Differenze tra le versioni di "Potere della musica sul cuore umano"

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==[[Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/62]]==
 
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<poem>
Volgea festivo il giorno,
Che il guerrier figlio di Filippo avea
Doma la Persia: alteramente adorno
Di lauri in trono d’or egli sedea,
{{R|5}}Simile a Nume; e fea
A lui corona intorno
Schiera di duci egregi,
Di Macedonia il fiore,
Cui, per nobil conforto,
{{R|10}}Del gravoso di Marte aspro sudore,
Di mirti e rose il crin velava Amore.
Sembiante a vaga giovinetta sposa,
In desìo di piacer composta il viso,
Taide grazïosa
{{R|15}}Premea dorato scanno al re vicina;
E partendo con lui gli sguardi e ’l riso,
Traea di sua beltate
Leggiadro orgoglio, e da sua fresca etate.
Bella coppia! a voi comparte
{{R|20}}Giove amico il suo favor:
Ben co’ i lauri ancor di Marte
I suoi mirti intreccia Amor.
d’ogni canto signor, signor del suono
E degli affetti, in mezzo
{{R|25}}A coro armonïoso
 
</poem>
==[[Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/63]]==
<poem>
Primier Timoteo sta: vibra con l’agili
Dita le corde de l’eburnea lira,
E in mille vari errori
l’aere agitato inonda
{{R|30}}Soavità d’armonici tremori,
E ineffabil dolcezza è l’alme inspira.
Ed egli il canto incominciò dal Nume,
Che per amor, ch’a’ Dei pur regna in petto,
Lascia l’Olimpo, il Dio nasconde, e assume
{{R|35}}Di simulato drago il vero aspetto.
 
