Differenze tra le versioni di "Pagina:De Amicis - Il romanzo d'un maestro, Treves, 1900.djvu/401"

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imposta allora nelle scuole, secondo il concetto di quel talentone del De Sanctis, che mancava affatto di senso pratico, era una vera e propria pagliacciata, che fra qualche anno sarebbe caduta nel ridicolo universale. Secondo lui, anche per ritemprare fisicamente l’uomo, bisognava, come nelle cose morali, risalire ai principii. Ora, avendo assodato la scienza che l’uomo era stato antichissimamente un animale quadrumane, usato a star la maggior parte del tempo sopra le piante, ne seguiva che per restituire a poco a poco al suo corpo la salute, la vigoria, la sveltezza che aveva perdute, bisognava ricondurlo alle piante: ossia escogitare e istituire una ginnastica che avesse per fondamento ed attrezzo unico ed universale l’''albero'': l’albero naturale, s’intende. L’albero, infatti, riuniva in sè tutti gli attrezzi: offriva il fusto per arrampicarsi, i rami per sbarre fisse o travi di sospensione, per saltare dall’uno all’altro, o per farvi esercizi d’equilibrio, o per addestrarsi a cadere dall’alto; oltrechè era la più igienica delle palestre e per l’ossigeno che la verzura esalava e per il verde che riposava gli occhi. Si dovevano dunque assuefare i ragazzi a giocare, a mangiare, a dormire, a studiare sugli alberi, chè tutte le loro facoltà fisiche si sarebbero così svolte rapidamente e con armonia. C’era poi una ragione di corrispondenza storica da non trascurarsi: l’albero del Paradiso terrestre era stato il simbolo della scienza del bene e del male; l’albero della libertà, il simbolo della redenzione civile dell’uomo; l’albero della ginnastica sarebbe quello della rigenerazione fisica.... Il concetto, del resto, aveva bisogno d’essere svolto ampiamente, ed egli stava preparando una serie d’articoli. — E vedremo un po’ — disse in fine. — Per ora, mi tocca a far la marionetta come gli altri, perchè così piace ai grandi uomini che tengono i fili nelle mani. — E soggiunse con un sorriso altiero: — Un giorno, forse, li farò ballar loro.
imposta allora nelle scuole, secondo il concetto di quel talentone del De Sanctis, che mancava affatto di senso pratico, era una vera e propria pagliacciata, che fra qualche anno sarebbe caduta nel ridicolo universale. Secondo lui, anche per ritemprare fisicamente l’uomo, bisognava, come nelle cose morali, risalire ai principii. Ora, avendo assodato la scienza che l’uomo era stato antichissimamente un animale quadrumane, usato a star la maggior parte del tempo sopra le piante, ne seguiva che per restituire a poco a poco al suo corpo la salute, la vigorìa, la sveltezza che aveva perdute, bisognava ricondurlo alle piante: ossia escogitare e istituire una ginnastica che avesse per fondamento ed attrezzo unico ed universale l’''albero'': l’albero naturale, s’intende. L’albero, infatti, riuniva in sè tutti gli attrezzi: offriva il fusto per arrampicarsi, i rami per sbarre fisse o travi di sospensione, per saltare dall’uno all’altro, o per farvi esercizi d’equilibrio, o per addestrarsi a cadere dall’alto; oltrechè era la più igienica delle palestre e per l’ossigeno che la verzura esalava e per il verde che riposava gli occhi. Si dovevano dunque assuefare i ragazzi a giocare, a mangiare, a dormire, a studiare sugli alberi, chè tutte le loro facoltà fisiche si sarebbero così svolte rapidamente e con armonia. C’era poi una ragione di corrispondenza storica da non trascurarsi: l’albero del Paradiso terrestre era stato il simbolo della scienza del bene e del male; l’albero della libertà, il simbolo della redenzione civile dell’uomo; l’albero della ginnastica sarebbe quello della rigenerazione fisica.... Il concetto, del resto, aveva bisogno d’essere svolto ampiamente, ed egli stava preparando una serie d’articoli. — E vedremo un po’ — disse in fine. — Per ora, mi tocca a far la marionetta come gli altri, perchè così piace ai grandi uomini che tengono i fili nelle mani. — E soggiunse con un sorriso altiero: — Un giorno, forse, li farò ballar loro.




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