Novella del Grasso legniajuolo: differenze tra le versioni

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Udendo il Grasso così gridare, e parendogli la voce sua, disse: che vol dir questo? e’ mi pare che costui, ch’è su, sia mee dice , che Filippo era alla bottega sua, quando gli fu venuto a dire che la madre stava mate; ed oltre a questo grida con mona Giovanna. Per certo io sono smemorato; e sceso i due scaglioni, e tiratosi indietro per chiamare dalle finestre, vi sopraggiunse come era ordinato, uno che evea nome Donatello, intagliatore di marmi, amico grandissimo del Grasso, e giunto a lui così al barlume, disse: buona sera, Matteo, va’ tu cercando il Grasso? e’ se n’ andò pur testè in casa. E così detto s’ andò con Dio.
 
Il Grasso, se prima s’era maravigliato, udendo Donatello, che lo chiamò Matteo, smemorò, e tirossi in su la piazza di san Giovanni dicendo fra se: io starò tanto qui, che ci passerà qualcuno, che mi conoscerà, e dirà chi io sia. E così stando mezzo fuori di se, giunser quivi, com’era ordinato, quattro famigli di quegli dell’unciale dalla mercatanzia, ed un mwaao, e con loro un che avea ad aver danari da quel Matteo, che ’l Grasso si cominciava quasi a dare ad intendere di essere; ed accostatosi costui al Grasso, si volse al messo e a’ fanti, e disse: menatene qui Matteo; questo è il mio debitore. Vedi ch’io tanto ho seguita la traccia, ch’io t’ho colto. I famigli, e ’l messo lo presono, e cominciarono a menarnelo via. Il Grasso rivoltosi a costui, che ’l faceva pigliare, disse; che ho io a far teco, che tu mi fai pigliare?Di’, che mi lascino; tu, m’ hai colto in iscambio,ch’io non sono chi tu credi, e fai una gran villania a farmi questa vergogna, non avendo a fare nulla teco. Io sono il Grasso legnaiuolo, e non sono Matteo e non soche Matteo tu ti dica; e volle cominciare a dare loro, come quello che era grande, e di buona forzai ma egli presono di subito, le braccia; e il creditore fattesi innanzi, e guatatolo molto bene in viso, disse:Come non hai a farenulla meco? Sì, ch’ io non conosco Matteo mio debitore, e chi è il Grasso legnaiuolo? Io t’ho scritto in sul libro e hotti la sentenzia contra al’arte tua, già fa un anno. Ma tu fai bene, come un cattivo, a dire che tu non sia Matteo; ma ti converrà a fare altro a pagarmi, che contraffarti. Menatenelo pure, e vedremo se tu sarai desso. E cosi bisticciando il condussono alla Mercatanzia. E perchè egli era quasi in su l’ora della cena, né per la via, né là non trovaron persona, che gli conoscesse.
 
Giunti quivi, il notaio finse di scrivere la cattura in nome di Matteo, e miselo nella prigione, e giugnendo d’entro, gli altri prigioni che v’erano avendo udito il remore, quando ne venne preso, e nominarlo più volte Matteo, sanza conoscerlo, giugnendo alla prigione, tutti dissero: Buona sera, Matteo, che vuol dir questo? Il Grasso udendosi chiamare Matteo da tutti coloro, quasi per certo gli parve esser desso, e risposto al loro saluto, disse: io debbo dare a uno parecchi denari, che miha fatto pigliare, ma io mi spaccerò domattina di buon’ora;carico tutto di confusione. I prigioni dissero: tu vedi, noi siamo per cenare; cena con noi, e poi domattina ti spaccerai; ma ben t’avvisiamo, che qui si sta sempre più che altri non crede.