Pagina:Orlandi - Dell'incendio del Monte di Somma, 1631.djvu/6: differenze tra le versioni

(→‎Pagine SAL 25%: Creata nuova pagina: SÈw?*i ch ^ dclTe >TMo ine di ° ue ^^ acfje JO treluochi molti giorni rri^, H eI/ -( lbrodeill ’ ant ’ c ^tà a mo del Re A rii fettimo...)
 
  Cosa significano le icone?  Cosa significano le icone?
-
Pagine SAL 25%
+
Pagine SAL 75%
Intestazione (non inclusa):Intestazione (non inclusa):
Riga 1: Riga 1:
{{RigaIntestazione|||4}}
Corpo della pagina (da includere):Corpo della pagina (da includere):
Riga 1: Riga 1:
{{smaller|[versione diplomatica]}}
SÈw?*i ch ^ dclTe >TMo ine di
<section begin="v1" />
° ue ^^ acfje JO treluochi molti giorni rri^, H eI/ -( lbrodeill ’ ant ’ c ^tà a

mo del Re A rii fettimo Rè deirAffiri cS nifprf ° l di>ann ° Perniitiperilche
della quale ſin hora ſi è poſſuto hauer cognitione ch'ardeſſe il Monte di Somma, ſi sà per traditione di Beroſo Caldeo, nel 5. libro dell'antichità, oue ſi ha che in tre luochi molti giorni l'Italia brugiò nell'anno penultimo del Rè Arli ſettimo Rè dell'Aſſiri, cioè nell'Iſtri, Cumei, e Veſuuij; perilche furono detti queſti luoghi dice Leand. Alberti, Gianigeni Palenſana, ò ſia regione conflagrata & abbrugiata. Laſcio di ragionare de' terremoti ſentiti nel Regno di Napoli, in diuerſi tempi, con li {{Ec|danui|danni}} di conſideratione patiti per cauſa di quelli, de' quali infinito è lo numero. Ma d'vno ſolamente molto notabile, e ſegnalato farò mentione, neceſſaria al noſtro propoſito, che circa gl'anni del mondo 5179. à cinque del meſe di Febraro, cent'anni prima del naſcimento del noſtro Saluatore, ſi fe ſentire in Napoli, e per tutta la Prouincia di Terra di Lauoro, narrato da Seneca nel libro delle queſtioni naturali, col quale furono dannificati in buona maniera i luochi, che poi cent'anni doppò furono dal fuoco, che vſcì da ſudetto Monte, come dirò conſumati. Dice dunque in ſoſtanza. ch'eſſendo Conſoli di Campagna Regolo, e Virginio, il terremoto di più del danno fatto à Ville, e luochi della Prouincia, conquaſsò particolarmente tutte le Terre di quel ſeno di mare, che comincia dalla Città Herculana, e ſeguita per Pompeia, e Stabia, e la Colonia di Nocera, che col terrore, e ſpauento ammazzò molti huomini, & animali, molti de' quali reſtarono ſenza giuditio, e benche Napoli ſentiſse il danno de priuati edifici, e ſtatue marmoree buttate à terra, nulladimeno, à par de gl'altri fù legitimamente trauagliata. Mà paſſiamo auanti. Il ſudetto Monte di Somma dunque bifolcato per cauſa degl'incendij, in mezzo del quale ſi vede vna gran voragine, diſtante da Napoli otto miglia, aſſai noto per la fertilità d'arbuſti, e vite, che generano ottimi vini, detti grechi, e lacrime, molti grati al guſto, & in molta copia, in lode del quale molti poeti ſcriſsero, & in particolare Mart. nel libro 4. de gl'Epigr. in quel che comincia. ''Hic est pampineis viridis Veſuuius vmbris.'' Con quel ſiegue, ſtà accerchiato da molte Terre groſſe, e picciole, come diremo, delle quali la maggior parte gode l'amenità del mare, che rende l'aria ſalubre in ciaſcheduna di eſſe, che molto conferiſce à gl'ammalati, dalla parte dunque più incontro all'Oriente, vi è la Terra di Boſco, così detta per ſtar più dentro il forte del monte. In oltre accoſtandoſi a Napoli per la marina, volte à mezzo giorno vi furono l'anticha Città Pompeia, & Herculana, ò Heraclea, amendue edificate da Hercole, illuſtri città di Campagna, come ſcriue Seneca, Solino, e Colommella, l'vna de' quali dalla pompa de' Boui portati da Spagna tolti a Gerione (come dice il Sanfelice) l'altra dal ſuo nome furno così dette, hoggi l'vna Torre dell'Annunziata, da vna anticha Chiesa dedicata alla ſantiſſima Madre di Dio, l'altra Torre del Greco ſi chiama, in latino ''Turris octaui'', per ſtar otto miglia da Napli diſtante; delitie vn tempo del Rè Alfonſo II. d'Aragona, che d'iui con gran contento ſi godeua la viſta di Napoli, Caſtello à Mare, Surrento, Iſola di Capri, Promontorio di Miſeno, & altri luochi maritimi, edificate amendue ſopra le rouine di quelle ne' luochi detti da {{Pt|mo-}}
furono detti quefti lunghi j- 3 e udì lftn,Cumei,e Vefuui/lenfana
<section end="v1" />
3 ò fia regione conflagra taf! ibraSS r~V Giani geni PaCe

