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</div><section end=05-05-2019 />
 
== 12 maggio ==
<section begin=12-05-2019 />
{{Testo|Le Mille ed una Notti}}
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Nelle cronache dei Sassanidi, antichi re di Persia, i quali avevano esteso il loro impero sin nelle Indie, alle grandi e piccole isole dipendenti, e ben oltre il Gange fino alla China, leggesi aver esistito altre volte un re di questa possente famiglia, il miglior principe de’ suoi tempi, non tanto amato dai sudditi per la saviezza e prudenza sua, quanto temuto dai vicini pel proprio valore, e la fama delle sue bellicose e ben disciplinate soldatesche. Codesto re aveva due figli, il maggiore de’ quali, degno erede delle paterne virtù, chiamavasi Schahriar; il secondogenito, non meno virtuoso e stimato, Schahzenan.
 
<p>Dopo un lungo e glorioso regno, questo re esalava la grand’anima, e Schahriar salì al trono. L’altro fratello, escluso da ogni diritto d’eredità per le leggi dell’impero, e costretto a vivere come un semplice privato, invece di palesarsi invidioso della fortuna del maggiore, pose ogni studio a cattivarsene il favore; nè molto costògli a riuscirvi. Schahriar, già per natura incline ad amarlo, fu assai commosso dalla di lui compiacenza, e tanta stima ne concepiva, che volle farlo partecipe de’ suoi domini, affidandogli il governo della Grande Tartaria. Schahzenan andò tosto a pigliarne possesso, fissando dimora a Samarcanda, capitale del regno.</p></div>
 
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</div><section end=12-05-2019 />
 
== 19 maggio ==
<section begin=19-05-2019 />
{{Testo|Ricordi di Parigi}}
 
[[File:Portrait of Edmondo De Amicis.jpg|70px|right|link=Autore:Edmondo De Amicis]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">{{smaller|Parigi, 28 giugno 1878}}
 
Eccomi preso daccapo a quest’immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno
{{Centrato|{{smaller|...composto a nobile quiete,}} }}
perchè guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote! Ora vedo Parigi serenamente, e la vedo a traverso all’anima d’un caro amico, che mi fa risentire più vive e più fresche tutte le impressioni della prima volta.
 
Ed ecco quelle del primo giorno, come le può rendere una mente stanca e una penna presa ad imprestito dall’albergatore.</div>
 
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</div><section end=19-05-2019 />
 
== 26 maggio ==
<section begin=26-05-2019 />
{{Testo|Il diavolo nell'ampolla}}
 
[[File:Adolfo Albertazzi.jpg|70px|right|link=Autore:Adolfo Albertazzi]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">LE FIGURINE.
 
— Mulattiere!
 
Al vicino, che gli chiedeva del suo servizio, rispose con l’impeto d’una coscienza aperta a tutti i doveri e a tutti i pericoli della carica.
E per dimostrarne meglio la gravità, aggiunse:
 
— Addetto al vettovagliamento!
 
Anche la voce, forte, sonora, era espressione di vigoria.
 
— Di dove venite?
 
— Dal Trentino.
 
— E siete in licenza?
 
— Sì. Otto giorni di licenza straordinaria. Vado a casa a divertirmi.
 
Ora sorrise; ma l’ironia si adattava così male a quella sua faccia di uomo sano e florido e a quei suoi occhi chiariti dall’anima schietta e semplice, che gli ascoltatori rimasero incerti.</div>
 
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</div><section end=26-05-2019 />
 
== 2 giugno ==
<section begin=02-06-2019 />
{{Testo|Cristina}}
 
[[File:Photo of Matilde Serao.jpg|70px|right|link=Autore:Matilde Serao]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Mentre Cristina si chinava a cogliere un ramoscello di basilico odoroso, da mettere come aroma nella salsa di pomodoro che bolliva in cucina, udì un sibilo breve e dolce. Ella levò il capo, ma non vide nulla; il sole batteva sulla terrazza dove si allineavano, nei vasi di creta, le rose di ogni mese, fiorite, i peperoncini rossi, i garofani schiattoni, il prezzemolo e i gelsomini bianchi; il sole l’abbagliava. Ma di nuovo un sibilo dolce attraversò quel silenzio meridiano; ella si rialzò vivamente, fece solecchio con la mano e si guardò intorno. Il sole la illuminava tutta, nel suo vestito di percallo bigiognolo a fiorellini azzurri, molto stretto alla cintura, col grembiule di merino nero, che cingeva la persona: a un occhiello del vestito, sul petto, erano passati due gelsomini bianchi, dal gambo sottile; i folti capelli castani, divisi in due treccie, raccolti sulla nuca, strettamente, lasciavano libera una piccola fronte bianca.
 
— Chi sarà? — pensava ella, aguzzando gli occhi.
 
Infine qualche cosa di bianco che si agitava, attirò la sua attenzione. Dietro la casa dei Marcorelli, a una piccola finestra di casa Fiorillo, una pezzuola si agitava, mossa da una mano.</div>
 
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</div><section end=02-06-2019 />
 
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