Differenze tra le versioni di "Per lo spiritismo/V"

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La prima è che i più vogliono sperimentare i fenomeni spiritici senza essere menomamente informati della teoria o almeno della fenomenologia spiritica. Gli esperimenti si fanno per verificare le teorie, e le teorie non possono essere verificate che da quelli che le conoscono. Gli sperimentatori sono il più delle volte tanto competenti a giudicar di fenomeni psichici o spiritici, come io a giudicar di un esperimento di chimica. Il generale Gordon (nel giornale ''Psychic Notes'', aprile, 27, 1892, Calcutta), difendendo il medio Eglinton dalla maldicenza degli increduli, diceva già: «Ogni giorno si fa più manifesto che è peggio che inutile il permettere di assistere alle sedute a quelli che non hanno voluto darsi prima il disturbo di imparar un poco della dottrina spiritica. Il primo grido di ognuno che accondiscende a discutere su tale argomento, è: ''fatemi vedere dei fenomeni'', ed ogni consiglio di legger prima dei libri è inascoltato. Ciascuno probabilmente suppone che ''egli'' riuscirà a trovar la chiave del mistero, tanto è profonda e universale questa opinione di sé!» Sopratutto ignorano la solidarietà del fantasma col medio, per la quale sarebbe da leggere, per es., il nono capitolo della ''Monistische Seelenlehre'' del du Prel. Quindi può darsi sia vero ciò che asseriscono gli spiritisti, ossia che i pretesi smascheramenti di Miss Cook e di Bastian siano derivati dal confondere la trasfigurazione del medio colla materializzazione della spirito (o di quel qualunque fluido che volete); dico soltanto ''può darsi'', perchè io non c’ero; per quanto riguarda il Bastian, prima di giudicare bisogna leggere la difesa che ne ha scritto Hellenbach. Così potrà darsi che Allen non fosse un mistificatore, poichè Hall e altri (in Aksákow, p. 160, ss.) dicono aver verificato che, se anche si tengono le mani del medio legate in un fazzoletto, se si ottiene che il così detto spirito suoni il campanello annerito colla fuliggine, le mani del medio si anneriscono. Ma, venendo al medio che ho nominato io, so che qualcuno asserisce, di aver afferrato la mano dell’Eusapia mentre lo toccava nell’oscurità. Io non mi permetto di dubitare della sua asserzione; tanto più che so per prova che, quando i fenomeni si fanno intensi ed essa è in istato subibnotico, non soltanto la sua mano è presa da tremiti convulsi, ma tende chiaramente a sfuggirmi. Lo confessa essa medesima e raccomanda di tenerla salda perchè le ''scappano le mani''. Essa tende a ingannare inconscientemente. Tocca a noi a tenerle le mani, non come in una morsa, facendole male, ma tenendole oltre il polso anche il pollice, come avesse le manette, in modo che l’Eusapia non possa fuggirvi nell’oscurità nè sostituirvi una mano all’altra. Immaginatevi pure di aver a che fare con un prestigiatore abilissimo, e, senza offenderla, prendete, le vostre precauzioni. ''Ma sarete toccati egualmente''.
 
Un’altra causa degli smascheramenti è la prevenzione che i fenonemifenomeni ''non debbono'' esser veri. Ci sono le illusioni prodotte dalla credulità, ma anche quelle prodotte dall’incredulità. Anche gli increduli sono in uno stato di ''attenzione aspettante'', per cui credono di veder ciò che non c’è; se non lo vedono lo indovinano; essi capiscono tutto, essi spiegano tutto. Hanno una tal paura di essere minchionati, che si minchionano da sè stessi; e per evitare l’inverosimile inventano l’impossibile. Che un accademico, il Jobert de Lamballe, ed altri al suo seguito, spiegassero i ''raps'', cioè i picchi degli spiriti sul tavolino, come rumori prodotti dagli scatti del muscolo corto peroneo del medio, lo capivo, perchè essi, non avendo fatto esperimenti, non potevano confrontare un rumore coll’altro, e giudicavano di una chitarra, da una trombetta; che ripeta questa spiegazione lo Sciamanna nella ''Nuova Antologia'', non mi fa stupire, poichè anch’egli confessa di non aver assistito ad esperimenti; ma ciò che mi fa trasecolare più che le apparizioni dei morti è che lo sostengono anche persone che hanno udito picchiare a richiesta ''sul'' tavolo, ''nel'' tavolo, sulle sedie, sulla lucerna e nelle imposte; che hanno udito dei colpi che parevano quelli di un maglio. Egli è vero che hanno pensato anche a questo, perchè un collega dello Zöllner voleva persuaderlo che lo Slade produceva questi colpi colla dinamite. Questo sì, sarebbe da mettere fra i ''pericoli dello spiritismo''! C’è anche un’incredulità incurabile; ci sono di quelli che, come gli animali parlanti del Casti, negherebbero la pioggia, dicendo:
 
:::Scusi Eccellenza, ci ha bagnati il sole!
 
