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tempi di Brenno; e non erasi tocco neppure nelle necessità di Pirro, d’Annibale o delle fazioni; or Cesare vi pose le mani dicendo: — Io ho dispensata Roma dal suo giuramento, poichè più non v’è Galli». Dall’erario pubblico, lasciato sconsigliatamente dai fuggiaschi, levò trecentomila libbre d’oro<ref>{{AutoreCitato|Adolphe Dureau de la Malle|Dureau de la Malie}} pretende che l’erario dissipato da Giulio Cesare fosse di due mila milioni della moneta presente (''Economie des Romains,'' vol. I, pag. 91). Ora Jacob (''Ou precio us metals,'' vol. I) asserisce che tutti i metalli preziosi d’Europa, prima della scoperta d’America, sommavano appena ad ottocencinquanla milioni di franchi. Guai se nella storia antica si pretende esattezza di cifre!</ref>, spoglie delle genti vinte, con cui potè rianimare la guerra contro la vincitrice. Sostituì governatori suoi in tutte le Provincie, e non sentendosi pari ancora a tener testa a Pompeo nell’Asia fra sì poderosi amici e fra tanti re vassalli, disse: — Andiamo in Ispagna a combattere un esercito senza generale; vinceremo poi un generale senza esercito.
 
tempi di Brenno; e non erasi tocco neppure nelle necessità di Pirro, d’Annibale o delle fazioni; or Cesare vi pose le mani dicendo: — Io ho dispensata Roma dal suo giuramento, poichè più non v’è Galli». Dall’erario pubblico, lasciato sconsigliatamente dai fuggiaschi, levò trecentomila libbre d’oro<ref>{{AutoreCitato|Adolphe Dureau de la Malle|Dureau de la Malie}} pretende che l’erario dissipato da Giulio Cesare fosse di due mila milioni della moneta presente (''Economie des Romains,'' vol. I, pag. 91). Ora Jacob (''Ou precio us metals,'' vol. I) asserisce che tutti i metalli preziosi d’Europa, prima della scoperta d’America, sommavano appena ad ottocencinquanla milioni di franchi. Guai se nella storia antica si pretende esattezza di cifre!</ref>, spoglie delle genti vinte, con cui potè rianimare la guerra contro la vincitrice. Sostituì governatori suoi in tutte le Provincie, e non sentendosi pari ancora a tener testa a Pompeo nell’Asia fra sì poderosi amici e fra tanti re vassalli, disse: — Andiamo in Ispagna a combattere un esercito senza generale; vinceremo poi un generale senza esercito.
   
Nella Spagna, provincia prediletta da Pompeo, si erano raccozzati i fautori di quella che ancora chiamavasi libertà. Cesare, benchè sulle prime sconfìtto, in quattro mesi l’ebbe tutta sottoposta; volato a Marsiglia pompeiana, l’ha a discrezione, perdona le vite e la libertà, facendosi consegnare armi e navigli, e torna a Roma.
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Nella Spagna, provincia prediletta da Pompeo, si erano raccozzati i fautori di quella che ancora chiamavasi libertà. Cesare, benchè sulle prime sconfitto, in quattro mesi l’ebbe tutta sottoposta; volato a Marsiglia pompeiana, l’ha a discrezione, perdona le vite e la libertà, facendosi consegnare armi e navigli, e torna a Roma.
   
 
Il più de’ senatori aveano raggiunto il fuggiasco Pompeo a Durazzo, sicchè nessun ostacolo v’ebbe in Roma a dichiarar Cesare dittatore, mentre le bestemmie contro Pompeo mostravano che nulla è si popolare quanto l’odio contro coloro che furono idolo del popolo<ref>Nil tam populare quam odium popularium. {{Sc|{{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}}} Ad Attico, II, 9.</ref>. In undici giorni di potere supremo, Cesare si conciliò patrizj e plebei, ribandì gli esuli, eccetto il facinoroso Milone che scorrea l’Italia a capo d’una banda; ai proscritti da Silla permise di sollecitare magistrature; non abolì i debiti, ma ridusse a un quarto gl’interessi; concedette la cittadinanza a tutti i Galli transpadani; come pontefìce massimo riempì i posti vacanti ne’ collegi sacerdotali; indi si fece rieleggere console (48 av. C), e si pose in via per guerreggiare Pompeo nella Grecia.
 
Il più de’ senatori aveano raggiunto il fuggiasco Pompeo a Durazzo, sicchè nessun ostacolo v’ebbe in Roma a dichiarar Cesare dittatore, mentre le bestemmie contro Pompeo mostravano che nulla è si popolare quanto l’odio contro coloro che furono idolo del popolo<ref>Nil tam populare quam odium popularium. {{Sc|{{AutoreCitato|Marco Tullio Cicerone|Cicerone}}}} Ad Attico, II, 9.</ref>. In undici giorni di potere supremo, Cesare si conciliò patrizj e plebei, ribandì gli esuli, eccetto il facinoroso Milone che scorrea l’Italia a capo d’una banda; ai proscritti da Silla permise di sollecitare magistrature; non abolì i debiti, ma ridusse a un quarto gl’interessi; concedette la cittadinanza a tutti i Galli transpadani; come pontefìce massimo riempì i posti vacanti ne’ collegi sacerdotali; indi si fece rieleggere console (48 av. C), e si pose in via per guerreggiare Pompeo nella Grecia.