tremoti Tentiti nel Regpo di Nano!», n f 13 r Baiao dl ragionare de’
{{smaller|[versione critica]}}
confìdèratione patiti per cauTa di ouer/i d’ugrfi fempi, con li danni di
<section begin="v2" />
Ma d vnofolamente molto notabili eTeenal^rìf? lIlfinit0 ’ é 10 nu mero.

ria al noftro propofito, che circa pl’anif S f E f j ro Pennone, neceflamese
della quale sin hora si è possuto haver cognitione ch'ardesse il Monte di Somma, si sà per traditione di Beroso Caldeo, nel 5. libro dell'antichità, ove si ha che in tre luochi molti giorni l'Italia brugiò nell'anno penultimo del Rè Arli settimo Rè dell'Assiri, cioè nell'Istri, Cumei, e Vesuvij; perilche furono detti questi luoghi dice Leand. Alberti, Gianigeni Palensana, ò sia regione conflagrata et abbrugiata. Lascio di ragionare de' terremoti sentiti nel Regno di Napoli, in diversi tempi, con li {{Ec|danui|danni}} di consideratione patiti per causa di quelli, de' quali infinito è lo numero. Ma d'uno solamente molto notabile, e segnalato farò mentione, necessaria al nostro proposito, che circa gl'anni del mondo 5179. à cinque del mese di Febraro, cent'anni prima del nascimento del nostro Salvatore, si fe sentire in Napoli, e per tutta la Provincia di Terra di Lavoro, narrato da Seneca nel libro delle questioni naturali, col quale furono dannificati in buona maniera i luochi, che poi cent'anni doppò furono dal fuoco, che uscì da sudetto Monte, come dirò consumati. Dice dunque in sostanza. ch'essendo Consoli di Campagna Regolo, e Virginio, il terremoto di più del danno fatto à Ville, e luochi della Provincia, conquassò particolarmente tutte le Terre di quel seno di mare, che comincia dalla Città Herculana, e seguita per Pompeia, e Stabia, e la Colonia di Nocera, che col terrore, e spavento ammazzò molti huomini, et animali, molti de' quali restarono senza giuditio, e benche Napoli sentisse il danno de privati edifici, e statue marmoree buttate à terra, nulladimeno, à par de gl'altri fù legitimamente travagliata. Mà passiamo avanti. Il sudetto Monte di Somma dunque bifolcato per causa degl'incendij, in mezzo del quale si vede una gran voragine, distante da Napoli otto miglia, assai noto per la fertilità d'arbusti, e vite, che generano ottimi vini, detti grechi, e lacrime, molti grati al gusto, et in molta copia, in lode del quale molti poeti scrissero, et in particolare Mart. nel libro 4. de gl'Epigr. in quel che comincia. ''Hic est pampineis viridis Vesuvius umbris.'' Con quel siegue, stà accerchiato da molte Terre grosse, e picciole, come diremo, delle quali la maggior parte gode l'amenità del mare, che rende l'aria salubre in ciascheduna di esse, che molto conferisce à gl'ammalati, dalla parte dunque più incontro all'Oriente, vi è la Terra di Bosco, così detta per star più dentro il forte del monte. In oltre accostandosi a Napoli per la marina, volte à mezzo giorno vi furono l'anticha Città Pompeia, et Herculana, ò Heraclea, amendue edificate da Hercole, illustri città di Campagna, come scrive Seneca, Solino, e Colommella, l'una