I briganti del Riff/11. La strega dei vènti: differenze tra le versioni

nessun oggetto della modifica
Nessun oggetto della modifica
Nessun oggetto della modifica
 
— Su, un ultimo sforzo ed avremo conquistato l'altipiano — disse Carminillo, vedendo i suoi compagni fermarsi grondanti di sudore.
 
— Non ho, le gambe d'un mulo andaluso — rispose Pedro. — Tu vuoi proprio rovinarmi.
 
— Da' dentro alla chitarra.
Una magnifica vista s'offrì tosto ai loro sguardi: tutto il Riff superiore, che è ricco di vegetazione, si stendeva dinanzi a loro colle sue vallate, le sue colline verdeggianti di acacie, di querce e di fichi immensi, e colle sue montagne, fra le quali giganteggiava il Gurugù, l'asilo inviolabile dei briganti della montagna.
 
Numerosi duar, formati di gruppi di tende di pelo di cammello, si annida vanoannidavano sui fianchi di quelle alture, e non mancavano nemmeno le vere case di stile, senza dubbio, moresco, asilo dei caia e dei signori.
 
Al nord invece si stendeva, sull'azzurra superficie del Mediterraneo, visibilissima a quell'altezza, la penisola di Guelaya, terminante col capo delle Tre Forche e con Melilla, la piccola ma salda fortezza spagnola, che invano i riffani da due secoli tentavano di distruggere.
— Ci prepari la sepoltura? — chiese il futuro avvocato, il quale si era pure accorto di quello strano lavoro.
 
— No, ''señor'' — rispose Janko, il quale continuava a scavare con maggior lena. — Vi offro una deliziosa colazione.
 
— Vi offro una deliziosa colazione.
 
— Rajo de sol!... Che formiconi fuggono da quegli squarci?
— Ah, baie!...
 
— Zamora, da al ''señor'' una delle quattro gallette di miglio che tu ancora tieni, e vedremo se farà una buona colazione.
 
— In quei ventri enormi c'è proprio del miele — disse Carminillo. — Lo mangiano gli americani e lo mangiano anche i briganti del Riff.
— Nulla — rispose il giovane ingegnere, il quale pescava nella galleria, afferrando le disgraziate produttrici che non potevano fuggire. — Succhia, Pedro, e spalma la galletta.
 
— E perché queste bestioline non pensano a mettersi in salvo? — Come vuoi che facciano? Con quel ventre pieno di miele che al minimo urto può correre il pericolo di scoppiare?
 
— Come vuoi che facciano? Con quel ventre pieno di miele che al minimo urto può correre il pericolo di scoppiare?
 
— Non lasciano mai il nido, adunque?
— Che stiamo per trovare il ''totem''?
 
— Quello è un affare che riguarda voi e non me — rispose Janko con tono aspro. — Venivo a dirvi che ho ritrovata la cuba di Siza Babà.
 
— Venivo a dirvi che ho ritrovata la cuba di Siza Babà.
 
— E così? — chiese, sempre tranquillo, Carminillo, facendo cenno a Pedro d'interrompere la suonata.
— Sì.
 
— Disgraziati!... — gridò la vecchia, alzando le braccia e stralunando gli occhi. — Non sai tu dunque, figlio mio, che la guerra è scoppiata fra la Spagna ed i berberi del Riff, e che si preparano delle terribili giornate di sangue?
 
— Non sai tu dunque, figlio mio, che la guerra è scoppiata fra la Spagna ed i berberi del Riff, e che si preparano delle terribili giornate di sangue?
 
— Già quando noi siamo partiti, fra i marinai si sussurrava che la Spagna voleva portare un colpo decisivo ai briganti della montagna e snidarli dal Gurugù.
 
Non credevo però che gli avvenimenti precipitassero così. E perché questa guerra?
 
— Malgrado la tua protezione?
 
La Strega dei Vènti fece un gesto vago, poi disse: — Avresti potuto tornare dopo la guerra a cercare il ''totem''. — Ormai sono qui, la nave contrabbandiera è naufragata, e non posso tornare a Malaga, né rivedere i miei compatrioti di Siviglia.
 
— Ormai sono qui, la nave contrabbandiera è naufragata, e non posso tornare a Malaga, né rivedere i miei compatrioti di Siviglia.
 
— Quanti siete?
— Tu mio figlio!... Figlio della Strega dei Vènti che tutti temono nel Riff.
 
— E che io non temo affatto perché dei vènti non ho mai avuto paura — rispose Janko, con una punta d'ironia. — Tu però, dovrai sbarazzarmi degli studenti che vanno, anch'essi in cerca del ''totem''.
 
— Non sono tuoi amici?