Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 1, Torino, 1925.djvu/4: differenze tra le versioni

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Della Firenze granducale Ferdinando Martini è un sopravvissuto: tutto il nuovo mondo venuto formandosi negli ultimi decenni, abiti di vita e di cultura, problemi e tormenti spirituali, gli è estraneo: è rimasto volto all’indietro verso l’età, nella quale trascorse la sua giovinezza, ed ebbe affetti e passioni e luoghi e persone care, disparso tutto nel profondo del tempo.
Della Firenze granducale Ferdinando Martini è un sopravvissuto: tutto il nuovo mondo venuto formandosi negli ultimi decenni, abiti di vita e di cultura, problemi e tormenti spirituali, gli è estraneo: è rimasto volto all’indietro verso l’età, nella quale trascorse la sua giovinezza, ed ebbe affetti e passioni e luoghi e persone care, disparso tutto nel profondo del tempo.


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Egli difatti non riesce nei romanzi e nelle commedie di tipo sentimentale, moda secolo XIX, ove si tratta di creare personaggi agitati da vere passioni. Se ne prenda uno qualsiasi. «La Marchesa», per esempio; e si vedrà la falsità generale del libro derivare dall’impossibilità del Martini a vivere esseri tragici: il primo a sorridere incredulo delle loro declamazioni è il romanziere; sebbene non giunga a tal punto di raffinata ironia, da distruggere egli medesimo le proprie creature, che sarebbe la salvezza.
Egli difatti non riesce nei romanzi e nelle commedie di tipo sentimentale, moda secolo XIX, ove si tratta di creare personaggi agitati da vere passioni. Se ne prenda uno qualsiasi. «La Marchesa», per esempio; e si vedrà la falsità generale del libro derivare dall’impossibilità del Martini a vivere esseri tragici: il primo a sorridere incredulo delle loro declamazioni è il romanziere; sebbene non giunga a tal punto di raffinata ironia, da distruggere egli medesimo le proprie creature, che sarebbe la salvezza.


E’ ormai cosa sin troppo ovvia e pacifica che il meglio della passata produzione martiniana è da cercarsi negli articoli, ne’ quali appunto l’attitudine a ricostruire avvenimenti, a ritrarre persone e luoghi ha libero campo. Qualità ben più profonda questa dello spumeggiante gioco di arguzie, onde sono intessute certe agili cicalate, che valsero al Martini la fama — interiore a’ suoi menti — di elegante ''causeur'' alla francese, tipo Faguet. Non si può certo negare che il suo sottile gusto psicologico, il suo modo di far l’articolo storico-letterario in forma di ritratto, lo ricolleghino alla tradizione del Sainte Beuve. Ma l’interesse che lo muove è molto più limitato e meno profondo: non spazia nei secoli; si aggira cautamente tra argomenti contemporanei o vicini.
È ormai cosa sin troppo ovvia e pacifica che il meglio della passata produzione martiniana è da cercarsi negli articoli, ne’ quali appunto l’attitudine a ricostruire avvenimenti, a ritrarre persone e luoghi ha libero campo. Qualità ben più profonda questa dello spumeggiante gioco di arguzie, onde sono intessute certe agili cicalate, che valsero al Martini la fama — interiore a’ suoi menti — di elegante ''causeur'' alla francese, tipo Faguet. Non si può certo negare che il suo sottile gusto psicologico, il suo modo di far l’articolo storico-letterario in forma di ritratto, lo ricolleghino alla tradizione del Sainte Beuve. Ma l’interesse che lo muove è molto più limitato e meno profondo: non spazia nei secoli; si aggira cautamente tra argomenti contemporanei o vicini.


