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</div><section end=14-05-2017 />
 
== 21 maggio ==
{{Testo|Ordini e istruzioni per gli esposti del R. Spedale di S. Maria degl'Innocenti di Firenze}}
 
== 28 maggio ==
{{Testo|La coscienza di Zeno (1930)|La coscienza di Zeno}}
 
== 4 giugno ==
<section begin=04-06-2017 />
{{Testo|Facezie (Poggio Bracciolini)|Facezie}}
 
[[File:Gianfrancesco Poggio Bracciolini - Imagines philologorum.jpg|70px|right|link=Autore:Poggio Bracciolini]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">''Di un povero nocchiero da Gaeta.''
 
<p>{{Sc|Quelli}} del popolo di Gaeta vivono quasi tutti sul mare; uno di costoro, il più povero nocchiero del mondo, dopo avere errato per molti luoghi per guadagnare, tornò dopo cinque anni a casa dove aveva lasciata povera masserizia e la moglie giovane. Appena mise piede a terra, corse a veder la sua donna (che disperando intanto che il marito tornasse, con altro uomo viveva.) Entrato in casa e vedendo questa tutta instaurata e ingrandita e abbellita, chiese a sua moglie, come mai quella stamberga, prima tanto brutta, si fosse così mutata. Rispose tosto la moglie, che la era stata la grazia di Dio che dà a tutti gli uomini la ricchezza. “Benediciamo dunque il Signore,” disse l’uomo, “che ci ha fatto così gran beneficio.” Poi, di sopra, vede la stanza da dormire, con un letto {{Ec|piú|più|normalizzo, è l'unico acuto}} bello e con tutta la mobilia più elegante di quello che la condizione di sua moglie permettesse; e quando chiese, di dove anche tutto questo fosse venuto, ella gli rispose che anche ciò si dovea alla misericordia di Dio; e ringraziò di nuovo il Signore che così generoso verso di lui si era mostrato.</div>
 
<div class="plainlinks">
[[Facezie (Poggio Bracciolini)/1|<span class="mw-ui-button mw-ui-quiet mw-ui-progressive">Continua a leggere</span>]]
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</div><section end=04-06-2017 />
 
== 11 giugno ==
<section begin=11-06-2017 />
{{Testo|Fontana nettuniana avanti l'anno 1872}}
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify"><poem style="margin-left:0">
S’erge superbo fonte
Dell’arte un bel portento
Nella città di '''Trento''',
Che alletta l’occhio e il cor.
 
Alza l’ondosa fronte
In su la '''Piazza grande''',
E da più bocche spande
Il cristallino umor.
 
Onde formar l’altero
E maestoso fonte
Fu sviscerato il monte,
Che chiude la città;
 
Di quello è mio pensiero
Narrar a parte a parte,
E la struttura e l’arte
Come fu fatto e sta.
</poem></div>
 
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</div><section end=11-06-2017 />
 
== 18 giugno ==
<section begin=18-06-2017 />
{{Testo|L'avvenire!?}}
 
[[File:Edward Bellamy - photograph c.1889.jpg|70px|right|link=Autore:Edward Bellamy]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Io vidi la luce nella città di Boston nell’anno 1857. «Come,» dirà il lettore, «mille ottocento cinquanta sette!? questo è un errore ridicolo, Ella intende certamente 1957.»
 
«Prego di scusare, non è un errore.»
 
Erano circa le 4 del pomeriggio del 26 Dicembre, un giorno dopo il Natale, nel 1857, non 1957, quando mi soffiò per la prima volta in viso il vento di Boston, il quale, (come posso assicurare al lettore) era tanto penetrante nei tempi più remoti, quanto lo è nel presente anno di grazia, 2000.
 
Queste indicazioni, specialmente se aggiungo ch’io sono un giovinotto dell’apparente età di trent’anni, sembrano così assurde, che non sarebbe biasimevole chi rifiutasse di leggere ancora una sola parola di ciò che promette essere una pretesa alla sua credulità. Eppure, accerto il lettore, che non intendo ingannarlo, e mi prendo l’impegno di persuaderlo completamente s’egli vuol leggermi un poco ancora. Se con la promessa di giustificare l’accettazione, mi è permesso asserire ch’io so meglio del lettore, quando io sia nato, continuo la mia narrazione.</div>
 
<div class="plainlinks">
[[L'avvenire!?/Capitolo primo|<span class="mw-ui-button mw-ui-quiet mw-ui-progressive">Continua a leggere</span>]]
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</div><section end=18-06-2017 />
 
