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Questo suo primo trattato d’architettura il nostro Cecco lo cominciò circa l’anno 1456, e certamente non prima: ne abbiamo prova nel parlar ch’ei fa (f.<sup>o</sup> 18 v.<sup>o</sup>) del tremuoto di Castel di Sanguino, vogliam dire Castel di Sangro nell’Abbruzzo ulteriore, quale sappiamo essere accaduto nel 1456 (<ref>''Giornali del duca di Montelione'' (R. I. S., vol. XXI, col. 1132). Ecco le parole di Francesco: «E questo none molto tempo passato che al chaslel di Sanghuino interuenne in una hostaria. Essendo due merchanti alloggiati in quella notte loste sentendo le pechore strepito fare credendo che alchuno animale le molestasse ito per uedere luscio haperse chome chacciate fussero fuor saltaro. Et uenne tremuoto grandissimo che da merchanti in fuore che in cierto luogho si saluaro elloste che alle pechore hera huscito la chasa ruinando tutta sua famiglia ui mori». Questa scossa accadde anzi il giorno 4 dicembre, e rovinò in special modo le città d’Abbruzzo, della qual cosa ne abbiamo una minuta relazione mandata tre giorni dopo al marchese di Ferrara, tradotta in francese ed inserita ne’ suoi libri da Giovanni du Clercq cronista contemporaneo, ove leggesi: ''a esté mis en ruine par le dict terremote en une nuict le chasteau de Sanguine, le chastel de Presole etc.'' (Paris 1589 f.<sup>o</sup> 66).</ref>), seppur anche non vi pose mano tre anni dopo, ed anche più, poichè rammenta lo scoppio che fecero le polveri da guerra serbate nel palazzo de’ Signori in Ragusa (f.<sup>o</sup> 55 v.<sup>o</sup>), qual cosa ebbe luogo nel 1459 (<ref>{{AutoreCitato|Francesco Maria Appendini|Appendini}}, ''Storia di Ragusa'', tomo I, pag. 306.</ref>), o, secondo altri, nel 1463 (<ref>Razzi, ''Storia di Raugia'' 1595, libro II, pag. 63.</ref>). Egli vi lavorava attorno durante il pontificato di Paolo II, poichè di questo Pontefice che sedè dal 1464 al 1470, scrisse nel codice de’ monumenti antichi (f.<sup>o</sup> 82 r.<sup>o</sup>, parlando degli avanzi dell’antico Campidoglio) che il ''porthico rincontra a chasa Savelli a tempo di Pauolo la porta el porticho ruinato et dispogliato fu''; ciò non ostante dandone la pianta qual era avanti la distruzione, indizio certo di averla misurata prima (<ref name=p"93">Questa distruzione, o a dir meglio questo spoglio del Campidoglio antico fecelo Paolo
per amore delle fabbriche sue a S. Marco, delle quali, seguendo il {{AutoreCitato|Giorgio Vasari|Vasari}}, si fa autore Giuliano da Maiano: di esso ben ponno essere la porta e la loggia interna, ma principale</ref>). Siccome poi in tutta
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