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venne a mettere gli Tzani in comunione cogli altri popoli, e gli altri popoli cogli Tzani: poi nel luogo che chiamano Schamalinione, edificata una chiesa, procurò che, vi praticassero le loro divozioni, partecipassero dei sacri misterii, colle orazioni si rendessero Dio propizio, e gli altri riti della religione eseguissero: cosi intendendo di essere dotati della natura umana. Piantati poi dappertutto castelli; e postivi buoni presidii di soldati romani, diede loro modo di liberamente trattare colle altre nazioni. Quali parti poi della Tzana fortificasse con
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venne a mettere gli Tzani in comunione cogli altri popoli, e gli altri popoli cogli Tzani: poi nel luogo che chiamano Schamalinicone, edificata una chiesa, procurò che vi praticassero le loro divozioni, partecipassero dei sacri misterii, colle orazioni si rendessero Dio propizio, e gli altri riti della religione eseguissero: così intendendo di essere dotati della natura umana. Piantati poi dappertutto castelli, e postivi buoni presidii di soldati romani, diede loro modo di liberamente trattare colle altre nazioni. Quali parti poi della Tzana fortificasse con castelli, or ora dirò.
castelli, or ora dirò.
 
   
V’ha qui una contrada terminante in un trivio, poiché a quel punto congiungonsi i confini dei Romani, dei Persarmeni, e degli stessi Tzani. Ivi Giustiniano eresse Oromo, castello nuovo e fortissimo; e lo costituì capo della pace, perché quello fu il luogo, da cui i Romani si aprirono l’adito nel paese; ed ivi appunto collocò il presidio principale, e il cosi detto duca. Alla distanza del cammino di due giornate da Orono, sul confine degli Tzani Oceniti, giacché quella nazione si divide in varie tribù, era Gartone, vecchia fortificazione, e da molto tempo rovinosa, perché trascurata; e Giustiniano Augusto la rifece, e in essa trasportò molti abitanti, i quali contenessero in quiete ed ubbidienza la provincia. Indi alla parte d’oriente si giunge ad una valle circondata da precipizii, la quale si stende al settentrione, ed ivi piantò un nuovo castello, detto Barcone. Dopo si trovano alle falde del monte le stalle, in cui gli Tzani Oceniti raccolgono le loro bestie bovine che allevano, non per servirsene nell’arare essendo costoro {{Pt|somma-|}}
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V’ha qui una contrada terminante in un trivio, poichè a quel punto congiungonsi i confini dei Romani, dei Persarmeni, e degli stessi Tzani. Ivi Giustiniano eresse Orono, castello nuovo e fortissimo; e lo costituì capo della pace, perchè quello fu il luogo, da cui i Romani si aprirono l’adito nel paese; ed ivi appunto collocò il presidio principale, e il così detto duca. Alla distanza del cammino di due giornate da Orono, sul confine degli Tzani Oceniti, giacchè quella nazione si divide in varie tribù, era Cartone, vecchia fortificazione, e da molto tempo rovinosa, perchè trascurata; e Giustiniano Augusto la rifece, e in essa trasportò molti abitanti, i quali contenessero in quiete ed ubbidienza la provincia. Indi alla parte d’oriente si giunge ad una valle circondata da precipizii, la quale si stende al settentrione, ed ivi piantò un nuovo castello, detto Barcone. Dopo si trovano alle falde del monte le stalle, in cui gli Tzani Oceniti raccolgono le loro bestie bovine che allevano, non per servirsene nell’arare, essendo costoro {{Pt|somma-|}}
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