Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 1, Torino, 1925.djvu/4: differenze tra le versioni

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E’ ormai cosa sin troppo ovvia e pacifica che il meglio della passata produzione martiniana è da cercarsi negli articoli, ne’ quali appunto l’attitudine a ricostruire avvenimenti, a ritrarre persone e luoghi ha libero campo. Qualità ben più profonda questa dello spumeggiante gioco di arguzie, onde sono intessute certe agili cicalate, che valsero al Martini la fama — interiore a’ suoi menti — di elegante ''causeur'' alla francese, tipo Faguet. Non si può certo negare che il suo sottile gusto psicologico, il suo modo di far l’articolo storico-letterario in forma di ritratto, lo ricolleghino alla tradizione del Sainte Beuve. Ma l’interesse che lo muove è molto più limitato e meno profondo: non spazia nei secoli; si aggira cautamente tra argomenti contemporanei o vicini.
E’ ormai cosa sin troppo ovvia e pacifica che il meglio della passata produzione martiniana è da cercarsi negli articoli, ne’ quali appunto l’attitudine a ricostruire avvenimenti, a ritrarre persone e luoghi ha libero campo. Qualità ben più profonda questa dello spumeggiante gioco di arguzie, onde sono intessute certe agili cicalate, che valsero al Martini la fama — interiore a’ suoi menti — di elegante ''causeur'' alla francese, tipo Faguet. Non si può certo negare che il suo sottile gusto psicologico, il suo modo di far l’articolo storico-letterario in forma di ritratto, lo ricolleghino alla tradizione del Sainte Beuve. Ma l’interesse che lo muove è molto più limitato e meno profondo: non spazia nei secoli; si aggira cautamente tra argomenti contemporanei o vicini.


Il Sainte Beuve ha trovato la sua forma nei «Portraits»,. curioso e amorevole vagabondaggio in cerca di fratelli lontani; il nostro scrittore, invece, nelle «Memorie», ove l’interesse sì fa più caldo e più vivo, trattando di persone e di cose da lui medesimo conosciute. L’ultimo Martini giova a farci comprendere, come non potevamo pinna, quello {{??|ui.eri. radano}} in seconda linea quelle che erano potute apparire note essenziali: sappiamo che {{??|u ano sorriso non c ia smorti}}» dell’uomo di spinto contraente il glabro volto alla stirata freddura, ma la manzoniana ironia di {{??|un moralista, che nuiu.gemcnu-me}} sorride delle umane debolezze. E le qualità più {{??|proionuc}}, che si disperdevano in una superficiale dilatazione giornalistica, si raccolgono intorno a un nucleo limitato sì, ma preciso, Possiamo ora definire con certezza Ferdiando Martini come il poeta di un ristretto mondo provinciale, ricreato con un appassionata indagine psicologica.
Il Sainte Beuve ha trovato la sua forma nei «Portraits»,. curioso e amorevole vagabondaggio in cerca di fratelli lontani; il nostro scrittore, invece, nelle «Memorie», ove l’interesse sì fa più caldo e più vivo, trattando di persone e di cose da lui medesimo conosciute. L’ultimo Martini giova a farci comprendere, come non potevamo prima, quello {{??|di ieri. Passano}} in seconda linea quelle che erano potute apparire note essenziali: sappiamo che {{??|il suo sorriso non è la smorfia}}» dell’uomo di spirito contraente il glabro volto alla stirata freddura, ma la manzoniana ironia di {{??|un moralista, che indulgentemente}} sorride delle umane debolezze. E le qualità più {{??|profonde}}, che si disperdevano in una superficiale dilatazione giornalistica, si raccolgono intorno a un nucleo limitato sì, ma preciso, Possiamo ora definire con certezza Ferdiando Martini come il poeta di un ristretto mondo provinciale, ricreato con un appassionata indagine psicologica.


