Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 1, Torino, 1925.djvu/4: differenze tra le versioni

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Della Firenze granducale Ferdinando Martini è un sopravvissuto: tutto il nuovo mondo venuto formandosi negli ultimi decenni, abiti di vita c di cultura, problemi e tormenti spirituali, gli è estraneo: è rimasto volto all’indietro verso l’età, nella quale trascorse la sua giovinezza, ed ebbe affetti e passioni c luoghi c persone care, disparso tutto nel profondo del tempo.
Della Firenze granducale Ferdinando Martini è un sopravvissuto: tutto il nuovo mondo venuto formandosi negli ultimi decenni, abiti di vita e di cultura, problemi e tormenti spirituali, gli è estraneo: è rimasto volto all’indietro verso l’età, nella quale trascorse la sua giovinezza, ed ebbe affetti e passioni c luoghi c persone care, disparso tutto nel profondo del tempo.


Posizione particolarmente felice, perchè la tarda età e la distanza degli anni gli consentono ora quella sorta di amore distaccato, venato di rimpianti, che si porta alle rimembranze di un tempo che fu. Ne nasce un’atmosfera suggestiva, tutta particolare: e i fatti perdono gli stacchi violenti, ic tìnte calde, i contrasti d’ombra e di luce; tutto s’appiana in un dolce chiarore, che ogni cosa ugualmente riv.cla e dipinge, dandole giusto risalto e appropriato colore. La ragione e il sentimento, il sereno giudizio dello storico c il cuore del poeta, del pari concorrono nel creare una tale visione del mondo: posato ragionare, calmi affetti, bonaria ironia.
Posizione particolarmente felice, perchè la tarda età e la distanza degli anni gli consentono ora quella sorta di amore distaccato, venato di rimpianti, che si porta alle rimembranze di un tempo che fu. Ne nasce un’atmosfera suggestiva, tutta particolare: e i fatti perdono gli stacchi violenti, le tinte calde, i contrasti d’ombra e di luce; tutto s’appiana in un dolce chiarore, che ogni cosa ugualmente rivela e dipinge, dandole giusto risalto e appropriato colore. La ragione e il sentimento, il sereno giudizio dello storico c il cuore del poeta, del pari concorrono nel creare una tale visione del mondo: posato ragionare, calmi affetti, bonaria ironia.


Questo atteggiamento, consueto al Martini, è tutto esplicito in «Confessioni e Ricordi di Firenze Granducale». Manca al Martini la forza di crearsi un proprio mondo, extratemporale, nel quale vivere da gran signore, dettando leggi, facendo e disfacendo a suo piacere: l’arte sua nasce tutta in margine alla storia, come una serie di attente postille: più che un creatore, egli è un delicato alluminatore del gran libro di Clio. La gioia di ricostruire fatti, luoghi, persone, è centrale nel suo temperamento: interesse storico che è però schiettamente psicologico. Altri ha giustamente notato come nella storia egli ricerchi l’aneddoto, il fatterello, e come le grandi cose s’impiccioliscano nelle sue mani: ma perchè la notazione sia esatta, è necessario comprendere l’intima causa di questa costante riduzione del trascendente storico alle anime dei singoli attori. Neppure i luoghi hanno autonomo valore nell’arte martiniana, chè solo gl’importano per le persone che li abitarono, per i vestigi di vita che serbane; assai rara è la contemplazione obliosa di paesaggi e di monumenti goduti per la loro bellezza sola. Ciò che principalmente lo attrae è l’uomo: non l’uomo ritratto, «sub specie aeterni», in quella che noi ameremmo chiamare psicologia metafisica, nella rarefatta atmosfera ove si aggirano, fra sovrumane passioni e sovrumani pensieri, le grandi anime; bensì l’uomo sociale, quello che può vedere il buon senso della psicologia spicciola, mosso da piccoli e comuni sentimenti, da piccole e comuni idee: a questo livello ridotti anche gli uomini più insigni.
Questo atteggiamento, consueto al Martini, è tutto esplicito in «Confessioni e Ricordi di Firenze Granducale». Manca al Martini la forza di crearsi un proprio mondo, extratemporale, nel quale vivere da gran signore, dettando leggi, facendo e disfacendo a suo piacere: l’arte sua nasce tutta in margine alla storia, come una serie di attente postille: più che un creatore, egli è un delicato alluminatore del gran libro di Clio. La gioia di ricostruire fatti, luoghi, persone, è centrale nel suo temperamento: interesse storico che è però schiettamente psicologico. Altri ha giustamente notato come nella storia egli ricerchi l’aneddoto, il fatterello, e come le grandi cose s’impiccioliscano nelle sue mani: ma perchè la notazione sia esatta, è necessario comprendere l’intima causa di questa costante riduzione del trascendente storico alle anime dei singoli attori. Neppure i luoghi hanno autonomo valore nell’arte martiniana, chè solo gl’importano per le persone che li abitarono, per i vestigi di vita che serbane; assai rara è la contemplazione obliosa di paesaggi e di monumenti goduti per la loro bellezza sola. Ciò che principalmente lo attrae è l’uomo: non l’uomo ritratto, «sub specie aeterni», in quella che noi ameremmo chiamare psicologia metafisica, nella rarefatta atmosfera ove si aggirano, fra sovrumane passioni e sovrumani pensieri, le grandi anime; bensì l’uomo sociale, quello che può vedere il buon senso della psicologia spicciola, mosso da piccoli e comuni sentimenti, da piccole e comuni idee: a questo livello ridotti anche gli uomini più insigni.
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Lo stile è di una deliziosa finezza, fuso con le cose, perfettamente aderente al suo amore di ritrattista. Si è tanto discusso sulla prosa del Martini. — Accademica? toscana? — Ma la sua prosa è lui: senza compiacimenti retorici, senza ricerche {{??|liguaiole|nota=Non capisco!}}. Quando un uomo sa raccontare cosi, con tanta felicità nativa, bisogna riconoscere che vi troviamo dì fronte a uno scrittore di razza. Compostezza e sobrietà, pochi particolari, che acquistano suggestivo valore in una perfetta costruzione.
Lo stile è di una deliziosa finezza, fuso con le cose, perfettamente aderente al suo amore di ritrattista. Si è tanto discusso sulla prosa del Martini. — Accademica? toscana? — Ma la sua prosa è lui: senza compiacimenti retorici, senza ricerche {{??|liguaiole|nota=Non capisco!}}. Quando un uomo sa raccontare cosi, con tanta felicità nativa, bisogna riconoscere che vi troviamo dì fronte a uno scrittore di razza. Compostezza e sobrietà, pochi particolari, che acquistano suggestivo valore in una perfetta costruzione.


