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Eccoci a Givet, circondata dalle fortificazioni. Sugli spalti erbosi fioriscono i rosolacci. Dalle grandi caserme i soldati alle finestre ci salutano. Passiamo un ponte levatoio fiancheggiato da torve caponiere; poi tutto sparisce.
 
Eccoci a Givet, circondata dalle fortificazioni. Sugli spalti erbosi fioriscono i rosolacci. Dalle grandi caserme i soldati alle finestre ci salutano. Passiamo un ponte levatoio fiancheggiato da torve caponiere; poi tutto sparisce.
   
Siamo usciti da quell’immensa officina che è il Belgio. Il sole ci sembra più vivo, il sereno più azzurro; una letizia nuova è diffusa in ogni cosa. Ma forse questa letizia è in noi. Alle dieci passiamo Fumay, il paese dell’ardesie. I doganieri ci fermano per controllare le nostre carte. Saliamo i dolci declivi delle Ardenne, ombrati da boschi d’una flora più nostra. Come ci piace rivedere il bello e seducente disordine delle vegetazioni che amiamo! Addio pinete fresche, regolari, severe! Le strade sembrano viali di giardini: eguali, piane; abbiamo l’impressione di sfiorarle appena, di scivolarvi mollemente.
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Siamo usciti da quell’immensa officina che è il Belgio. Il sole ci sembra più vivo, il sereno più azzurro; una letizia nuova è diffusa in ogni cosa. Ma forse questa letizia è in noi.
   
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Alle dieci passiamo Fumay, il paese dell’ardesie. I doganieri ci fermano per controllare le nostre carte. Saliamo i dolci declivi delle Ardenne, ombrati da boschi d’una flora più nostra. Come ci piace rivedere il bello e seducente disordine delle vegetazioni che amiamo! Addio pinete fresche, regolari, severe! Le strade sembrano viali di giardini: eguali, piane; abbiamo l’impressione di sfiorarle appena, di scivolarvi mollemente.
Rocroy, con le sue fortificazioni storiche, ci appare alle dieci e venti, e sulla piazza ci fermiamo per rifornirci di benzina. Gorgoglia il liquido dall’acre profumo riempiendo i serbatoi, e si adunano in terra i bidoni vuoti, che noi chiamiamo i “cadaveri „. Le ''Itala'' fanno così la loro colazione. Sono le dieci e quaranta quando riprendiamo la corsa verso Rethel.
 
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Rocroy, con le sue fortificazioni storiche, ci appare alle dieci e venti, e sulla piazza ci fermiamo per rifornirci di benzina. Gorgoglia il liquido dall’acre profumo riempiendo i serbatoi, e si adunano in terra i bidoni vuoti, che noi chiamiamo i “cadaveri„. Le ''Itala'' fanno così la loro colazione. Sono le dieci e quaranta quando riprendiamo la corsa verso Rethel.
   
 
Parigi è lontana 263 chilometri.
 
Parigi è lontana 263 chilometri.
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