Pagina:Il Baretti - Anno II, n. 1, Torino, 1925.djvu/4: differenze tra le versioni

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Bisogna considerate sotto tale aspetto la nascita dei vari movimenti culturali e politici, a cominciare da «quelli rampollati dal positivismo e dal dannunzianesmo, sino a quelli sorti dal tronco dell’idealismo.
Bisogna considerate sotto tale aspetto la nascita dei vari movimenti culturali e politici, a cominciare da «quelli rampollati dal positivismo e dal dannunzianesmo, sino a quelli sorti dal tronco dell’idealismo.


Ricordiamo il superomismo volontarista cd anarchico degli epigoni dannunziani sfociato poi nel nazionalismo corradiniano; il pragmatismo di Vailati e Calderoni e dei condirettori del Leo nardo, Prezzotinì e Papini; il modernismo cattolico de! Murri c del Minocchi e dei redattori del ìiìmu.vamcttta di Milano; la reviviscenza democratica cristiana sorta dapprima quale indizio della maturità sociale c politica de» cattolici italiani c sfociata poi. a guerra finita, nell’alveo del P. P. I.; il sindacalismo rivoluzionario del Leone c del Labriola mutuato dal Sorci e dai francesi cd innestato sulla filosofia del pragmatismo e su quella del Bergson; il neo-volontarismo dell’Amcndola e di altri, seguaci del Kantismo; il problemismo infine salvemitiiano c degli unitari; e la scorribanda sconclusionata c pazza di Mari netti c soci in tutti i campi dello scibile, dopo che i naufraghi di molti sistemi e stili, Soffici c Papini, ebbero loro dato il crisma colla fiorentina Lacerba.
Ricordiamo il superomismo volontarista ed anarchico degli epigoni dannunziani sfociato poi nel nazionalismo corradiniano; il pragmatismo di Vailati e Calderoni e dei condirettori del ''Leonardo'', Prezzolini e Papini; il modernismo cattolico del Murri e del Minocchi e dei redattori del {{??|ìiìmu.vamcttta}} di Milano; la reviviscenza democratica cristiana sorta dapprima quale indizio della maturità sociale e politica dei cattolici italiani e sfociata poi, a guerra finita, nell’alveo del P. P. I.; il sindacalismo rivoluzionario del Leone e del Labriola mutuato dal Sorel e dai francesi ed innestato sulla filosofia del pragmatismo e su quella del Bergson; il neo-volontarismo dell’Amendola e di altri, seguaci del Kantismo; il problemismo infine salveminiano e degli unitari; e la scorribanda sconclusionata e pazza di Marinetti e soci in tutti i campi dello scibile, dopo che i naufraghi di molti sistemi e stili, Soffici e Papini, ebbero loro dato il crisma colla fiorentina ''Lacerba''.


Effcffttivamente a 10 anni di distimia noi possiamo oggi dire che quello di allora fu il travaglio torbido di un problema che è ancora oggi attuale e vivo nonostante la bufera fascista: il democratico problema della necessità dei partiti.
Effeffttivamente a 10 anni di distanza noi possiamo oggi dire che quello di allora fu il travaglio torbido di un problema che è ancora oggi attuale e vivo nonostante la bufera fascista: il democratico problema della necessità dei partiti.


ConfuMimentc, come tutti i giovani della sua età, anche it Serra senti tale problema; senza peraltro proporsi di risolverlo se ne togli In sfiduciata adesione affatto intellettualistica che al nazionalismo accennò fare durante la guerra libica voluta da Giolitti contro il parere dei suoi amici unitari e voeiani; ed al rivoluzionarismo mussoliniauo della settimana rossa, se dobbiamo credere a ciò che ne scrive il Panzini nel suo Diario M’ifliwcntale (p. 18).
Confusamente, come tutti i giovani della sua età, anche il Serra sentì tale problema; senza peraltro proporsi di risolverlo se ne togli la sfiduciata adesione affatto intellettualistica che al nazionalismo accennò fare durante la guerra libica voluta da Giolitti contro il parere dei suoi amici unitari e vociani; ed al rivoluzionarismo mussoliniauo della ''settimana rossa'', se dobbiamo credere a ciò che ne scrive il Panzini nel suo ''Diario sentimentale'' (p. 18).


Ma tali adesioni furono superficiali c brevi; ed (•.-.elusivamente dovute nll’accarczzato desiderio di evadere dal problema che sempre più profondamente c maggiormente Io urgeva: quello della meschinità della sua vita, e dcHa inutilità de* suoi sforzi.
Ma tali adesioni furono superficiali e brevi; ed esclusivamente dovute all’accarezzato desiderio di evadere dal problema che sempre più profondamente e maggiormente lo urgeva: quello della meschinità della sua vita, e dell'inutilità de’ suoi sforzi.


