Differenze tra le versioni di "Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/382"

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{{Pt|discrezione|indiscrezione}} se dopo le tante e grandissime vittorie di questa guisa sbigottiamo per sì lieve sinistro e ci lasciamo signoreggiare dall’ impazienza ? Converrete meco di più che noi operando siffattamente disdegniamo e rineghiamo l’umanità nostra, del solo Nume essendo il serbarsi mai sempre al tutto scevro da errore. E mio avviso pertanto che messe in dimenticanza le passate traversie moviate ad assalire coraggiosamente i nemici entro Perugia, e tolti questi di mezzo la fortuna ci riporrà in ottimo stato; del rimanente indarno affaticheremmo procacciando mutare le cose avvenute e se già vittime di contrarj destini, al godere di miglior ventura cancelleremo ogni rimembranza del sofferto. Ben di leggieri poi avrete Perugia, tolto ai vivi, per sua buona sorte e per nostro consiglio, Cipriano, preposto dagli imperiali a quella guernigione, quasi impossibile addivenendo che militi privi di capo difendansi valorosamente, ed in ispecie quando abbiavi penuria di vittuaglia. Nè paventeremo insidie dagli omeri, a bella posta rovinati già per mio ordine i ponti sul fiume onde guarentirvi da repentine scorribande. Favoriranno di più la nostra causa le scambievoli diffidenze tra Belisario e Giovanni, come testimoniano i fatti, pubblicatori irrefragabili degli umani sdegni. E per verità li vedete sin’ qui impotenti ad unire lor forze, poiché il sospetto intromessosi rende l’uno mal fido dell’altro, e pervenuto ad impadronirsi degli animi di necessità vi alberga l’odio e l’invidia : nè con tali mezzani {{Pt|perverre-|}}
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{{Pt|discrezione|indiscrezione}} se dopo le tante e grandissime vittorie di questa guisa sbigottiamo per sì lieve sinistro e ci lasciamo signoreggiare dall’ impazienza ? Converrete meco di più che noi operando siffattamente disdegniamo e rineghiamo l’umanità nostra, del solo Nume essendo il serbarsi mai sempre al tutto scevro da errore. E mio avviso pertanto che messe in dimenticanza le passate traversie moviate ad assalire coraggiosamente i nemici entro Perugia, e tolti questi di mezzo la fortuna ci riporrà in ottimo stato; del rimanente indarno affaticheremmo procacciando mutare le cose avvenute e se già vittime di contrarj destini, al godere di miglior ventura cancelleremo ogni rimembranza del sofferto. Ben di leggieri poi avrete Perugia, tolto ai vivi, per sua buona sorte e per nostro consiglio, Cipriano, preposto dagli imperiali a quella guernigione, quasi impossibile addivenendo che militi privi di capo difendansi valorosamente, ed in ispecie quando abbiavi penuria di vittuaglia. Nè paventeremo insidie dagli omeri, a bella posta rovinati già per mio ordine i ponti sul fiume onde guarentirvi da repentine scorribande. Favoriranno di più la nostra causa le scambievoli diffidenze tra Belisario e Giovanni, come testimoniano i fatti, pubblicatori irrefragabili degli umani sdegni. E per verità li vedete sin’ qui impotenti ad unire lor forze, poichè il sospetto intromessosi rende l’uno mal fido dell’altro, e pervenuto ad impadronirsi degli animi di necessità vi alberga l’odio e l’invidia : nè con tali mezzani {{Pt|perverre-|}}
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