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EPISTOLA PRIMA LA QUALE POLIPHILO NARRA ALLA SUA POLIA HAVERE SCRIPTO, ET ESSA UNQUANTULO NON MOVENTISE, LI MANDOE LA SECONDA.
 
EPISTOLA PRIMA LA QUALE POLIPHILO NARRA ALLA SUA POLIA HAVERE SCRIPTO, ET ESSA UNQUANTULO NON MOVENTISE, LI MANDOE LA SECONDA.
   
{{capolettera|[[File:Hypnerotomachia Poliphili pag444 A.jpg|110px|A]]|}}VIDISSIMO ET SUMMAMENTE PERCUpido di revelare alquantulo la non mediocre fiamma dello impatiente Core. Il quale per il tuo praeclaro et singulare amore assai et validamente infiamato languente se consuma. O di venerato praeclara, et dignissima Nympha, unico in terra di bellecia mirabondo, et perfecto exemplare. Cum queste non parolette, ma profuse et non impedite lachrymule liturando il praesente papyro, ho preso questo tollerabile, et honesto auso, non temerario, ma oltra il credere fortemente impulso dal continuo stimulo, et da molesta assiduitate d’amore infesto, propalare, et dechiarire la mia incredibile passione, et sincera dilectione, che io per te, et ad te porto, mio dolce bene, et dolce mia sperancia, et solo refrigerio de gli mei non cognosciuti affanni, et non pensati da te langori. Alla quale cum pietose voce, et riverente parole, et humile prece, il stato mio in discrimine ricomando, et del mio sagittato et vulnificato core, supplicando soccorso a moderare il disordinato incendio. O Polia diva luce, et mia veneranda Dea, non te insurdire preco hora ad gli mei opportuni mendicabuli, et rogati cum il vulto demisso deprecatore, da calidissimo amore fervescente, te chiamo, te invoco, che festini tempestivamente salubre adiuto, efficace conforto, necessario sublevamento. Il perché essendomi cum gli rapaci uncini degli stelliferi ochii tui il core dal pecto mio divulso, è originata la causa di questo mio inepto et incompto scrivere, da me confuso, et da amore disposito. Et già negli praeteriti giorni, io harei tentato il simigliante, ma unque ritrovare ho potuto modo cusì conveniente et arcano. Dunque per tale rispecto questo mio crucioso tormento manifestare tacitamente restrinxi differendo. Diciò al praesente poscia che non più lento et suspeso, il disiderio mio, intruso, et inclaustrato non l’ò potuto infrenare. Imperoché la violentia del mio amore, cusì vole, et la mia prava sorte, ad questo mio comperto modo, et dulcissimo exordio me urgie, me tira, o Nympha egregia, et di chiunque mai si fusse bellissima. Dunque attendi, et commovite pia, praestate benigna, rendite cum placamento unibile ad tanta benevolentia
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{{capolettera|[[File:Hypnerotomachia Poliphili pag047.jpg|110px|A]]|}}VIDISSIMO ET SUMMAMENTE PERCUpido di revelare alquantulo la non mediocre fiamma dello impatiente Core. Il quale per il tuo praeclaro et singulare amore assai et validamente infiamato languente se consuma. O di venerato praeclara, et dignissima Nympha, unico in terra di bellecia mirabondo, et perfecto exemplare. Cum queste non parolette, ma profuse et non impedite lachrymule liturando il praesente papyro, ho preso questo tollerabile, et honesto auso, non temerario, ma oltra il credere fortemente impulso dal continuo stimulo, et da molesta assiduitate d’amore infesto, propalare, et dechiarire la mia incredibile passione, et sincera dilectione, che io per te, et ad te porto, mio dolce bene, et dolce mia sperancia, et solo refrigerio de gli mei non cognosciuti affanni, et non pensati da te langori. Alla quale cum pietose voce, et riverente parole, et humile prece, il stato mio in discrimine ricomando, et del mio sagittato et vulnificato core, supplicando soccorso a moderare il disordinato incendio. O Polia diva luce, et mia veneranda Dea, non te insurdire preco hora ad gli mei opportuni mendicabuli, et rogati cum il vulto demisso deprecatore, da calidissimo amore fervescente, te chiamo, te invoco, che festini tempestivamente salubre adiuto, efficace conforto, necessario sublevamento. Il perché essendomi cum gli rapaci uncini degli stelliferi ochii tui il core dal pecto mio divulso, è originata la causa di questo mio inepto et incompto scrivere, da me confuso, et da amore disposito. Et già negli praeteriti giorni, io harei tentato il simigliante, ma unque ritrovare ho potuto modo cusì conveniente et arcano. Dunque per tale rispecto questo mio crucioso tormento manifestare tacitamente restrinxi differendo. Diciò al praesente poscia che non più lento et suspeso, il disiderio mio, intruso, et inclaustrato non l’ò potuto infrenare. Imperoché la violentia del mio amore, cusì vole, et la mia prava sorte, ad questo mio comperto modo, et dulcissimo exordio me urgie, me tira, o Nympha egregia, et di chiunque mai si fusse bellissima. Dunque attendi, et commovite pia, praestate benigna, rendite cum placamento unibile ad tanta benevolentia
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