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fervide nature. Forse che un giorno non risalirà come arte fuori del suo abisso mistico?
CAPITOLO DICIASSETTESIMO
 
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fervide nature. Forse che un giorno non risalirà
 
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Qui viene a occuparci la questione, se la potenza, sulla cui efficacia ostile la tragedia si ruppe, ha in tutti i tempi abbastanza forza per impedire la resurrezione della tragedia e della visione tragica del mondo. Se l’antica tragedia fu traviata fuori del suo cammino dall’istinto del sapere e dall’ottimismo della scienza, bisogna arguire da questo fatto una eterna contesa tra {{spaziato|la concezione teoretica e la concezione tragica del mondo}}; né è lecito sperare in una rinascita della tragedia, prima che lo spirito della scienza sia condotto fino ai suoi confini, e con la prova di tali confini sia distrutta la sua pretesa alla validità universale: che è una forma di cultura, alla cui illustrazione abbiamo posto il simbolo, nel senso sopra discusso, del {{spaziato|{{AutoreCitato|Socrate|Socrate}} musicista}}. Similitudine, nella quale io per spirito della scienza intendo significare la fede, apparsa la prima volta con la persona di Socrate, nella piena ed esauriente intelligibilità della natura e nella universale virtù sanatrice del sapere.
come arte fuori del suo abisso mistico?
 
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Qui viene a occuparci la questione, se la potenza,
 
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Chi riflette sulle prossime conseguenze di questo spirito infaticabilmente progressivo della scienza, subito vede, che il mito ne rimase distrutto, e che da questa distruzione la poesia fu cacciata dal suo naturale terreno ideale come una, ormai, senza patria. Una volta che noi abbiamo a ragione attribuito alla musica la forza di risuscitare il mito, bisogna che cerchiamo lo spirito della scienza anche sulla strada in cui si
sulla cui efficacia ostile la tragedia si
 
ruppe, ha in tutti i tempi abbastanza forza per
 
impedire la resurrezione della tragedia e della
 
visione tragica del mondo. Se l’antica tragedia
 
fu traviata fuori del suo cammino dall’istinto
 
del sapere e dall’ottimismo della scienza, bisogna
 
arguire da questo fatto una eterna contesa tra
 
la concezione teoretica e la concezione
 
tragica del mondo; né è lecito sperare in una
 
rinascita della tragedia, prima che lo spirito della
 
scienza sia condotto fino ai suoi confini, e con
 
la prova di tali confini sia distrutta la sua pretesa
 
alla validità universale: che è una forma
 
di cultura, alla cui illustrazione abbiamo posto
 
il simbolo, nel senso sopra discusso, del Socrate
 
musicista. Similitudine, nella quale io per spirito
 
della scienza intendo significare la fede, apparsa
 
la prima volta con la persona di Socrate,
 
nella piena ed esauriente intelligibilità della natura
 
e nella universale virtù sanatrice del sapere.
 
Chi riflette sulle prossime conseguenze di
 
questo spirito infaticabilmente progressivo della
 
scienza, subito vede, che il mito ne rimase distrutto,
 
e che da questa distruzione la poesia fu
 
cacciata dal suo naturale terreno ideale come
 
una, ormai, senza patria. Una volta che noi abbiamo
 
a ragione attribuito alla musica la forza
 
di risuscitare il mito, bisogna che cerchiamo lo
 
spirito della scienza anche sulla strada in cui si
 
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