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di Pelusio<ref>Osserva il {{AutoreCitato|Pascal François Joseph Gossellin|Gossellin}} che il testo debb’essere qui errato e manchevole, non potendosi comprendere come si parli qui del parallelo di Tapsaco e del meridiano di Pelusio, mentre dovrebbero avervi luogo soltanto il meridiano di Tapsaco e il punto in cui esso taglia il parallelo di Pelusio; nè si vede come sia vero che uno dei lati intorno all’angolo retto dovrebbe essere più lungo dell’ipotenusa.</ref>, uno dei lati intorno all’angolo retto, e propriamente quello nella direzione del meridiano sarebbe maggiore di quello che stendesi opposto all’angolo retto (l’ipotenusa) da Tapsaco a Pelusio. Così riesce insussistente anche quello che Ipparco soggiunge, dedotto da una proposizione non ricevuta: perocchè non si ha per vero che la distanza dal meridiano di Babilonia a quello delle Porte caspie sia di quattromila e ottocento stadii<ref>O più esattamente ''di quattromila e settecento settanta''.</ref>: e già fu dimostrato da noi come Ipparco ponga questa misura deducendola da principii ch’Eratostene non approva. Ma per dimostrare che non sussiste ciò che Eratostene insegna, Ipparco suppone che da Babilonia alla linea condotta (come Eratostene dice) dalle Porte caspie ai confini della Carmania v’abbiano più di nove mila stadii<ref>Leggasi ''novemila e duecento''.</ref>. Ora questo non dovevasi dire contro Eratostene, ma sibbene così<ref name=p199>Gli Editori francesi dichiarano che non presentando qui il testo una lezione sempre sicura, non è presumibile di cogliere sempre nel segno. Gioverà trascrivere qui il commento ch’essi aggiungono a tutto questo passo. Eratostene per indicare la ''grandezza'' e la ''figura'' delle sue varie Sezioni, ma in modo</ref>: Quando si vogliono determinare ({{Pt|co-|}}
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di Pelusio<ref>Osserva il {{AutoreCitato|Pascal François Joseph Gossellin|Gossellin}} che il testo debb’essere qui errato e manchevole, non potendosi comprendere come si parli qui del parallelo di Tapsaco e del meridiano di Pelusio, mentre dovrebbero avervi luogo soltanto il meridiano di Tapsaco e il punto in cui esso taglia il parallelo di Pelusio; nè si vede come sia vero che uno dei lati intorno all’angolo retto dovrebbe essere più lungo dell’ipotenusa.</ref>, uno dei lati intorno all’angolo retto, e propriamente quello nella direzione del meridiano sarebbe maggiore di quello che stendesi opposto all’angolo retto (l’ipotenusa) da Tapsaco a Pelusio. Così riesce insussistente anche quello che Ipparco soggiunge, dedotto da una proposizione non ricevuta: perocchè non si ha per vero che la distanza dal meridiano di Babilonia a quello delle Porte caspie sia di quattromila e ottocento stadii<ref>O più esattamente ''di quattromila e settecento settanta''.</ref>: e già fu dimostrato da noi come Ipparco ponga questa misura deducendola da principii ch’Eratostene non approva. Ma per dimostrare che non sussiste ciò che Eratostene insegna, Ipparco suppone che da Babilonia alla linea condotta (come Eratostene dice) dalle Porte caspie ai confini della Carmania v’abbiano più di nove mila stadii<ref>Leggasi ''novemila e duecento''.</ref>. Ora questo non dovevasi dire contro Eratostene, ma sibbene così<ref name=p199>Gli Editori francesi dichiarano che non presentando qui il testo una lezione sempre sicura, non è presumibile di cogliere sempre nel segno. Gioverà trascrivere qui il commento ch’essi aggiungono a tutto questo passo. Eratostene per indicare la ''grandezza'' e la ''figura'' delle sue varie Sezioni, ma in modo</ref>: Quando si vogliono determinare {{Pt|(co-|}}
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