La storia che lo ispira non è quella composta nella solenne lontananza dell’eterno, quella che ci raffiguriamo con un brivido fra le rovine di Roma antica, o per le vie di un nobile comune italico. È una storia {{??|vicu.a e taiieuuosa}} nostalgia dell’irrevocabile passato vela dì mestizia il ricordo.
La storia che lo ispira non è quella composta nella solenne lontananza dell’eterno, quella che ci raffiguriamo con un brivido fra le rovine di Roma antica, o per le vie di un nobile comune italico. È una storia {{??|vicu.a e taiieuuosa}} nostalgia dell’irrevocabile passato vela dì mestizia il ricordo.


Oltre che per questo loro incanto particolare, le «Confessioni» sono il capolavoro dello scrittore e uno dei libri {{??|più beni uc»la}} presente stagione letteraria per {{??|aure iaic}} virtù artistiche. Il Martini è un grande ritrattista. Come stagliano nette le aggrinzite sue ligure sullo sfondo grigio, popolato di vecchie case! Come emergono coi loro tabarri e coi loro cilindri 1850! Tutto un mondo vien fuori, un mondo di ritratti, di macchiette, di uomini o celebri o ignoti, felicemente fissati con un tratto sicuro di penna. Vero toscano, egli disegna {{??|ali am.ca}}, come un quattrocentista, col solido nerbo di un Pollaiolo: punta secca, contorni angolosi, rilievi evidenti. Pure nulla in lui dell’artista puro, che gode nel ritrarre un pezzo di realtà esteriore; non un tratto inutile non un elemento puramente decorativo: l’aspetto fisico dice il morale.
Oltre che per questo loro incanto particolare, le «Confessioni» sono il capolavoro dello scrittore e uno dei libri {{??|più belli della}} presente stagione letteraria per {{??|altre rare}} virtù artistiche. Il Martini è un grande ritrattista. Come stagliano nette le aggrinzite sue ligure sullo sfondo grigio, popolato di vecchie case! Come emergono coi loro tabarri e coi loro cilindri 1850! Tutto un mondo vien fuori, un mondo di ritratti, di macchiette, di uomini o celebri o ignoti, felicemente fissati con un tratto sicuro di penna. Vero toscano, egli disegna {{??|all'antica}}, come un quattrocentista, col solido nerbo di un Pollaiolo: punta secca, contorni angolosi, rilievi evidenti. Pure nulla in lui dell’artista puro, che gode nel ritrarre un pezzo di realtà esteriore; non un tratto inutile non un elemento puramente decorativo: l’aspetto fisico dice il morale.


Lo stile è di una deliziosa finezza, fuso con le cose, perfettamente aderente al suo amore di ritrattista. Si è tanto discusso sulla prosa del Martini. — Accademica? toscana? — Ma la sua prosa è lui: senza compiacimenti retorici, senza ricerche {{??|liguaiole|nota=Non capisco!}}. Quando un uomo sa raccontare cosi, con tanta felicità nativa, bisogna riconoscere che vi troviamo dì fronte a uno scrittore di razza. Compostezza e sobrietà, pochi particolari, che acquistano suggestivo valore in una perfetta costruzione.
Lo stile è di una deliziosa finezza, fuso con le cose, perfettamente aderente al suo amore di ritrattista. Si è tanto discusso sulla prosa del Martini. — Accademica? toscana? — Ma la sua prosa è lui: senza compiacimenti retorici, senza ricerche {{??|liguaiole|nota=Non capisco! Probabilmente linguaiolo, errore di stampa}}. Quando un uomo sa raccontare cosi, con tanta felicità nativa, bisogna riconoscere che vi troviamo dì fronte a uno scrittore di razza. Compostezza e sobrietà, pochi particolari, che acquistano suggestivo valore in una perfetta costruzione.


