Differenze tra le versioni di "Wikisource:Testo in evidenza"

fino alla fine dell'anno
(ottobre e novembre)
(fino alla fine dell'anno)
 
== 3 dicembre ==
<section begin=03-12-2017 />
{{Testo|L'arte di ferrare i cavalli senza far uso della forza}}
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">§ 1.
 
Dapprima vi furono cavalli irritabili e restii, i quali non volevano assoggettarsi di buon grado ad essere ferrati, che colla pratica di mezzi violenti, per i quali diventavano finalmente non di rado affatto viziati. S’inventarono dappoi diverse macchine per ferrare cavalli così ritrosi, ma non si ottenne alcun vantaggio; giacché nella susseguente ferratura si è dovuto nuovamente far uso della forza, per la quale aumentavasi progressivamente la resistenza di questi animali.
 
§ 2.
 
Un così barbaro trattamento aveva per conseguenze danni innumerevoli e per gli uomini e per i cavalli; e questi ultimi venivano in tal modo assai di sovente resi affatto inservibili; come frequenti casi nell’impiego delle macchine per rialzarli lo hanno dimostrato. Crudele e pregiudizievole ne’ suoi effetti per il carattere dei cavalli è parimenti l’uso di diverse altre specie di macchine per ferrarli.</div>
 
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</div><section end=03-12-2017 />
 
== 10 dicembre ==
<section begin=10-12-2017 />
{{Testo|La polenta dei Ciusi-Gobj}}
 
[[File:Tito Bassetti.jpg|70px|right|link=Autore:Tito Bassetti]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Una gran parte di coloro che leggeranno il titolo di questa memoria inarcherà le ciglia, e proseguirà suo cammino giudicando poco meno che rimbambito colui al quale venne il ticchio di pubblicarla. E di fatti, occuparsi di un argomento, che la novella civiltà ha da più anni sommerso nell’onda del Lete, cioè di uno spettacolo popolare stimato come una reliquia delle età barbare ed ignoranti potrebbe sembrare una stoltezza, o per lo meno tempo gettato a coloro che si appagano della superficialità delle cose, o precipitano i loro giudizi sulla prevenzione, o sulla autorità di chi parla avventatamente.
 
Io mi lusingo, che questo mio tenue lavoro venga accolto favorevolmente da chi esamina, e pensa prima di giudicare, da chi sente la carità del luogo nativo, e rispetta le buone tradizioni de’ nostri padri, ed in particolar modo anche da que’ benemeriti, e zelanti magistrati, che oggi per somma ventura governano questa città.</div>
 
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</div><section end=10-12-2017 />
 
== 17 dicembre ==
<section begin=17-12-2017 />
{{Testo|Discorsi, e lettere}}
 
[[File:Bianca Laura Saibante.jpg|70px|right|link=Autore:Bianca Laura Saibante]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">DISCORSO
 
''Intorno agli esercizj delle Antiche Donne''.
 
Ogni uomo, valorosi Consocj miei, parla secondo il suo linguaggio; imperciocchè dal sommo Facitore varie tra gli uomini furono distribuite le fortune, nè v’ha luogo alcuno a dubitare, che fecondo lo stato, in cui ciascheduno si ritrova, quasi tenuto non sia di favellare, poichè altrimenti facendo, un assurdo verrebbe a commettere; ed eccovene una piccola dimostrazione. Il pecorajo rozzo abitatore d’alpestri monti, se ragionar egli volesse innanzi a voi tutti degli affari politici d’una Città, ovvero il Ministro nutrito all’ombra, e fra il lusso delle Corti, di pecore, e di mandre a far parole si mettesse, che non direste voi contro questi due differenti uomini, i quali non senza ridicolo pensamento a trattar si ponessero di ciò, che a loro per niun modo non si converrebbe? Quanto dunque di biasimo degni sono coloro, i quali a trattar si pongono di cose a loro non aspettanti, altrettanto sarà se non di lode, almeno di compatimento meritevole colui, il quale s’ingegna di favellare di quelle cose, che suo vero cibo pur sono.</div>
 
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</div><section end=17-12-2017 />
 
== 24 dicembre ==
<section begin=24-12-2017 />
{{Testo|Racconti fantastici (Verne)|Racconti fantastici}}
 
[[File:Félix Nadar 1820-1910 portraits Jules Verne.jpg|70px|right|link=Autore:Jules Verne]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">UN CAPRICCIO DEL DOTTOR OX.
 
<p>Se sopra una carta delle Fiandre, antica o moderna, cercate la piccola città di Quiquendone, è probabile che non ce la troverete. Quiquendone è essa dunque una città scomparsa? No. Una città di là da venire? Nemmeno. Esiste a dispetto della geografia da otto o novecento anni. Conta anzi due mila trecento novantatre anime, concedendo un’anima ad ogni abitante. È posta a tredici chilometri e mezzo a nord-est d’{{Ec|Audenanarde|Audenarde}} ed a quindici chilometri ed un quarto al sud-est di Bruges nel bel mezzo della Fiandra. Il Vaar, piccolo affluente della Schelda, passa sopra i suoi tre ponti coperti tuttavia d’un’antica tettoia del Medio Evo, come a Tournay. Vi si ammira un vecchio castello, la cui prima pietra fu posta nel 1197 da Baudouin, futuro imperatore di Costantinopoli, ed un palazzo comunale a piccole finestre gotiche, coronato di merlature, cui domina un campanile a torricelle alto trecento cinquantasette piedi sul livello del suolo.</div>
 
<div class="plainlinks">
[[Un capriccio del dottor Ox/I|<span class="mw-ui-button mw-ui-quiet mw-ui-progressive">Continua a leggere</span>]]
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</div><section end=24-12-2017 />
 
== 31 dicembre ==
<section begin=31-12-2017 />
{{Testo|Mirtilla}}
 
[[File:Rime d'Isabella Andreini 1603, frontispiece, engraved portrait - Gallica 2014 (adjusted).jpg|70px|right|link=Autore:Isabella Andreini]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify"><poem style="margin-left:0">
{{sc|Venere}}
Pur m’è stato concesso amato figlio
Di ritrovarti; hor dì per qual cagione
Ti partisti di grembo à la tua madre?
{{sc|Amore}}
Io certo mi godea dolce riposo
Nel tuo bel sen là sù nel terzo Cielo,
E lieto mi vivea, poi che nel mondo
Lasciato havea foco leggiadro, e santo,
Acciò fusse il mio bene à l’human seme,
A le fiere, a gl’augelli, a i boschi, e a l’onde
Compartito, e diffuso; e mentre intento
Aspettava portarne immensa lode,
In ricompensa da i mortali udij
Dei forsennati amanti;
E le querele, e i pianti.
E perche l’importune, e meste voci
Non turbassero più l’orecchie mie,
Discesi in terra ad acquetar le loro
Vane, e torbide menti.
</poem></div>
 
<div class="plainlinks">
[[Mirtilla/Prologo|<span class="mw-ui-button mw-ui-quiet mw-ui-progressive">Continua a leggere</span>]]
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</div><section end=31-12-2017 />
 
== 2018 ==
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