveri lettori, ma io, che ahimè! non sono nominato mai da nessun giornale straniero o perciò non vedo rimbalzato il mio nomo nello apposite rubriche dello rivisto italiane, provo uu senso di malinconia. Prima di tutto, mi fa pena, nm sì: imperialisti spirituali lo siamo un pò lutti! mi fa pena constatare o contare quanta j>ocn gonto ci sia, fuori d’Italia, che ritiene la letteratura moderna italiana degna di lettura e di studio: perchè, Be quella rubrica vuole essere un censimento, oh, che magro oen8imento che no view fuori! E poi, mi dà pena anche maggiore quel vedere della brava gente che raccoglie con tanto impegno tutte le voci, 0 fin tutti i fiati, che i critici stranieri degnano di emettere Bulle cose nostro; o quel distender? per benino anche i nomi di giornali che non limino importanza nessunissima.
 
   
 
A proposito della ''Rheinisch-Westfalische Zeitung'', quella che a tutti noi italiani ci ha fatto il così grande onore di occupasi, con un trafiletto, di Giacomo Boni, ricordo una visita che feci alla sua redazione, nella primavera del ’23, ai tempi della Ruhr.
u quelle reclaim* fatte grutiB a chiwà quale Ininciaparolc di Siviglia o di Bucarest, solo perchè questi si è accorto che esiste Pirandello e che «esistito Goldoni, o no dà parto ai sivigliani o ai levantini di Bucarest...
 
   
 
La ''R. W. Zeitung'' è un grosso giornale di provincia, impiantato enormemente bene, come tutti i giornali di provincia tedeschi, in un edificio proprio; tipografia modernissima, non so quante linotypes, supplementi illustrati splendidi, inserzioni a non finire. In compenso — naturale e necessario compenso — povertà assoluta d’idee, notiziario ridicolo, articoli pedanteschi e solenni, tutta la desolazione spirituale della stampa provinciale di Germania. E ogni giorno, il ''Feuilleton'', il celebro ''Feuilleton'' di tutti i giornali di Germania: quella parte inferiore della prima o seconda pagina, quel pian terreno, riservato alla bellettristica locale: ''Theater and Kunst'', la novella domenicale, il resoconto del viaggio dell’ingegnoso andato in Turchia o del commesso viaggiatore al Brasile, tutta una rubrica stitica e cachettica, che costituisco il più grande disonore del giornalismo tedesco: una specie di rubrica «Giornali e rivisto» nostrane, ma con molte più pretese, e molto più pesante.
Tutto ciò c molto goffo; ripeto, molto pròvincialc.
 
   
 
Vado dunque alla ''R. W. Zeitung'', per avere non so che informazione. Ero capitato fuori d’ora; del corpo di redazione — ''Redaktions stab!'' — non c’era ancora nessuno. Solo un signore mi fece entrare nel suo studio, messo come non c’è uguale credo, in nessuna redazione italiana: certi caloriferi, ancora nel mese di Marzo! ''Bitte Platz nehmen'', si accomodi, si accomodi, inchini reciproci, ''Herr Kollege'' di qua, ''Herr Kollege'' di . Stette a sentire con grande attenzione la mia richiesta di informazioni. Ma poi dovette dirmi che lui non poteva servirmi in niente.
Ho uu bel cercare -, ma non trovo una sola rassegna francese che curi, oon altrettanta (danteria, la raceo’ta di notizie bu tutto ciò che si stampa poi mondo, a proposito dolio letteratura francese. Non cc n’è una, io credo. Co?,avrebbero, il loro daffare 1 E poi, non vogliono noppur parere di occuparsene tanto. E hanno ragione.
 
   
 
— Ma scusi, non fa lei parte della redazione?
A proposito della II heinisch -W estfdii sche. Zeituny, quella che a tutti noi italiani oi ha fatto il così grande onore di occupami, oon un trafiletto, Hi Giacomo Foni, ricordo una vàita che feci alla sua redazione, nella primavera del ’23, ai tempi della Ruhr.
 
   
 
, sì, signor collega: ma vede, io ho la responsabilità del solo ''Feuilleton''. Io dirigo la parte letteraria della ''Rheinische und Vestfalische Zeitung'': rispondo soltanto di quella: è la mia competenza. Io sono specializzato nel ''Feuilleton'', e firmo soltanto per la gerenza del ''Feuilleton''...
La II. IF. Zfitting c un grosso giornale di provincia, impiantato enormemente bene, oomo tutti i giornali di provincia tedeschi, in un. odi/!(io proprio; tipografìa modernissima, non io quanto linotypes, supplementi illustrati splendidi, inserzioni a non finire. In compenso — naturale e necessario compenso — povortà assoluta d’idcc, notiziario ridicolo, articoli pedante, scili c solenni, tutta la desolazione spirituale della stampa provinciale di Germania. E ogni giorno, il Feuilleton, il celebro Feuilleton di tutti i giornali di Germania; quella parto inferiore della prima o seconda pagina, quel pian terreno, riservato alla bellcttristica locale:
 
   
 