== 25 giugno ==
<section begin=25-06-2017 />
{{Testo|Dal tuo al mio}}
 
[[File:Giovanni-Verga.jpg|70px|right|link=Autore:Giovanni Verga]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">In casa Navarra era festa, quella sera. Il povero barone don Raimondo, che arrabattavasi da anni ed anni in mezzo ai debiti e agli altri guai, colla croce di due figlie da marito per giunta, ne dava una, delle figliuole, al figlio unico di don Nunzio Rametta, ch’era entrato nella zolfara dei Navarra senza scarpe ai piedi e col piccone in mano, ed ora aveva denari a palate e si chiamava col don. La ragazza, è vero, s’era fatta tirare pei capelli a dir di sì, non per l’umiliazione di dover scendere sino al figliuolo di un zolfataro e diventare signora Rametta senz’altro, — ahimè, i guai della casa baronale li conosceva anche lei, e il viso rosso se l’era dovuto fare altre volte, quando i creditori venivano a chiedere il fatto loro, gridando e strepitando, e lei doveva dire che il babbo non era in casa — ma pure, alla sua età, ci aveva in capo il suo romanzetto anch’essa, e ne aveva fatto del piangere per strapparsi dal cuore Lucio Santoro, suo cugino, prima di chinare il capo al matrimonio col figlio di Rametta!</div>
 
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[[Dal tuo al mio/I|<span class="mw-ui-button mw-ui-quiet mw-ui-progressive">Continua a leggere</span>]]
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</div><section end=25-06-2017 />
 
== 2 luglio ==
<section begin=02-07-2017 />
{{Testo|Dracula}}
 
[[File:Bram Stoker 1906.jpg|70px|right|link=Autore:Bram Stoker]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">'''Giornale di [[w:Jonathan Harker|Jonathan Harker]].'''
 
''(Stenografato.)''
 
''3 maggio. — [[w:Bistrița|Bistritz]].''
 
Lasciato Monaco alle 8.55 di sera, il 1° maggio. Giunto a Vienna l’indomani, di buon mattino. Il treno aveva un’ora di ritardo. Budapest mi parve molto curiosa da quel che potei vederne stando in treno. Fatta una passeggiata breve attraverso la città. Ebbi l’impressione nitidissima di lasciare l’Occidente per entrare nell’Oriente. Il magnifico ponte gettato sul Danubio ricorda la dominazione turca.
 
Giunto a [[w:en:Klausenberg (Chiemgau Alps)|Klausenberg]] sul far della notte. Cenato all’Albergo Reale con un pollo alla pàprica, specie di pepe rosso, (pro memoria: ho chiesto la ricetta di questo piatto, per [[w:Mina Murray|Mina]]). Il mio cattivo tedesco m’è utilissimo qui, non so come me la caverei altrimenti.
 
Prima di lasciar Londra, e poichè son chiamato da un nobile di questo paese, ho consultato al {{W|British Museum|British Museum}} alcuni libri e carte sulla {{W|Transilvania|Transilvania}}.
 
Il distretto che il conte Dràcula abita confina con tre Stati: la Transilvania, la {{W|Moldavia|Moldavia}} e la {{W|Bucovina|Bucovia}}, in mezzo ai {{W|Carpazi|Carpazi}}, in uno degli angoli più selvaggi e meno conosciuti dell’Europa.</div>
 
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</div><section end=02-07-2017 />
 
== 9 luglio ==
<section begin=09-07-2017 />
{{Testo|Il vampiro (1831)|Il vampiro}}
 
[[File:John William Polidori by F.G. Gainsford.jpg|70px|right|link=Autore:John Polidori]]
 
<div style="font-family:Georgia,Times New Roman,Times,serif; text-align:justify">Fra i sollazzi e le avventure che si succedettero in un’invernata di Londra fu ammirato ne’ crocchi più brillanti e distinti di quella metropoli un gentiluomo riguardevole, più per le singolarità del suo carattere che per l’altezza de’ suoi natali. Ei contemplava le gioje de’ suoi simili, come se gli fosse interdetto di partecipare a verun terrestre diletto, e allorché l’amabil sorriso delle belle sembrava fissare la sua attenzione, un suo sguardo bastava a farlo svanire spargendo il terrore in quegl’animi frivoli e spensierati. Coloro che provavano questa sensazione di terrore non potevano riuscire ad indovinarne la cagione: alcuni l’attribuivano al suo sguardo tetro e funereo, che arrestandosi immobile sulla superficie del sembiante l’opprimeva d’un peso mortale, benchè non sembrasse penetrare sino tra le più profonde latebre del cuore. Queste singolarità lo resero celebre e desiderato nelle più cospicue adunanze. Tutti bramavano di vederlo, e coloro che assuefatti a violenti emozioni sentiansi oppressi dal peso della noja, si compiacevano di ritrovare in lui un oggetto capace d’impegnare la loro attenzione.</div>
 
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[[Il vampiro (1831)/Il vampiro|<span class="mw-ui-button mw-ui-quiet mw-ui-progressive">Continua a leggere</span>]]
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== 16 luglio ==
* {{Testo|Leonardo da Vinci}}
* {{Testo|Pensieri (Tarchetti)|Pensieri}}
* {{Testo|Ordini e istruzioni per gli esposti del R. Spedale di S. Maria degl'Innocenti di Firenze}}
* {{Testo|La coscienza di Zeno (1930)|La coscienza di Zeno}}
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