de' quali dalla pompa de' Bovi portati da Spagna tolti a Gerione (come dice il Sanfelice) l'altra dal suo nome furno così dette, hoggi l'una Torre dell'Annunziata, da una anticha Chiesa dedicata alla santissima Madre di Dio, l'altra Torre del Greco si chiama, in latino ''Turris octavi'', per star otto miglia da Napli distante; delitie un tempo del Rè Alfonso II. d'Aragona, che d'ivi con gran contento si godeva la vista di Napoli, Castello à Mare, Surrento, Isola di Capri, Promontorio di Miseno, et altri luochi maritimi, edificate amendue sopra le rovine di quelle ne' luochi detti da {{Pt|mo-}}
di Febraro, cent’anni prima del nafr^ mondo f r 79- à cinque del
<section end="v2" />
Te fentire in Napoli,c ner mrcTi* d n? fci. mento del noftro Saluatore, fi
da Seneca nel libro deHe^uefiicfnfnaturab colr* I&u°r<^n^rato’
m buona manierai luochùche noi cenr’^n ^ furono dannificati
vfci dal Tudetto Monteióme rfh ’ r CÌOf?P ò furono dal fuorché
del danno fatto à Ville,e luochf d^Pì * V, rgmro 3 i] terremoto di più
mente tutte le Terre di quel feno^ c. on <ì uafsò particokr,
culana, efeguita per Pompeia eStabìffir C< P’nc ’ a da *N Città Hef
tei rore, e fpauento ammazzò moiri 2 ^° Ionia di Nocera,che col
r ^ rono fenza giudeo, e benché NannPr &an ’ maI ’> m °M de’ quali
edific, e ftame marinoi. ee b J N P 011 ftntif» il danno de priuati
fu legiumamente trauagliata. Ma oaflìlmn 1 adlmen ° a P ar de 8 1 ’altri
Somma dunque bifolcato per «affette - 11 fudett0 Mo«e di
vede vna gran voragine,diftante di Manii” CCnd ^, -,n me2Z0 del quale fi
fertilità d’arbufti,e vite, che ceneràn^£°,IOt -° m, 3 ba > affai noto per j a
*£?**» Particolare Mare. nel l?b?o IdPfrF qUa!C mGlti P oeti
minaa, Htc ejìpampìnell’•viridi? Ver*, ^ e ^P‘S r -,n quel che coglie,ftà
accerchiato da molte Terre orfZr*"* ’ v. ml,ru ’ Con quel che fieq
Uali la maggior partfigode i^menff à°^ì CC1 °J e * C ’ < S e ^i’ emo >deHe
mi ciafcheduna di effe, che molto aS^l^ Cbe rende rar,a fa,llb re
dunque più incontro all’Oriente vi è iPr * S ammalar 1, dalla parto
ftar più dentro il forte del morne /» «£ ^ dl Bofco > cosi detta p«marma,volte à mezzo giornoti fnroroS? 1 * ac l coftand ofi à Napoli per la
culana,y Heraci», amfS ediSel H tKhj, CM P ™PC«,& HerJ>agn>,come(cnucSa
ne cSóoeCow’““’«‘“«ri Città <li,CaroPompa
de’ Rni.; nn..,..: j,*;? ulino:> e ^olommella. l,ni de’rmoi;
~y * ’*‘ ud «ai tuo nome fumo cosi dettr LT,, flice 11 aanfeli*iata,da
vna anticha Ch/efa dedicata a h rTS vna T <>rfe dell’Annunrojrc
del Grecofi chiama, in latino r Ù! C, ® ma Mad re di Dio, l’alt, a
da Napoli diftante; del,eievi tempo L/rÌ f t? { i P ei fiar °«° biglia
d 1UI CGn gran contento fi godeu-Wi vm/V A,fon T° W. d’AMgona,che
Aumento, itola di C-ap r, 5 P r SStol rtf M di r N;!p ì; ’ ’ Cafìello à Mare,
mijcchficate amendue fop ra le fonine & a,tn,uochl maritiFra
te fouine di quelle nc’iuochi detti damo.
derni
Piè di pagina (non incluso)Piè di pagina (non incluso)
Riga 1: Riga 1:
{{PieDiPagina|||derni}}
<references/>
5 448

contributi