Pagina:Il Baretti - Anno II, nn. 6-7, Torino, 1924-1928.djvu/4: differenze tra le versioni

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Chi ha letto i libri di Andre Gide, se con amore e sagacia ne ha approfondito il segreto animo, non è senza riluttanza che s’induce a parlarne. Vorrebbe soddisfarsi di segnalare la perfezione formale di ogni opera, così veramente compiuta, se non conclusa, quale ogni libro, secondo che si legge in ''Paludes'', dev’essere: «pieno, liscio, come un uovo — e le uova non si riempiono: nascono piene». Ma vorrebbe subito soggiungere che il valore dell’artefice non può andar qui considerato disgiunto dalla misteriosa collaborazione inerente alla sua genesi. A chi sappia penetrarne l’incanto l’uovo rivela un Dioscuro latente. Ma, si dirà, la grazia del dio è proprio del poeta in genere di sollecitarla: l’opera perfetta n’è l’abitacolo...
Chi ha letto i libri di André Gide, se con amore e sagacia ne ha approfondito il segreto animo, non è senza riluttanza che s’induce a parlarne. Vorrebbe soddisfarsi di segnalare la perfezione formale di ogni opera, così veramente compiuta, se non conclusa, quale ogni libro, secondo che si legge in ''Paludes'', dev’essere: «pieno, liscio, come un uovo — e le uova non si riempiono: nascono piene». Ma vorrebbe subito soggiungere che il valore dell’artefice non può andar qui considerato disgiunto dalla misteriosa collaborazione inerente alla sua genesi. A chi sappia penetrarne l’incanto l’uovo rivela un Dioscuro latente. Ma, si dirà, la grazia del dio è proprio del poeta in genere di sollecitarla: l’opera perfetta n’è l’abitacolo...


Sono le vie di questa amorosa impetragione che fan così prezioso Gide: difficili, inconsuete vie, perché la virtù ch’egli esige da sè è di donarsi nella sua più ricca, completa integrità — e per giungervi, ecco il desiderio che l’anima, struggente qual’è, farsi trepido, sommesso, agile, delicato. Tutto dona di se: «le meilleur et le pire». Perchè trabocca di riconoscenza per il Creatore: il quale ha fatto «il lupo e l’agnello: poi ha sorriso vedendo che «andava assai bene».
Sono le vie di questa amorosa impetragione che fan così prezioso Gide: difficili, inconsuete vie, perché la virtù ch’egli esige da sè è di donarsi nella sua più ricca, completa integrità — e per giungervi, ecco il desiderio che l’anima, struggente qual’è, farsi trepido, sommesso, agile, delicato. Tutto dona di se: «le meilleur et le pire». Perchè trabocca di riconoscenza per il Creatore: il quale ha fatto «il lupo e l’agnello: poi ha sorriso vedendo che «andava assai bene».
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«Chi dirà di quanti arresti, e reticenze, e vie traverse non è responsabile la simpatia, la tenerezza?».
«Chi dirà di quanti arresti, e reticenze, e vie traverse non è responsabile la simpatia, la tenerezza?».


Basta leggere il ''Prometeo male incatenato'' per scoprire in Gide, dolorosa e ironica a un tempo, la coscienza non solo della difficoltà di convincere, dei pericoli che minacciano ogni divulgazione e chi s’accanisca a provare, ma più ancora di quanto sia «pericoloso ogni spirito che si assicura che una soluzione possa trovarsi fin da questo mondo; che s’assicura ch’e la sua, e s’adopera a imporla». Prometeo ha un bel nudarsi il fianco e dare il fegato in pasto all’aquila coram populo, ha un bell’alternare alla disperata perorazione della sua conferenza i giochi dei razzi e la distribuzione delle cartoline oscene: il pubblico sbadiglia, poi tumultua. Ma Damocle l’ha ascoltato, e miserevolmente ammala. La parola di Prometeo l’ha morso, e insanabilmente lo corrode. Delira: «Signore, Signore, a chi debbo? Il dovere, Signore, è una cosa orribile; io ho deciso di morirne... «Che hai tu dunque che tu non abbia ricevuto» dice la Scrittura... ricevuto da chi, da chi?? da chi??? — La mia angoscia è intollerabile». Tanto, che ne muore.
Basta leggere il ''Prometeo male incatenato'' per scoprire in Gide, dolorosa e ironica a un tempo, la coscienza non solo della difficoltà di convincere, dei pericoli che minacciano ogni divulgazione e chi s’accanisca a provare, ma più ancora di quanto sia «pericoloso ogni spirito che si assicura che una soluzione possa trovarsi fin da questo mondo; che s’assicura ch’è la sua, e s’adopera a imporla». Prometeo ha un bel nudarsi il fianco e dare il fegato in pasto all’aquila coram populo, ha un bell’alternare alla disperata perorazione della sua conferenza i giochi dei razzi e la distribuzione delle cartoline oscene: il pubblico sbadiglia, poi tumultua. Ma Damocle l’ha ascoltato, e miserevolmente ammala. La parola di Prometeo l’ha morso, e insanabilmente lo corrode. Delira: «Signore, Signore, a chi debbo? Il dovere, Signore, è una cosa orribile; io ho deciso di morirne... «Che hai tu dunque che tu non abbia ricevuto» dice la Scrittura... ricevuto da chi, da chi?? da chi??? — La mia angoscia è intollerabile». Tanto, che ne muore.


«Oh — dice allora Prometeo, uscendo dalla camera mortuaria — tutto ciò è orribile! La fine di Damocle mi sconvolge. E’ vero che la mia conferenza fu la causa della sua malattia?
«Oh — dice allora Prometeo, uscendo dalla camera mortuaria — tutto ciò è orribile! La fine di Damocle mi sconvolge. E’ vero che la mia conferenza fu la causa della sua malattia?
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