Uguale ambiente, uguale arte nell’ultima novella: «A lie riposa-»: un paesello, piccole passioni, piccoli pensieri e piccole lotte: uomini di minuscola statura, guardati con quel particolare sorriso, che inchiude la simpatia e la burla, l’indulgenza e la critica. Gli avvenimenti sono di portata acconcia alla levatura degli uomini; ed è difficile leggere alcunché più gustoso di queste beghe comunali che vanno crescendo a poco a poco fino a sommergere il povero assessore Giovaccino, tragicomico protagonista della semplice storia: una tempesta in un bicchier d’acqua. Le vicende di Pieriposa hanno degno epilogo in questa catastrofe, narrata con scherzoso tono di epica solennità: noi sentiamo tutta la tristezza di tali dolori, meschini in sé, ma troppo grandi per l’anima che deve portarli; e proprio ci tocca il cuore l’angoscioso precipitare dì questo regno di cartapesta.
Uguale ambiente, uguale arte nell’ultima novella: «A lie riposa-»: un paesello, piccole passioni, piccoli pensieri e piccole lotte: uomini di minuscola statura, guardati con quel particolare sorriso, che inchiude la simpatia e la burla, l’indulgenza e la critica. Gli avvenimenti sono di portata acconcia alla levatura degli uomini; ed è difficile leggere alcunché più gustoso di queste beghe comunali che vanno crescendo a poco a poco fino a sommergere il povero assessore Giovaccino, tragicomico protagonista della semplice storia: una tempesta in un bicchier d’acqua. Le vicende di Pieriposa hanno degno epilogo in questa catastrofe, narrata con scherzoso tono di epica solennità: noi sentiamo tutta la tristezza di tali dolori, meschini in sé, ma troppo grandi per l’anima che deve portarli; e proprio ci tocca il cuore l’angoscioso precipitare dì questo regno di cartapesta.
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Bisogna considerate sotto tale aspetto la nascita dei vari movimenti culturali e politici, a cominciare da «quelli rampollati dal positivismo e dal dannunzianesmo, sino a quelli sorti dal tronco dell’idealismo.
Bisogna considerate sotto tale aspetto la nascita dei vari movimenti culturali e politici, a cominciare da «quelli rampollati dal positivismo e dal dannunzianesmo, sino a quelli sorti dal tronco dell’idealismo.


Ricordiamo il superomismo volontarista ed anarchico degli epigoni dannunziani sfociato poi nel nazionalismo corradiniano; il pragmatismo di Vailati e Calderoni e dei condirettori del ''Leonardo'', Prezzolini e Papini; il modernismo cattolico del Murri e del Minocchi e dei redattori del {{??|ìiìmu.vamcttta}} di Milano; la reviviscenza democratica cristiana sorta dapprima quale indizio della maturità sociale e politica dei cattolici italiani e sfociata poi, a guerra finita, nell’alveo del P. P. I.; il sindacalismo rivoluzionario del Leone e del Labriola mutuato dal Sorel e dai francesi ed innestato sulla filosofia del pragmatismo e su quella del Bergson; il neo-volontarismo dell’Amendola e di altri, seguaci del Kantismo; il problemismo infine salveminiano e degli unitari; e la scorribanda sconclusionata e pazza di Marinetti e soci in tutti i campi dello scibile, dopo che i naufraghi di molti sistemi e stili, Soffici e Papini, ebbero loro dato il crisma colla fiorentina ''Lacerba''.
Ricordiamo il superomismo volontarista ed anarchico degli epigoni dannunziani sfociato poi nel nazionalismo corradiniano; il pragmatismo di Vailati e Calderoni e dei condirettori del ''Leonardo'', Prezzolini e Papini; il modernismo cattolico del Murri e del Minocchi e dei redattori del {{??|Rinnovamento}} di Milano; la reviviscenza democratica cristiana sorta dapprima quale indizio della maturità sociale e politica dei cattolici italiani e sfociata poi, a guerra finita, nell’alveo del P. P. I.; il sindacalismo rivoluzionario del Leone e del Labriola mutuato dal Sorel e dai francesi ed innestato sulla filosofia del pragmatismo e su quella del Bergson; il neo-volontarismo dell’Amendola e di altri, seguaci del Kantismo; il problemismo infine salveminiano e degli unitari; e la scorribanda sconclusionata e pazza di Marinetti e soci in tutti i campi dello scibile, dopo che i naufraghi di molti sistemi e stili, Soffici e Papini, ebbero loro dato il crisma colla fiorentina ''Lacerba''.