Il Sainte Beuve ha trovato la sua forma nei «Portraits»,. curioso e amorevole vagabondaggio in cerca di fratelli lontani; il nostro scrittore, invece, nelle «Memorie», ove l’interesse sì fa più caldo e più vivo, trattando di persone e di cose da lui medesimo conosciute. L’ultimo Martini giova a farci comprendere, come non potevamo prima, quello {{??|di ieri. Passano}} in seconda linea quelle che erano potute apparire note essenziali: sappiamo che {{??|il suo sorriso non è la smorfia}}» dell’uomo di spirito contraente il glabro volto alla stirata freddura, ma la manzoniana ironia di {{??|un moralista, che indulgentemente}} sorride delle umane debolezze. E le qualità più {{??|profonde}}, che si disperdevano in una superficiale dilatazione giornalistica, si raccolgono intorno a un nucleo limitato sì, ma preciso, Possiamo ora definire con certezza Ferdiando Martini come il poeta di un ristretto mondo provinciale, ricreato con un appassionata indagine psicologica.
Il Sainte Beuve ha trovato la sua forma nei «Portraits»,. curioso e amorevole vagabondaggio in cerca di fratelli lontani; il nostro scrittore, invece, nelle «Memorie», ove l’interesse sì fa più caldo e più vivo, trattando di persone e di cose da lui medesimo conosciute. L’ultimo Martini giova a farci comprendere, come non potevamo prima, quello {{??|di ieri. Passano}} in seconda linea quelle che erano potute apparire note essenziali: sappiamo che {{??|il suo sorriso non è la smorfia}}» dell’uomo di spirito contraente il glabro volto alla stirata freddura, ma la manzoniana ironia di {{??|un moralista, che indulgentemente}} sorride delle umane debolezze. E le qualità più {{??|profonde}}, che si disperdevano in una superficiale dilatazione giornalistica, si raccolgono intorno a un nucleo limitato sì, ma preciso, Possiamo ora definire con certezza Ferdiando Martini come il poeta di un ristretto mondo provinciale, ricreato con un appassionata indagine psicologica.
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«A Pièriposa - novella all’antica»: nel titolo c’è tutto Ferdinando Martini.
«A Pièriposa - novella all’antica»: nel titolo c’è tutto Ferdinando Martini.
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EDMONDO RHO.
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{{ct|t=1|v=1|'''Serra Pascoliano '''}}
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Fondamentalmente il mondo spirituale di Renato Serra, è pascoliano.
Fondamentalmente il mondo spirituale di Renato Serra, è pascoliano.


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Anche lui ad un determinato momento s’è sentito romagnolo: incapace, com’egli stesso ha scritto nel suo Oriani, dì sentirsi puramente artista; ed ha vagamente quanto accoratamente desiderato di buttarsi nell’azione e nella lotta per conferire alla sua vita, che osservava logorarsi nelle meschine cure dell’Impiego e nelle più meschine beghe di donne, di debiti, di giochi, e di vizi, nella sua piccola città di provincia, un senso più atto c virile: una maggior dignità, è da credere, ed un meno ignobile perchè.
Anche lui ad un determinato momento s’è sentito romagnolo: incapace, com’egli stesso ha scritto nel suo Oriani, dì sentirsi puramente artista; ed ha vagamente quanto accoratamente desiderato di buttarsi nell’azione e nella lotta per conferire alla sua vita, che osservava logorarsi nelle meschine cure dell’Impiego e nelle più meschine beghe di donne, di debiti, di giochi, e di vizi, nella sua piccola città di provincia, un senso più atto c virile: una maggior dignità, è da credere, ed un meno ignobile perchè.
{{ct|t=2|v=2|''Serra nazionalista e giolittiano.''}}
{{ct|t=1|v=1|''Serra nazionalista e giolittiano.''}}
Tutto questo socialmente dopo la tragica morte del padre avvenuta in Cesena, il 2 Gennaio 1911.
Tutto questo socialmente dopo la tragica morte del padre avvenuta in Cesena, il 2 Gennaio 1911.


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Sfiduciato delle proprie forze, ed ormai disperato di vincere nella cruenta lotta per l’arte e per la vita, Renato Serra s’abbandonò all’«eracliteo flusso», lasciandoci senza resistenza prendere e vivere. Nella disperazione Bergson trionfava.
Sfiduciato delle proprie forze, ed ormai disperato di vincere nella cruenta lotta per l’arte e per la vita, Renato Serra s’abbandonò all’«eracliteo flusso», lasciandoci senza resistenza prendere e vivere. Nella disperazione Bergson trionfava.
{{ct|t=2|v=2|'''L’Esame di coscienza.'''}}
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Questa è veramente l’atmosfera spirituale dell’''Esame di coscienza'', e lo stato d’animo con cui ha saputo affrontare la morte.
Questa è veramente l’atmosfera spirituale dell’''Esame di coscienza'', e lo stato d’animo con cui ha saputo affrontare la morte.


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Di fronte alla nobiltà del suo sagrificio sentiremmo di dover far punto, ammirati ed umiliati, se non sapessimo di dover qui dichiarare che Renato Serra lo riconosciamo ed ammiriamo come uno dei nostri: perchè, primo forse, contro la volgarità che allagava e saliva e contro la rettorica culturale ed artistica, ha iniziata la battaglia che noi ci riteniamo in dovere di proseguire
Di fronte alla nobiltà del suo sagrificio sentiremmo di dover far punto, ammirati ed umiliati, se non sapessimo di dover qui dichiarare che Renato Serra lo riconosciamo ed ammiriamo come uno dei nostri: perchè, primo forse, contro la volgarità che allagava e saliva e contro la rettorica culturale ed artistica, ha iniziata la battaglia che noi ci riteniamo in dovere di proseguire
{{a destra|{{Sc|Armando Cavalli}}}}<section end="s2" />

Armando Cavalli


PIERO GOBETTI Direttore responsabile.
PIERO GOBETTI Direttore responsabile.
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