Differenze tra le versioni di "Agricoltura biologica: le fondamenta nella scienza, o le radici nella superstizione?"

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Sperimentatore accorto, il direttore della Stazione agronomica di Modena non è, tuttavia, maestro di storia delle teorie agronomiche, e la modestia delle cognizioni storiche gli consente di presumere l’originalità di una concezione le cui formulazioni hanno ricolmato, nel corso dell’Ottocento le biblioteche agronomiche. Convinto di proporre una dottrina originale, espone le proprie idee in forma immaginifica, nel volume il cui titolo suggerisce l’idea che l’azienda agricola sia essere vivente, analizzando i flussi di sostanze nutritive tra i campi, il fienile, il letamaio ed i prodotti immessi sul mercato come la circolazione del sangue e dei principi chimici tra l’apparato digestivo, il cuore e gli organi diversi del corpo. Ma descrivere l’azienda agricola come entità vivente equivale ad impiegare la metafora più suggestiva per gli spiriti inquieti alla ricerca di una pratica agraria che operi in perfetta sintonia con i processi naturali. Quale concezione agronomica potrebbe proporre, a chi vagheggia un’agricoltura “biologica”, credenziali più sicure di quella che propone di stabilire tra i campi, la stalla e i granai un processo che ricalcherebbe perfettamente il meccanismo di digestione-circolazione che si realizza in tutti i viventi?
 
Nella scelta di Francesco Garofalo di ricalcare Draghetti la scelta coerente di connettere la pratica agraria nuova alla più solida tradizione della rivoluzione agraria: una scelta di indiscutibile dignità scientifica. Primo, tuttavia, tra i teorici italiani dell’agricoltura alternativa Garofalo non vede le proprie idee diffondersi in relazione al dilatarsi delle istanze di una produzione alimentare liberata dai fantasmi della chimica: tra gli adepti del rinnovamento agronomico il numero più significativo è costituito, infatti, da neoagricoltori di matrice urbana, del tutto incapaci di cimentarsi nell’allevamento del bestiame, il cui governo richiede attitudini che è difficile acquisire in assenza della dimestichezza sviluppata durante l’adolescenza. I neofiti dell’agricoltura alternativa indirizzano le proprie energie, ed i mezzi economici di cui possano disporre, alla realizzazione di colture cerealicole, orticole e alla viticoltura. Incredulo e amareggiato, Garofalo vede la propria dottrina, di cui, dotato di buona cultura agronomica, misura le ascendenze scientifiche, respinta a favore di una pratica priva di ogni fondamento teorico, vede il sodalizio che ha fondato, il più antico dei cenacoli della nuova agricoltura, disertato a favore di una miriade di tribù diverse, che in chiassosa contrapposizione contendono le adesioni degli adepti del credo fondato sull’abiura della chimica, che si impegnano a beneficare, con una chiassosa azione politica, di copiosi sussidi pubblici.
 
==Arrestare l’apocalisse agricola==