Differenze tra le versioni di "Pagina:Nietzsche - La Nascita della Tragedia.djvu/162"

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tutti i particolari uniformandoli al principio fondamentale: il linguaggio, i caratteri, la struttura drammaturgica, la musica corale. Ciò che noi così frequentemente, nel confronto con la tragedia sofoclea, sogliamo appuntare ad {{AutoreCitato|Euripide|Euripide}} come deficienza e regresso poetici, è in massima parte il prodotto di quello stringente processo critico, di quell’audace intellettualità. Il {{spaziato|prologo}} euripideo ci valga di esempio sulla produttività di quel metodo razionalista. Nulla riesce più ripugnante alla nostra tecnica scenica, quanto il prologo nel dramma di Euripide. Che un singolo personaggio all’inizio della rappresentazione venga a raccontare chi esso è, ciò che abbia preceduto l’azione, ciò che finora è accaduto, ciò che sarà per accadere nello svolgimento dell’opera, tutto ciò equivale a una condotta scenica che un poeta drammatico moderno qualificherebbe come una stravagante e imperdonabile rinunzia all’effetto dell’attesa. Sicuro, si viene già a conoscere per filo e per segno ciò che avverrà; e chi mai vorrà stare ad aspettare che effettivamente avvenga? giacché qui non è menomamente il caso dell’ansiosa apparizione di un sogno rivelatore, che poi vada effettuandosi nella realtà. Euripide riflette in modo afflitto diverso. L’effetto della tragedia non si poggia mai sulla tensione epica, sull’attraente ignoranza di ciò che va accadendo e che accadrà in séguito; ma piuttosto su quelle grandi scene rettorico-liriche, in cui la passione e la dialettica dell’eroe protagonista si gonfiano e prorompono in un fiume
CAPITOLO DODICESIMO
 
tutti i particolari uniformandoli al principio f on
 
damentale: il linguaggio, i caratteri, la struttura
 
drammaturgica, la musica corale. Ciò che noi
 
cosi frequentemente, nel confronto con la tra
 
gedia sofoclea, sogliamo appuntare ad Euripide
 
come deficienza e regresso poetici, è in massima
 
parte il prodotto di quello stringente processo
 
critico, di quell’audace intellettualità. Il pi0.
 
logo euripideo ci valga di esempio sulla produttività
 
di quel metodo razionalista. Nulla riesce
 
più ripugnante alla nostra tecnica scenica,
 
quanto il prologo nel dramma di Euripide. Che
 
un singolo personaggio all’inizio della rappresentazione
 
venga a raccontare chi esso è, ciò
 
che abbia preceduto l’azione, ciò che finora è
 
accaduto, ciò che sarà per accadere nello svolgimento
 
dell’opera, tutto ciò equivale a una condotta
 
scenica che un poeta drammatico moderno
 
qualificherebbe come una stravagante e imperdonabile
 
rinunzia all’effetto dell’attesa. Sicuro, si
 
viene già a conoscere per filo e per segno ciò che
 
avverrà; e chi mai vorrà stare ad aspettare che
 
effettivamente avvenga? giacché qui non è menomamente
 
il caso dell’ansiosa apparizione di un
 
sogno rivelatore, che poi vada effettuandosi nella
 
realtà. Euripide riflette in modo afflitto diverso.
 
L’effetto della tragedia non si poggia mai sulla
 
tensione epica, sull’attraente ignoranza di ciò che
 
va accadendo e che accadrà in séguito; ma piuttosto
 
su quelle grandi scene rettorico-liriche,
 
in cui la passione e la dialettica dell’eroe protagonista
 
si gonfiano e prorompono in un fiume
 
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