Effeffttivamente a 10 anni di distanza noi possiamo oggi dire che quello di allora fu il travaglio torbido di un problema che è ancora oggi attuale e vivo nonostante la bufera fascista: il democratico problema della necessità dei partiti.
Effeffttivamente a 10 anni di distanza noi possiamo oggi dire che quello di allora fu il travaglio torbido di un problema che è ancora oggi attuale e vivo nonostante la bufera fascista: il democratico problema della necessità dei partiti.
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Cosi tanto l’una che l’altra idea oltrechè quei distinti tipi dell’uomo civile ed eroico, e della poesia scultorea e definitiva, stavano sempre presenti al suo spirito quali ideali da raggiungere e quale misure da cui trarre norma per la sua condotta morale e politica e per i suoi giudizi di critico-artista; quanto per la sua instancabile ricerca stilistica che partita dall’andamento scolasticoarcaico della laurea sul ''Petrarca'', arriva allo stile agile e forbito degli ulteriori saggi.
Cosi tanto l’una che l’altra idea oltrechè quei distinti tipi dell’uomo civile ed eroico, e della poesia scultorea e definitiva, stavano sempre presenti al suo spirito quali ideali da raggiungere e quale misure da cui trarre norma per la sua condotta morale e politica e per i suoi giudizi di critico-artista; quanto per la sua instancabile ricerca stilistica che partita dall’andamento scolasticoarcaico della laurea sul ''Petrarca'', arriva allo stile agile e forbito degli ulteriori saggi.


Dobbiamo credere che siano stati tali ideali civili cd artistici che uniti alla innata nobiltà, quali talismani abbiano.avuta la virtù di tenerlo lontano tanto dai semplicismi idealistici della seconda ''Voce'' (quella esclusiva Prezzolini), quanto dalla gazzarra lacerbiana-futurista (di fronte alla quale ci tenne ad accentuare il suo distacco coll’assumere la maschera del letterato di provincia e dell’umanista); nonché quello di rendere eroico il suo fatalismo col fargli a cuor sereno e con piena consapevolezza, ed in ottemperanza ad un dovere che sentiva solo quale dovere verso la parte migliore di se stesso, sfidare cd accogliere la morte.
Dobbiamo credere che siano stati tali ideali civili cd artistici che uniti alla innata nobiltà, quali talismani abbiano.avuta la virtù di tenerlo lontano tanto dai semplicismi idealistici della seconda ''Voce'' (quella esclusiva di Prezzolini), quanto dalla gazzarra lacerbiana-futurista (di fronte alla quale ci tenne ad accentuare il suo distacco coll’assumere la maschera del letterato di provincia e dell’umanista); nonché quello di rendere eroico il suo fatalismo col fargli a cuor sereno e con piena consapevolezza, ed in ottemperanza ad un dovere che sentiva solo quale dovere verso la parte migliore di se stesso, sfidare cd accogliere la morte.


Di fronte alla nobiltà del suo sagrificio sentiremmo di dover far punto, ammirati ed umiliati, se non sapessimo di dover qui dichiarare che Renato Serra lo riconosciamo ed ammiriamo come uno dei nostri: perchè, primo forse, contro la volgarità che allagava e saliva e contro la rettorica culturale ed artistica, ha iniziata la battaglia che noi ci riteniamo in dovere di proseguire
Di fronte alla nobiltà del suo sagrificio sentiremmo di dover far punto, ammirati ed umiliati, se non sapessimo di dover qui dichiarare che Renato Serra lo riconosciamo ed ammiriamo come uno dei nostri: perchè, primo forse, contro la volgarità che allagava e saliva e contro la rettorica culturale ed artistica, ha iniziata la battaglia che noi ci riteniamo in dovere di proseguire