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</div><section end=15-09-2019 />
 
== 22 settembre ==
<section begin=22-09-2019 />
{{Testo|La Donna e il suo nuovo cammino}}
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Signori, Signore, gentili Consocie,
 
Quando fui nominata alla presidenza della sezione insegnamento del Lyceum Romano confesso che, dopo aver esitato alquanto ad accettare, mi domandai quale contributo avrei potuto portare in un campo apparentemente quasi estraneo ai miei studi letterari ed artistici. Una breve meditazione sul significato stesso della parola: ''insegnamento'' valse a indicarmene la direttiva e a darmi l’entusiasmo sempre necessario a mettere in pratica anche la più umile idea. Non abbraccia forse tale parola dal latino ''in-signis'', il vasto senso di segnalare, di dar cognizione, e, in senso figurato, d’insegna e di bandiera? La turba degli ignavi infernali, tra i lividi riflessi della palude persegue invano l’insegna non conosciuta nella vita:
<poem style="margin-left:0">{{smaller|Ed io che, riguardai vidi un’insegna
che girando correva tanto ratta
che d’ogni posa mi pareva indegna.
 
E dietro le veniva si lunga tratta
di gente, ch’io non avrei mai creduto
che morte tanta n’avesse disfatta.}}</poem></div>
 
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</div><section end=22-09-2019 />
 
== 29 settembre ==
<section begin=29-09-2019 />
{{Testo|Lettere d'una viaggiatrice}}
 
[[File:Photo of Matilde Serao.jpg|70px|right|link=Autore:Matilde Serao]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Non ripetete, amica carissima, il verso malinconico di una romanza, dove Francesco Paolo Tosti ha malinconicamente versato la sentimentalità della sua anima musicale: ''Partir... c’est mourir un peu!'' Pensate semplicemente e quietamente a questo verso, senza mettervi la tenerezza poetica, umile e sincera di cui ribocca il vostro cuore ignoto alle genti, non ignoto a me; e nella fredda analisi, voi troverete che, sì, è vero, partire significa morire un poco, ma che noi moriamo, ogni giorno, un poco di più, sempre più, anche stando fermi, coi piedi sempre sul medesimo mattone e gli occhi fissi sulla stessa linea di muro, ove vi sia un libro, una stampa, un quadro, o non altro che il disegno lineare di una carta da parati. È impossibile chiudere la coscienza, se si è veri cristiani, alla voce segreta che vi avverte del cammino costante e sicuro verso la morte, fatto in ogni ora; è impossibile, se si ha intelligenza, chiudere le orecchie mortali alle voci della scienza, che vi parlano delle continue trasformazioni umane, salienti dalla puerizia alla giovinezza e discendenti dalla maturità alla vecchiaia, alla morte. Morire un poco! Noi non facciamo altro, amica, nella nostra vita, spensieratamente o con intima pena, vivacemente o monotonamente; cercando, se abbiamo volontà ed energia, di riempire di azione questo continuo morire un poco; cercando, se abbiamo sentimento e coraggio, di riempire di bontà operosa, questo lento decadimento, acciò che il nostro passaggio non sia stato inutile per gli altri, per noi stessi.</div>
 
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</div><section end=29-09-2019 />
 
== 6 ottobre ==
<section begin=06-10-2019 />
{{Testo|Marocco}}
 
[[File:Portrait of Edmondo De Amicis.jpg|70px|right|link=Autore:Edmondo De Amicis]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Lo stretto di Gibilterra è forse di tutti gli stretti quello che separa più nettamente due paesi più diversi, e questa diversità appare anche maggiore andando a Tangeri da Gibilterra. Qui ferve ancora la vita affrettata, rumorosa e splendida delle città europee; e un viaggiatore di qualunque parte d’Europa sente l’aria della sua patria nella comunanza d’una infinità d’aspetti e di consuetudini. A tre ore di là, il nome del nostro continente suona quasi come un nome favoloso; cristiano significa nemico, la nostra civiltà è ignorata o temuta o derisa; tutto, dai primi fondamenti della vita sociale fino ai più insignificanti particolari della vita privata, è cambiato; e scomparso fin anche ogni indizio della vicinanza d’Europa. S’è in un paese sconosciuto, al quale nulla ci lega e dove tutto ci resta da imparare. Dalla spiaggia si vede ancora la costa europea, ma il cuore se ne sente già smisuratamente lontano, come se quel breve tratto di mare fosse un oceano e quei monti azzurri un’illusione. Nello spazio di tre ore, è seguita intorno a noi una delle più meravigliose trasformazioni a cui si possa assistere sulla terra.</div>
 
