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dovunque si guarda. Fu, quella, la riconciliazione di due avversari, fatta con la rigorosa determi, nazione dei rispettivi confini che da ora in poi bisognava osservare, e con lo scambio periodico di doni onorari; ma in ’fondo lo screzio non fu spianato. Se però guardiamo al modo come la potenza dionisiaca ebbe a palesarsi sotto l’influenza di quel patto pacifico, noi veniamo a riconoscere nelle orgie dionisiache dei greci, raffrontate con le sacee di Babilonia e con la connessa ricaduta dell’uomo a tigre e a scimmia, la significazione di feste di redenzione universale e di trasfigurazione. Per la prima volta in mezzo a loro la natura celebrò il suo giubilo artistico; per la prima volta in mezzo a loro l’infrazione del ''principium individuationis'' diventò un fenomeno artistico. Qui, tra i greci, queiresecrabile filtro delle streghe stillato dalla lussuria e dall’atrocità non aveva forza: lo ricorda unicamente, come i rimedi energici ricordano i veleni mortali, la meravigliosa mescolanza o duplicità di affetti del tripudiatore dionisiaco; lo ricorda solo lo strano fenomeno, che i dolori producono sensazioni di delizia, che il giubilo strappa al petto voci di angoscia. Dalla più alta allegrezza scoppia il grido del terrore o l’urlo di lamento e di ansia per una perdita irreparabile. In quelle feste greche emana per cosi dire uno sfogo sentimentale della natura, come se le cavasse gemiti e singhiozzi il proprio
CAPITOLO SECONDO
 
 
smembrarsi in altrettanti individui. Il canto e la mimica di cosiffatti convulsionari di gioia insieme
dovunque si guarda. Fu, quella, la riconciliazione
 
di due avversari, fatta con la rigorosa determi,
 
nazione dei rispettivi confini che da ora in poi
 
bisognava osservare, e con lo scambio periodico
 
di doni onorari; ma in ’fondo lo screzio non fu
 
spianato. Se però guardiamo al modo come la
 
potenza dionisiaca ebbe a palesarsi sotto l’influenza
 
di quel patto pacifico, noi veniamo a
 
riconoscere nelle orgie dionisiache dei greci,
 
raffrontate con le sacee di Babilonia e con la
 
connessa ricaduta dell’uomo a tigre e a scimmia,
 
la significazione di feste di redenzione universale
 
e di trasfigurazione. Per la prima volta in
 
mezzo a loro la natura celebrò il suo giubilo
 
artistico; per la prima volta in mezzo a loro
 
l’infrazione del principium individuationis diventò
 
un fenomeno artistico. Qui, tra i greci,
 
queiresecrabile filtro delle streghe stillato dalla
 
lussuria e dall’atrocità non aveva forza: lo ricorda
 
unicamente, come i rimedi energici ricordano
 
i veleni mortali, la meravigliosa mescolanza
 
o duplicità di affetti del tripudiatore
 
dionisiaco; lo ricorda solo lo strano fenomeno,
 
che i dolori producono sensazioni di delizia, che
 
il giubilo strappa al petto voci di angoscia. Dalla
 
più alta allegrezza scoppia il grido del terrore
 
o l’urlo di lamento e di ansia per una perdita
 
irreparabile. In quelle feste greche emana per
 
cosi dire uno sfogo sentimentale della natura,
 
come se le cavasse gemiti e singhiozzi il proprio
 
smembrarsi in altrettanti individui. Il canto e la
 
mimica di cosiffatti convulsionari di gioia insieme
 
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