Storia delle scienze agrarie/II/XIV: differenze tra le versioni

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È l'enunciazione del disegno di sottrarre l'arte delle stime al terreno dell'empirismo sul quale lo conserva tradizionalmente l’attività di agrimensori privi di conoscenze economiche e giuridiche, trasponendolo su un terreno nuovo, sul quale rifondarlo su certezze metodologiche tali da farne strumento adeguato alle esigenze del rinnovamento economico e civile.
Se non ci stupiscono i propositi, non può non costituire ragione di sorpresa constatare che l'autore che affronta compito di tanto impegno sia lo stesso {{AutoreCitato|Cosimo Trinci|Cosimo Trinci}} di cui abbiamo ' commentato, tra le opere dei georgofili toscani, il trattatello agronomico: estimatore prima che agronomo, se proponendosi maestro di scienza della coltivazione ha diluito in un coacervo privo di originalità nozioni tanto ovvie da risultare banali, affrontando il tema delle stime fondiarie l’agrimensore pistoiese si rivela capace di sintetizzare, nelle pagine di un'operetta di nitida organicità, i concetti la cui formulazione suggella il manifesto della nuova metodologia estimativa.
 
Il Trattato delle stime de' beni stabili vede la luce a Firenze nella bottega dello stampatore Albizzini nel 1755, ventinove anni dopo la pubblicazione dell'Agricoltore sperimentato. Accolto con favore, nel 1778 viene ristampato a Venezia nel corpo di una raccolta di saggi economici comprendente uno scritto di Genovesi, l'illustre studioso napoletano, e una serie di lavori di agronomi italiani e francesi.
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