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{{Indentatura}}{{smaller block|La steppa — Il telegrafo di Kainsk — Il freno arde — Omsk — La Siberia che si sveglia — La stanchezza — Ancora la steppa — Un incendio sulla prateria — Ischim.}}</div>
 
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{{type|f=250%|L}}{{Sc|a}} nostra automobile aveva trovato a Kolyvvan, come a tutte le tappe da Missowaja in qua, e come trovò sempre regolarmente fino alla fine del viaggio, la sua porzione quotidiana di benzina e di grassi. Non riempivamo mai completamente i serbatoi per non aggravare troppo il peso della macchina, ma ad ogni partenza avevamo a bastanza combustibile e lubrificanti per sette od ottocento chilometri.
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{{type|f=250%|L}}{{Sc|a}} nostra automobile aveva trovato a Kolywan, come a tutte le tappe da Missowaja in qua, e come trovò sempre regolarmente fino alla fine del viaggio, la sua porzione quotidiana di benzina e di grassi. Non riempivamo mai completamente i serbatoi per non aggravare troppo il peso della macchina, ma ad ogni partenza avevamo a bastanza combustibile e lubrificanti per sette od ottocento chilometri.
   
 
Alle quattro del mattino, 13 Luglio, correvamo verso Kainsk lontana 340 chilometri da Kolywan. Il cielo era coperto e minaccioso. Un’ora dopo che eravamo partiti, cominciò a piovere dirottamente; ma fu un breve acquazzone. Alle sette un bel vento di levante aveva già sbaragliato le nubi, e il sole splendeva nel più bel cielo del mondo.
 
Alle quattro del mattino, 13 Luglio, correvamo verso Kainsk lontana 340 chilometri da Kolywan. Il cielo era coperto e minaccioso. Un’ora dopo che eravamo partiti, cominciò a piovere dirottamente; ma fu un breve acquazzone. Alle sette un bel vento di levante aveva già sbaragliato le nubi, e il sole splendeva nel più bel cielo del mondo.
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