Completamente trasformato dal fuoco vivo del dotore, ctl accresciuto dal nuovo peso d’una imprescindibile esigenza etica desiderosa d’una consapevolezza contemplativa riguardante le finalità ed i destini riserbati all’uomo, il suo scetticismo si tramutò per questo neH’ottiinistico fatalismo delIVixtmii* e delie lettere agli amici.
Completamente trasformato dal fuoco vivo del dolore, ed accresciuto dal nuovo peso d’una imprescindibile esigenza etica desiderosa d’una consapevolezza contemplativa riguardante le finalità ed i destini riserbati all’uomo, il suo scetticismo si tramutò per questo nell’ottiimistico fatalismo dell’''Esame'' e delle lettere agli amici.


Sfiduciato delle proprie forze, ed orinai disperato di vincere nella cruenta lotta per l’arte e ]>er la vita, Renato Serra s’abbandonò all’< eracliteo flusso», lasciandoci senza resistenza prendere v vivere. Nella disperazione Bergson trionfava.
Sfiduciato delle proprie forze, ed ormai disperato di vincere nella cruenta lotta per l’arte e per la vita, Renato Serra s’abbandonò all’«eracliteo flusso», lasciandoci senza resistenza prendere e vivere. Nella disperazione Bergson trionfava.


L’Esame di coscienza.
{{ct|'''L’Esame di coscienza.'''}}
Questa è veramente l’atmosfera spirituale dell’''Esame di coscienza'', e lo stato d’animo con cui ha saputo affrontare la morte.


E’ troppo presto per parlare di questo. Intratteniamoci ancora un poco sul suo classicismo e sulle sue consolazioni.
Questa è veramente l’atmosfera spirituale dclYUsante di coscienza, c lo stato d’animo con cui ha saputo affrontare la morte.


Abbinino già detto del suo ritorno al Carducci: abbiamo pure detto che tale ritorno andò parallelo a un rinascita dell’esigenza etica e morale, che sembrò in un primo tempo dovesse oscurarsi (davanti ai seducenti allettamenti dell’edonismo.
E’ troppo presto per parlare di questo. Intratteniamoci ancora un poco sul suo classicismo e sullr Mie consolazioni.


Non si dimentichi che tale rinascita morale ebbe vaghi desideri di definirsi nelle concrete forme della vita politica e civile, senza peraltro riuscirci. Ma importa ancora dire come riusci invece a definirsi nel francescano-panico sentimento di sentirsi tutt’una cosa cogli uomini e colla vita nelle magnifiche pagine del suo Pascoli in cui descrive il vialone dì Cesena coll’uomo che porta i rami col pennato, ed il poeta di ''Myricae'' mirato lungo la strada nel suo singolare aspetto di fattore di campagna e di buon romagnolo; oppure nell’''Esame'' la sua passeggiata in bicicletta lungo un canale dagli argini del quale dai suoi soldati operai e carrettieri viene interrogato su «quando si partirà per la guerra» >> o pure le già ricordate pagine inedite intitolate
Abbinino già detto det suo ritorno al Carducci:
«Partenza di soldati», e quelle dell’''Esame'' descriventi una passeggiata del Serra richiamato sugli amati colli cesenati, nelle quali la gioia di sentirsi parte della natura e fratello degli uomini, è solo pari all’artistica felicità ed alla grande poesia.


Ebbene, che è ciò se non carduccianesimo: del Carducci maggiore e minore delle prose?
abbiamo pure detto che tale ritorno andò parallelo a un rinascita dcH’csigcnzn etica c morale, che sembrò in un primo tempo dovesse oscurarsi (lavatili ai seducenti allettamenti di’l’edonismo.


Ma non soltanto questo aveva appreso dal suo Maestro. Anche ciò che è stato chiamato il suo classicismo egli aveva appreso: vale a dire il desiderio delle cose ben nette e precise e dell’arte non soggetta ai mutevoli colori della psicologia.
Non si dimentichi che tale rinascita morale ebbe vaghi desideri di definirsi nelle concrete forme della vita politica e civile, senza pcraltto riuscirci. Ma importa ancora dire come riusci invece a.definirsi nel francescano-panico sentimento di sentirsi tiill’mia cosa cogli uomini e colla vita ncitc magnifiche pagine del suo Pascoli in cui descrive il vialone dì Cesena coll’uomo che porta i rami col pennato, cd il poeta di Myricae mirato lungo la strada nel suo singolare aspetto di fattore di campagna e di buon romagnolo; oppure ncV Usante la sua passeggiata in bicicletta lungo un canale dagli argini del quale dai suoi soldati operai c carrettieri viene Interrogato su «quando si partirà per la guerra» >>
pure le già ricordate pagine incedile intitolate
* Partenza di soldati», c quelle dclll’Erowk.* descriventi una passeggiata del Serra richiamato sugli amati colli ccscnati, nelle quali la gioia di sentirsi parte della natura c fratello degti ito mini, è solo pari all’artistica felicità cd alla grande poesia.