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</div><section end=06-10-2019 />
 
== 13 ottobre ==
<section begin=13-10-2019 />
{{Testo|Galateo insegnato alle fanciulle}}
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Mia cara Maria, tu sai quanto io ti ami e desideri di vederti buona, istruita e felice. Io ti diedi la vita fisica: te la alimentai prima col latte, e poi con un cibo salubre e proporzionato alle forze digestive del tuo stomachetto; resi robuste le tue membra, lasciandoti saltare e passeggiare all’aria libera, e, senza stancarti, teco giuocando, t’insegnai a parlare, a leggere, a scrivere, a calcolare, e ti comunicai le più elementari nozioni delle cose. Ora è tempo che più spesso tu ti segga tranquillamente al mio fianco, perchè l’anima tua riceva un più abbondante alimento. Tu avrai fra pochi mesi otto anni; sei sana, robusta, Dio mercè, e puoi benissimo senza danno del tuo fisico, imparare a riflettere, durante alcune ore del giorno, su tutti i tuoi doveri ed a giustamente pensare e sentire. È vero, tu già sai leggere, scrivere; studi la storia sacra, la grammatica, un po’ di geografia e di francese; fai la calza, cuci, ricami. Ciò sta bene, e basta a nutrir per ora il tuo intelletto. Ma il tuo cuoricino ha d’uopo anche esso di qualche pascolo; e di questo appunto, mia cara piccina, intendo ragionarti. Guardami bene in viso, perchè l’anima mia possa nella tua trasfondersi; apri gli occhi della mente, standomi attenta, e proverai, ne sono sicura nell’ascoltarmi, un vero piacere. È d’uopo che tu impari a ben vivere in questa nostra società umana.</div>
 
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[[Galateo insegnato alle fanciulle/Lezione I - Scopo del galateo|<span class="mw-ui-button mw-ui-quiet">Continua a leggere</span>]]
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</div><section end=13-10-2019 />
 
== 20 ottobre ==
<section begin=20-10-2019 />
{{Testo|Giovani}}
 
[[File:Federigo Tozzi.jpg|70px|right|link=Autore:Federigo Tozzi]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Marta e Gertrude avevano la porta allo stesso pianerottolo buio; e la gente sbagliava sempre.
 
Marta era vedova da dieci anni, e Gertrude zitella con i capelli grigi. Stavano lì fin quasi da ragazze; ma si facevano visita soltanto le feste solenni, e poi nessuna di loro entrava più nella casa dell’altra. Anche queste visite erano brevi quanto bastava a parlare del tempo e della salute, e avvenivano la mattina dopo la messa e prima che cominciassero a preparare il pranzo.
 
Marta diceva:
 
— Mi son comprate queste siringhe per le scarpe.
 
— Io avevo bisogno di una sottana meno sporca.
 
— Speriamo che l’anno novo passi meglio!
 
— Speriamo!
 
— A rivederla: io non le do più fastidio.
 
— Poso il libro delle preghiere e vengo a trovare lei.
 
— Vedrà: la mia casa è ancora in disordine.
 
E si lasciavano.</div>
 
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</div><section end=20-10-2019 />
 
== 27 ottobre ==
<section begin=27-10-2019 />
{{Testo|Meditazioni sull'Italia}}
 
[[File:Leo Ferrero.jpg|70px|right|link=Autore:Leo Ferrero]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Non c’è spettacolo in Italia, che mi stupisca più che la dolcezza di tutte le cose visibili. Una luce viola tinge le città di marmo, che spesse mura rivestite d’edera chiudono sulle vette delle colline. Quando non sorgono sull’orizzonte di una pianura selvaggia, quando non si cingono di oliveti come dee nascenti dalle spume marine, queste capitali abbandonate dai Re deposti o dai patrizi impoveriti, rispecchiano nelle acque delle lagune le memorie della loro antica magnificenza.
 
<p>Le donne sono belle, sorridenti e gravi. Il mare stesso sembra offrire alla penisola, per incorniciarla, non so che sogno di lontananza. Ma è certo stabilito dal Destino che gli uomini scontino con delle pene invisibili la voluttà di vivere in un paese fatto di preziose apparenze. Anche per i pochi che lo conoscono è difficile capire come tanti monumenti siano stati eretti da quelli che vorrei chiamare i capimastri delle rovine.</p></div>
 
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</div><section end=27-10-2019 />
 
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