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{{Pt|nesse|ottenesse}} madonna Orsola per moglie da condur costì per compagnia di detta Livia che dicevate esser sana et in cervello. Alli 9 di novembre mi avvisate la morte di questa povera figliola seguita sino alli 9 di settembre et dite che è stata inferma sette mesi. Da maggio a settembre non numero sette mesi. Dite tisica; li nostri medici dicono che li tisici non muoiono in cinque o sei mesi. Dite che vi fu dubio de fattuccierie vecchie; perchè non nuove? Che non vi sia ipocrito tanto sfacciato, che mi tenga così coglione di darmi ad intendere queste novelle. Guardimi Dio da que’ vostri frati tanto intelligenti de spiriti, che non intendono il vostro. Livia è morta, ne può più dir la sua ragione et so che sarà morta innocente. La sua sorte portò la sua causa et conforme alla giustizia sua la vendichi. Vi dico bene che non ho sentito morte più al vivo di questa et tanto più quando scrivete tisica, havendovi pregato che mutaste stanza. Ma dico che questo non fu cena per voi. Tutte sono mercantie, gl’huomini de negotii s’apigliano al tutto, purchè arrivino alli loro interessi. Tronco questi discorsi che mi tiranano in infinito et pregandovi da Dio le consolationi che meritate et che date ad altri, vi lascio con li vostri pensieri. Ponzone, li 22 dicembre 1638. Già vostro zio Lelio Mornici<ref>Archivio di Casa Mornico.</ref>.
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<section begin="s1" />{{Pt|nesse|ottenesse}} madonna Orsola per moglie da condur costì per compagnia di detta Livia che dicevate esser sana et in cervello. Alli 9 di novembre mi avvisate la morte di questa povera figliola seguita sino alli 9 di settembre et dite che è stata inferma sette mesi. Da maggio a settembre non numero sette mesi. Dite tisica; li nostri medici dicono che li tisici non muoiono in cinque o sei mesi. Dite che vi fu dubio de fattuccierie vecchie; perchè non nuove? Che non vi sia ipocrito tanto sfacciato, che mi tenga così coglione di darmi ad intendere queste novelle. Guardimi Dio da que’ vostri frati tanto intelligenti de spiriti, che non intendono il vostro. Livia è morta, ne può più dir la sua ragione et so che sarà morta innocente. La sua sorte portò la sua causa et conforme alla giustizia sua la vendichi. Vi dico bene che non ho sentito morte più al vivo di questa et tanto più quando scrivete tisica, havendovi pregato che mutaste stanza. Ma dico che questo non fu cena per voi. Tutte sono mercantie, gl’huomini de negotii s’apigliano al tutto, purchè arrivino alli loro interessi. Tronco questi discorsi che mi tiranano in infinito et pregandovi da Dio le consolationi che meritate et che date ad altri, vi lascio con li vostri pensieri. Ponzone, li 22 dicembre 1638. Già vostro zio Lelio Mornici<ref>Archivio di Casa Mornico.</ref>.<section end="s1" />
   
   
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Giovanni Battista Fumeo di Regoledo, pittore. Ha dipinto l’ancona nell’oratorio del Portone presso Parlasco, rappresentante la Beata Vergine, ed ha eseguito le quattro pitture ad olio nella chiesa di Gitana, raffiguranti l’Annunciazione, l’incontro di Anna, la Risurrezione e lo Sposalizio sul quale è scritto: ''Opus. Io. Bap. Fumei MDCXXVI.''
 
Giovanni Battista Fumeo di Regoledo, pittore. Ha dipinto l’ancona nell’oratorio del Portone presso Parlasco, rappresentante la Beata Vergine, ed ha eseguito le quattro pitture ad olio nella chiesa di Gitana, raffiguranti l’Annunciazione, l’incontro di Anna, la Risurrezione e lo Sposalizio sul quale è scritto: ''Opus. Io. Bap. Fumei MDCXXVI.''
   
Attesa la rinunzia dell’incaricato d’affari presso la corte di Madrid Francesco Bescapè, fu nominato a tale impiego, dal tribunale di provvisione, con lettera 29 febbraio 1624, Giovanni Paolo Mazza di Varenna. La sua agenzia durò fino al 1639. Dopo il Mazza rimase in Ispagna perchè la città, sotto li 10 febbraio 1640, gli concesse un anno di salario col titolo perpetuo dì agente, in rimunerazione dei buoni servigi resi alla medesima. A proposito della Famiglia Mazza che si era recata in Ispagna, possediamo uno strumento notarile del Dott. Cesare Locatelli in data 5 novembre 1663, che non è completo però secondo una memoria storica sulla famiglia Mazza che si conserva nell’archivio di Stato e di cui abbiamo fatto cenno a pag. 200, questo processo sarebbe stato formato dal podestà di Varenna e rimesso a Madrid a favore di Don Giuseppe Mazza per ottenere da sua maestà cattolica di essere insignito dell’abito della croce di S. Jago.
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Attesa la rinunzia dell’incaricato d’affari presso la corte di Madrid Francesco Bescapè, fu nominato a tale impiego, dal tribunale di provvisione, con lettera 29 febbraio 1624, Giovanni Paolo Mazza di Varenna. La sua agenzia durò fino al 1639. Dopo il Mazza rimase in Ispagna perchè la città, sotto li 10 febbraio 1640, gli concesse un anno di salario col titolo perpetuo dì agente, in rimunerazione dei buoni servigi resi alla medesima. A proposito della Famiglia Mazza che si era recata in Ispagna, possediamo uno strumento notarile del Dott. Cesare Locatelli in data 5 novembre 1663, che non è completo però secondo una memoria storica sulla famiglia Mazza che si conserva nell’archivio di Stato e di cui abbiamo fatto cenno a pag. 200, questo processo sarebbe stato formato dal podestà di Varenna e rimesso a Madrid a favore di Don Giuseppe Mazza per ottenere da sua maestà cattolica di essere insignito dell’abito della croce di S. Jago.<section end="s2" />
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