Cosi tanto l’una che l’altra idea oltrechè quei distinti tipi dell’uomo civile ed eroico, e della poesia scultorea e definitiva, stavano sempre presenti al suo spirito quali ideali da raggiungere e quale misure da cui trarre norma per la sua condotta morale e politica e per i suoi giudizi di critico-artista; quanto per la sua instancabile ricerca stilistica che partita dall’andamento scolasticoarcaico della laurea sul ''Petrarca'', arriva allo stile agile e forbito degli ulteriori saggi.
Ebbene, clic è ciò se non carduccianesimo: del Carducci maggiore e minore delle prose?


Dobbiamo credere che siano stati tali ideali civili cd artistici che uniti alla innata nobiltà, quali talismani abbiano.avuta la virtù di tenerlo lontano tanto dai semplicismi idealistici della seconda ''Voce'' (quella esclusiva dì Prezzolini), quanto dalla gazzarra lacerbiana-futurista (di fronte alla quale ci tenne ad accentuare il suo distacco coll’assumere la maschera del letterato di provincia e dell’umanista); nonché quello di rendere eroico il suo fatalismo col fargli a cuor sereno e con piena consapevolezza, ed in ottemperanza ad un dovere che sentiva solo quale dovere verso la parte migliore di se stesso, sfidare cd accogliere la morte.
Ma non soltanto questo aveva appreso dal suo Maestro. Anche ciò clic c stato chiamato il suo classicismo egli aveva appreso: vale a dire il desiderio delle-cose ben nette e precise c dcll’arlc non soggetta ai mutevoli colori della psicologìa.


Di fronte alla nobiltà del suo sagrificio sentiremmo di dover far punto, ammirati ed umiliati, se non sapessimo di dover qui dichiarare che Renato Serra lo riconosciamo ed ammiriamo come uno dei nostri: perchè, primo forse, contro la volgarità che allagava e saliva e contro la rettorica culturale ed artistica, ha iniziata la battaglia che noi ci riteniamo in dovere di proseguire
Cosi tanto l’una che l’altra idea oltreché quei distinti tipi dcll’tiomo civile cd eroico, c della ptvesia scultorea c definitiva, stavano sempre presenti al suo spirito quali ideali da raggiungere e quale misure da cui trarre norma per La sua condotta morale e politica e per i suoi giudizi di critico-artista; quanto per la sua instancabile ricerca stilistica che partita dall’andamento scolasticoarcaico della laurea sul Petrarca, arriva allo stile agile e forbito degli ulteriori saggi.


Armando Cavalli
Dobbiamo’ credere che siano stati tali ideali civili cd artistici che uniti alla innata nobiltà, quali talismani abbiano.avuta la virtù di tenerlo lontano tanto dai semplicismi idealistici della seconda Voce (quella esclusiva dì Prezzolini), quanto dalla gazzarra lacerbiana-futurista (di fronte alla quale ci tenne ad accentuare il suo distacco coll’assuinere la maschera del letterato provincia c deH’umanista); nonché quello di rendere eroico il suo fatalismo col fargli a cuor sereno c con piena consapevolezza, ed in ottemperanza ad un dovere che sentiva solo quale dovere verso la parte migliore di se stesso, sfidare cd accogliere la morte.


PIERO GOBETTI Direttore responsabile.
Di fronte alla nobiltà del suo sagrificio senti remmo di dover far punto, ammira.i cd umiliati, se non sapessimo di dover qui dichiarare che Renato Scria lo riconosciamo cd ammiriamo come uno dei nostri: perchè, primo forse, contro la volgarità che allagava c saliva e contro la rettorie»


Soc. An. Tip. Ed. «L’ALPINA» {{??|Cuneo}}
culturale cd artistica, ha iniziata la battaglia che noi ci riteniamo in dovere di proseguire Armando Cavam.t PIERO GOBETTI Direttore responsabile.

Soc. An. Tip. Ed. «I.’AI.PINA» Colico RENATO SERRA
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