”A la terrena Olimpia
Estro d’amor lo stimola;
Già le va presso, e al morbido
Seno si rota, e avvolgele
{{R|40}}Col serpeggiar girevole
De le lucenti spoglie
Il molle grembo eburneo,
Che scosso trema, e conscio
De la divina immagine,
{{R|45}}Gioia del suol Macedone,
Del mondo intier, de gli uomini
Conquistatore ed arbitro.”
Dal canto attonito
Pende il Monarca;
{{R|50}}Arde di giubilo,
Il ciglio inarca:
Già un Dio s’ immagina:,
L’aria ne prende,
E l’ordin medita,
{{R|55}}De le vicende;
Dal sopracciglio
Arduo fa segno,
E pargli scuotere
De gli astri il regno.
{{R|
</poem>
==[[Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/64]]==
<poem>
60}}Tutti in giocondo fremito
Dan plauso e voti al nume, e a lui festeggiano;
E in vicendevol tremito
Le ripercosse volte al nume echeggiano.
Ma di Bacco in Lidj modi
{{R|65}}L’alte lodi
Il gentil musico intona:
”Vezzo e brio,
Ecco ei viene, il giovin Dio,
Cinto d’Indica corona!
{{R|70}}Squillin trombe, il flauto echeggi,
Romoreggi
Cupo timpano proteso:
Ecco il Dio, si mostra al tondo
Rubicondo,
{{R|75}}Volto e a l’occhio
Di vin pretto arrubinate
Tazze aurate
Largo a’ labbri offran tesoro;
A gli affanni pur col bere
{{R|80}}Le guerriere
Alme traggono ristoro.
Grande in pace, grande in guerra,
Grande in terra,
Grande in ciel, grande in Averno,
{{R|85}}Salve, o nume Agenorèo,
Semelèo,
O Figliuol di Giove eterno!
Tu ne’ regni ignoti al giorno
d’àureo corno
{{R|90}}Discendesti il fianco armato;
Al tuo piè Cerbero giacque
Steso, e tacque
Il tergemi
</poem>
==[[Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/65]]==
<poem>
no latrato
Monte a monte impose Reco,
{{R|95}}Che far bieco
Volea fraude a’ Dei. celesti;
Ma ne l’orrida tenzone
Di lione
Tu co l’ugna il ritorcesti“
{{R|100}}Ebbro dal canto il Re s’accende, e spira
Fiamma di Marte: tre fiate in guerra
L’oste disfida. di magnanim’ira
Folgoreggiando, e alfin la pone a terra.
Minaccevole il guardo intorno gira;
{{R|105}}E a i numi de l’Olimpo e de la terra
Medita assalito, e a que’ de l’ombre orrende.
Timoteo il guata, e ’l modular sospende.
Indi a frenar quell’oltraggioso vanto,
Che a lui di folle brama occupa l’alma,
{{R|110}}Sposa a la cetra lamentevol canto,
E gli distilla in cor tacita calma:
”Rammenta Dàrio, che fu buon cotanto,
E a tutt’altri in virtù tolse la palma
Lo trabocca dal soglio il fato avverso:
{{R|115}}Nel tradito suo sangue eccol sommerso.
Odi qual de’ suoi gemiti risuoni
Quella, ch’esangue ei preme, arena ignuda!”
Non v’ha di mille, cui largì suoi doni,
Pur un, che i moribondi occhi gli chiuda
{{R|120}}Come pastor, se d’improvviso tuoni
S’ammuta e attrista il Re; la varia e cruda
Sorte volgendo iu cor: gli sorge intanto
Su le labbra il sospir, su gli occhi il pianto.
Ride Timoteo e scorge
{{R|125}}Che non è lungi a intenerirgli ’l core
Seguace di pietà senso d’amore:
</poem>
==[[Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/66]]==
<poem>
E in suon più languido la cetra tocca;
Amor gli piove soave a l’animo
Qual placidissima neve che fiocca
{{R|130}}“Folle chi compera nome guerriero
Di sangue a prezzo: lode e vittoria
È van fantasima e passeggiero;
Che solo aggirasi su desolate
Piagge, che il viso di morte spirato,
{{R|135}}Ferale imagine di crudeltate
Quanto fia meglio che uccider mille,
Che a noi natura nascer fe’ simili,
A la face ardere di due pupille!
Se al tuo grand’animo di palme oggetto
{{R|140}}Degno fu il mondo, nel mondo pascere
Dee il tuo grand’animo pace e diletto.
La bella Taide ti posa allato;
Del ben t’allegra, che i Dei ti dierono:
Ella può renderti sola beato.
{{R|145}}Dal seno candido al vago viso
Vanno gli Amori, le Grazie tornano,
E vanno e tornano gli Scherzi e ’l Riso.“
Di cento l’aere plausi risuona;
Volteggia Amore su l’ali e giubila,
{{R|150}}E ’l destro Musico di fior corona.
E il Re, mal-abile celar sua pena,
Furtivamente sogguarda il roseo
Fior de la guancia di vezzi piena:
In lei specchiandosi, de gli occhi suoi
{{R|155}}Idol la dice, la dice premio
Invidïabile da cento eroi.
La dice, e palpita; faccia con faccia
Oppon bramoso pur di ravvolgersi
Nel molle avorio de le sue braccia.
{{R|160}}Cosi l’indomito, che l’Indo e il Perso
Sommise, in grembo d’imbelle femmina
Il destin lascia de l’Universo.
</poem>
==[[Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/67]]==
<poem>
Ma qual fiero suon guerriero
Da la cetera s’ innalza!
{{R|165}}Che motore di terrore
Ripercosso si rimbalza!
Qual colpo di tuono,
Che l’etra fracassi,
Avvien che quel suono
{{R|170}}L’orecchio trapassi
Di lui, che languendo
In seno a l’Argiva,
Dal suono tremendo
Percosso ravviva,
{{R|175}}Sopito nel core
L’antico valore.
Vendetta al fin, grida il Cantor; s’ indrizzano
L’angui-crinite a te Furie terribili;
Odi de’ serpi, che a’ lor crin si rizzano,
{{R|180}}Forieri di spavento i crudi sibili.
Ve’ quai da gli occhi vampeggianti schizzano
Rosse scintille! ve’ quali ombre orribili
Il nostro giorno riveder non temono,
Tetre faci agitando, e roche gemono!
{{R|185}}Queste de’ Greci son l’ombre, che presero
Il suol co’ denti un dì pugnando impavidi;
Nè a’ corpi lor i dritti onor si resero,
Che ingombran senza tomba, esca degli avidi
Avoltor, le campagne, in cui difesero
{{R|190}}Le tue fortune, o Re, di valor gravidi.
Vendica i guerrier tuoi; essi tel chieggono:
L’Eliso inonorate ombre non veggono.
Sia de le faci a te, ch’essi raggirano,
Il livido chiaror duce ed esempio.
{{R|195}}Ve’ come queste a menar vampo aspirane
Tra’ Persi, e a far di lor l’ultimo scempio?
</poem>
==[[Pagina:Poeti minori del Settecento I.djvu/68]]==
<poem>
Quelle i raggi cambiando in un cospirano
De’ numi ostili a incenerire il tempio.
Rompi gl’indugi, va dove t’additano
{{R|200}}L’ombre de’ tuoi, che a trionfar t’ invitano.
Come da morte o da sonno profondo,
Che de la morte è imagin viva e vera,
Scosso raccoglie il domator del mondo
La feroce de l’alma indol primiera;
{{R|205}}E la spada e l’usbergo ed il rotondo
Scudo obbliando, impugna atra lumiera:
E dietro a Taide, che grida vendetta,
A Persepoli il fato ultimo affretta.
Così, quand’era ancor l’organo muto,
{{R|210}}A risvegliare amor, ira, e pietate
Su’l vocal plettro arguto
Timoteo i dotti numeri fingea;
E già in suo cor credea
Passar solingo a la più tarda etate
{{R|215}}Sopra quanti mai fama ebber da l’arte.
Ma poi te vide il giorno
Spirar, Vergine Santa, aura di vita,
Te di bei modi alma inventrice, e Diva,
E far invidia e scorno
{{R|220}}A l’alterezza Argiva
Sdegnosa invano del secondo onore.
Che tu d’inenarrabile splendore
Nobilitasti il musical concento,
Gravido anch’esso de l’immenso ardore,
{{R|225}}Che t’appressava al tuo fattor; e quando
Scioglievi agl’inni l’ali
Con pregar pace a’ miseri mortali,
Da lo stellante trono
Scendea grazia e perdono.
</poem>
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