Si metteva la mano aperta sul petto, come per attestare la sua fedeltà nibelungica alla causa dello belle lettere renano-westfaliote. Io lo piantai. Per scegliere i pezzi che dovevano essere inseriti in quei quattro e quattro otto mezzanini del suo giornale, questa specie di tonno se ne andava in Redazione alle due, o ci stava tutto il pomeriggio, e aveva uno studio come quello!
Theater and Kunst, la novella domenicale, il resoconto del viaggio dciriiigognorc andato in Turchia o del commesso viaggiatore al Brasile, tutta una rubrica stitica o cachettica, che costituisco il più grande disonore del giornalismo tedesco:
 
   
 
Ora, egli continuerà a curare il suo ''Feuilleton'', o ad essere responsabile della parte letteraria della ''R. W. Zeitung'', l’altro giorno ha stillato quattro righe per Boni, con le solite quattro frasi; o por questa sua azione memoranda, una rivista bibliografica italiana ha subito citato il suo nome, il nome del suo giornale, le dato esatte della sua bravura giornalistica...
una specie di rubrica «Giornali © rivisto»
 
   
 
No: tutto ciò è scemo. E’ più scemo ancora del ''Feuilleton'' delle ''Rhenische-Westfalische Zeitung''.
nostrane, ma con molto più protese, e molto più pesante.
 
   
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Vado dunque alla II. W. Zeitung, por avere uon so che iti formazione. Ero capitato fuori d’ora; del oorpo di redazione — ltedaktions stabi — non c’ora ancora nessuno. Solo un aignoro mi fece entrare nel suo studio, messo come non c’è uguale credo, in nessuna redazione italiana: certi caloriferi, ancora nel mese di Marzo! llitte Platz neh vidi, si accomodi, si accomodi, inchini reciproci, 7/«rr Kollcge di qua, llerr E allege di li. Stette a sentire con grande attenzione la mia richiesta di informazioni.
 
   
 
Sento parlare del «problema dello stile».
Ma pòi dovette dirmi che lui non poteva servirmi in niente.
 
 
— Ma sou», uon fa lei parto della redazione?
 
 
SI, sì, signor collega: ma vedo, io ho la responsabilità del solo Feuilleton. Io dirigo la parte letteraria della Jlheinischc und Vestfalische Zeitung. rispondo soltanto di quella:
 
 
ò la mia competenza. Io sono specializzato nel Feuilleton, o firmo soltanto per la gerenza del Feuilleton...
 
 
Si metteva la mano aperta sul petto, come por attestare la sua fedeltà nibelungica alla causa dello belle lettere renano-weetfalioho. Io lo piantai. Per scegliere i pezzi che dovevano essere inseriti in quei quattro e quattro otto mezzanini del suo giornale, questa specie di tonno se no andava in jtedaziono alle due, o ci stava tutto il pomeriggio, © aveva uno studio corno quello!
 
 
Ora, egli continuerà a curaro il suo Feuilleton, o ad essere responsabile della parto letteraria dolla II. V. Zeitung-, l’altro giorno ha stillato quattro righe per Boni, con le oolite quattro frasi; o por questa sua azione memoranda, una rivista bibliografica italiana ha subito citato il suo nome, il nome del suo giornale, le dato esatte dollu sua bravura giornalistica...
 
 
No: tutto ciò è scemo. E’ più scorno ancora del Feuilleton delle li heinisch e - W estfalische Zeitung.
 
 
*» * Sento parlare del «problema dello stilo».
 
   
 
Io credo che chi concepisce lo stile come problema sia perduto.
 
Io credo che chi concepisce lo stile come problema sia perduto.
   
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«* * L’amico Zauotti-Bianco bta curando — mi di.
 
   
cono — una nuova edizione dei discorsi politici del senatore Giustino Fortunato buI «Mezzogiorno e lo Stato Italiano» I due volumi, dati fuori nel 1911, sono ormai rari: o Zanotti ha un grande merito: quello di aver indotto il nostro carissimo Don Giustino olla ristampa, o di aver superate tutte lo difficoltà, tutte le obiezioni, tutti i veti improvvisi, che lo Btesso don Giustino volle avanzare per le qualità dello carte,.per il tipo dei caratteri, per tutte le particolarità tecniche circo lo quali egli è particolarmente viziato.
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L’amico Zanotti-Bianco sta curando — mi dicono — una nuova edizione dei discorsi politici del senatore Giustino Fortunato sul «Mezzogiorno e lo Stato Italiano» I due volumi, dati fuori nel 1911, sono ormai rari: o Zanotti ha un grande merito: quello di aver indotto il nostro carissimo Don Giustino olla ristampa, o di aver superate tutte lo difficoltà, tutte le obiezioni, tutti i veti improvvisi, che lo Btesso don Giustino volle avanzare per le qualità dello carte,.per il tipo dei caratteri, per tutte le particolarità tecniche circo lo quali egli è particolarmente viziato.
   
 
èia se la ristampa dei due volumi di discorsi politici sarà cosa buona, io vagheggoroi, per fare avvicinare il pensiero o gli ocritti del senatore h ori unalo ad un pubblico più vasto, una cosa che non esito a chiamare eccellente.
 
èia se la ristampa dei due volumi di discorsi politici sarà cosa buona, io vagheggoroi, per fare avvicinare il pensiero o gli ocritti del senatore h ori unalo ad un pubblico più vasto, una cosa che non esito a chiamare eccellente.
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