Le stesse cause che producono gli smascheramenti sono quelle che producono i processi. Il processo allo Slade fu fatto ''nell’interesse della scienza'', e la condanna era fondata in parte ''su motivi tratti dal noto corso della natura''.<ref>Vedi la prefazione del Massey alla sua traduzione inglese dello Zöllner.</ref> Dunque il giudizio del tribunale derivava da un pregiudizio: «che il corso noto della natura esclude la possibilità dei fenonemifenomeni medianici; ora l’impossibile non si può fare, ma soltanto fingere; dunque tutti i medii sono impostori». Ne viene pure di conseguenza che gli spiritisti, i quali credono alla possibilità di cose impossibili, sono imbecilli; quindi non sono mai chiamati come periti, sebbene siano i soli esperti, e perciò i soli competenti; e quando sono ascoltati come testimoni non sono creduti<ref>Nota alla 2a ed. — E nel recente processo contro la Töpfer, a Berlino, non fu udito che un solo testimonio in difesa; vedi ''Spiritualistische Blätter'', 9 giugno 1892.</ref>.
 
8. In fine, alle imitazioni fatte da medii impostori, da prestigiatori e da scettici, gli spiritisti rispondono, con Hellenbach, che le parrucche non provano che non ci siano capelli, le dentiere rimesse che non ci siano denti, e così le monete false, i fiori di carta, ed anche le dichiarazioni d’amore. Chi è capitato sotto le unghie di una civetta e crede perciò che tutte le donne siano perfide, commette una falsa induzione: ''ab uno disce omnes'' non è una regola di logica. Egli è vero soltanto che lo smascheramento di un medio prova la ''possibilità'' dell’impostura degli altri, e che la scoperta di una parrucca dà diritto ai calvi di dubitare delle chiome altrui. Ma non dà diritto di sospettare che ''tutte'' le chiome siano false, fuorchè a chi non ha mai veduto dei capelli veri. Chi ha constatato un solo fenomeno spiritico veramente autentico, non può più esser disingannato nemmeno con mille falsi. A me per esempio è inutile citare l’opinione del Tyndall, «che gli spiritisti sono in un uno stato d’animo pel quale la scienza non può far nulla; sono credenzoni, ai quali le prove non servono, perchè vogliono credere e non vogliono essere disingannati». Sebbene il Tyndall sia fisico valentissimo e uno degli scrittori più chiari e simpatici, la sua sentenza non mi fa più nè caldo nè freddo, perchè, avendo veduto io dei fatti reali, è inutile che egli, (che, a quanto narra il {{Ac|Alfred Russel Wallace|Wallace}}, i fatti veri non li ha veduti, perchè non ha voluto vederli), mi venga a dire che ce ne sono molti di falsi. Io so che il caffè si fabbrica anche colla cicoria, colle ghiande e coi fichi secchi; so bene che uno dei miei conoscenti è fabbricante di caffè; so bene che non è sufficiente garanzia nemmeno il comprarlo in grani, perchè un commerciante in coloniali mi ha assicurato che si fabbrica anche quello, coi fondi di caffè, e così bene che io non lo distinguerei dal vero; so che in una provincia d’Italia non ho trovato in alcun caffè del vero caffè. Eppure, siccome ho bevuto qualche volta del vero caffè, così io sono, quanto al caffè, in quello stato d’animo che dice il Tyndall; sono afflitto da una credulità incurabile. Neppure un blocco continentale che ci privasse di caffè per tutto il resto della vita mi guarirebbe dall’illusione che esistono il Moka e il Portorico. Egli è vero che un fantasma differisce molto da una tazza di caffè; ma la differenza deriva da questo, che tutti coloro che vanno a Napoli vanno al Caffè Nuovo, mentre quasi nessuno domanda dell’Eusapia.
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