Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 1, Torino, 1925.djvu/4: differenze tra le versioni

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Ma non parliamo di questi, né degli uomini politici vociani che il giolittiano e tripolino Renato Serra aveva in uggia; poiché non è nei nostri intenti di fare qui ad essi il processo per «tutto il male» che hanno fatto; molto più che Serra seppe prestissimo immunizzarsene collo starne lontano c col pensare ad altro. L’abituale indolenza ed il naturale scetticismo, quanto il giovanile insegnamento carducciano di Severino Ferrari, gli impedirono di diventare imo scolaro dei maestri surricordati, ma del Croce specialmente, di cui non rimase mai altro che un lettore ammirato, per rivendicare anche di fronte a lui la sua libertà di uomo e di pensatore; siccome il Carducci coll’esempio gli aveva insegnato.
Ma non parliamo di questi, né degli uomini politici vociani che il giolittiano e tripolino Renato Serra aveva in uggia; poiché non è nei nostri intenti di fare qui ad essi il processo per «tutto il male» che hanno fatto; molto più che Serra seppe prestissimo immunizzarsene collo starne lontano c col pensare ad altro. L’abituale indolenza ed il naturale scetticismo, quanto il giovanile insegnamento carducciano di Severino Ferrari, gli impedirono di diventare imo scolaro dei maestri surricordati, ma del Croce specialmente, di cui non rimase mai altro che un lettore ammirato, per rivendicare anche di fronte a lui la sua libertà di uomo e di pensatore; siccome il Carducci coll’esempio gli aveva insegnato.


{{ct|''Il Pascoliano Serra tra il Croce ed il Carducci''}}
{{ct|'''Il Pascoliano Serra tra il Croce ed il Carducci'''}}


Dobbiamo credere ciò anche se quale critico cercante nell’opera d’arte e di poesia il momento lirico puro (intuizione), ci potessimo ritenere in diritto di considerarlo uno scolaro del direttore della «Critica»; senonchè noi non sappiamo quanto deva a lui, più che al Pascoli teorico d’estetica del ''Fanciullino'', od al Carducci che gli aveva insegnato a scoprire, di sotto le macerie dell’erudizione c della storia le sorgenti vive dell’ispirazione e della poesia; se proprio non vogliamo risalire al Bergson che meditava e seguiva.
Dobbiamo credere ciò anche se quale critico cercante nell’opera d’arte e di poesia il momento lirico puro (intuizione), ci potessimo ritenere in diritto di considerarlo uno scolaro del direttore della «Critica»; senonchè noi non sappiamo quanto deva a lui, più che al Pascoli teorico d’estetica del ''Fanciullino'', od al Carducci che gli aveva insegnato a scoprire, di sotto le macerie dell’erudizione c della storia le sorgenti vive dell’ispirazione e della poesia; se proprio non vogliamo risalire al Bergson che meditava e seguiva.
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