Uguale ambiente, uguale arte nell’ultima novella: «A lie riposa-»: un paesello, piccole passioni, piccoli pensieri e piccole lotte: uomini di minuscola statura, guardati con quel particolare sorriso, che inchiude la simpatia e la burla, l’indulgenza e la critica. Gli avvenimenti sono di portata acconcia alla levatura degli uomini; ed è difficile leggere alcunché più gustoso di queste beghe comunali che vanno crescendo a poco a poco fino a sommergere il povero assessore Giovaccino, tragicomico protagonista della semplice storia: una tempesta in un bicchier d’acqua. Le vicende di Pieriposa hanno degno epilogo in questa catastrofe, narrata con scherzoso tono di epica solennità: noi sentiamo tutta la tristezza di tali dolori, meschini in sé, ma troppo grandi per l’anima che deve portarli; c proprio ci tocca il cuore l’angoscioso precipitare dì questo regno di cartapesta.
Uguale ambiente, uguale arte nell’ultima novella: «A lie riposa-»: un paesello, piccole passioni, piccoli pensieri e piccole lotte: uomini di minuscola statura, guardati con quel particolare sorriso, che inchiude la simpatia e la burla, l’indulgenza e la critica. Gli avvenimenti sono di portata acconcia alla levatura degli uomini; ed è difficile leggere alcunché più gustoso di queste beghe comunali che vanno crescendo a poco a poco fino a sommergere il povero assessore Giovaccino, tragicomico protagonista della semplice storia: una tempesta in un bicchier d’acqua. Le vicende di Pieriposa hanno degno epilogo in questa catastrofe, narrata con scherzoso tono di epica solennità: noi sentiamo tutta la tristezza di tali dolori, meschini in sé, ma troppo grandi per l’anima che deve portarli; e proprio ci tocca il cuore l’angoscioso precipitare dì questo regno di cartapesta.


La cappelliera, «simboli e custodia delle passate grandezze», che si erge sulle valige c sui sacelli nell’alba della gelida e grigia mattinata di gennaio, riassume tutto il finissimo contrasto.
La cappelliera, «simboli e custodia delle passate grandezze», che si erge sulle valige c sui sacelli nell’alba della gelida e grigia mattinata di gennaio, riassume tutto il finissimo contrasto.
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{{ct|'''Serra Pascoliano '''}}
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Fondamentalmente il mondo spirituale di Renato Serra, è pascoliano.
Fondamentalmente il mondo spirituale di Renato Serra, è pascoliano.


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