Differenze tra le versioni di "Pagina:Della geografia di Strabone libri XVII volume 2.djvu/97"

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Qui dunque ogni cosa sarebbe piena di enigmi<ref>Se Menelao dal Mediterraneo in cui navigava doveva essere trasportato alle estremità occidentali, e lo stretto di Gibilterra fosse stato chiuso, come Eratostene afferma, ogni cosa era piena di enigmi.</ref>. E se poi Omero afferma che l’istmo un tempo fu coperto dalle onde, quanto maggiore credenza non daremo noi alla sua asserzione che gli Etiopi fossero in due parti divisi, dacchè trovavansi separati da tanto mare? Ma quale guadagno<ref>Omero ci fa intendere che Menelao ne’ suoi viaggi cercava que’ luoghi dai quali potesse commerciando ritrarre qualche vantaggio.</ref> poteva trarsi dagli Etiopi abitanti fuor dello stretto e lungo le coste dell’oceano? mentre i compagni di Telemaco ammirano gli addobbi della reggia di lui, fan menzione
cosa; e nella maggior parte<ref>Leggo col Coray ἡ πολλὴ αὐτῆς, invece della comune lezione ἡ πόλις.</ref> era composta d’uomini abitanti sotto le tende (sceniti): e piccola è quella che produce gli aromi, dalla quale poi il paese ha ricevuto quel soprannome; per essere quella merce rara presso di noi e perciò preziosa. E se al presente gli Arabi sono nell’abbondanza e arricchiscono n’è cagione l’assiduo e copioso commercio; ma allora non è probabile che così fosse. Col mezzo poi di questi aromi un mercatante o un guidator di cammelli avrebbe potuto arricchirsi: ma a Menelao bisognava invece o spogliare alcuni re e potenti od essere da loro presentato, trovando chi avesse che dargli, e volesse regalarlo per la sua celebrità e pel suo splendore. Ma gli Egizii invece e gli Etiopi e gli Arabi vicini non erano nè così pienamente poveri, nè così stranieri alla gloria degli Atridi, principalmente a cagione della ben riuscita guerra di Troia; sicchè Menelao poteva nutrire speranza del loro aiuto.
 
Così troviamo detto della corazza di Agamennone:
 
 
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''Di rame, argento, avorio, elettro ed oro''<ref>Odiss., lib. {{Sc|iv}}, 73.</ref></poem>ma di nessuna di queste cose, fuor l’ebano solamente, v’ha copia presso gli Etiopi, i quali sono per la maggior parte manchevolissimi di tutto ed erranti. - Sì certo; ma eran presso l’Arabia e i paesi che van fino all’India: e l’Arabia sola fra tutte le regioni si chiama ''felice'': e l’India, sebbene non sia così espressamente denominata, viene peraltro creduta e descritta come felicissima. - Ma Omero non ebbe contezza dell’India; perocchè conoscendola l’avrebbe menzionata; e quell’Arabia che gli uomini d’oggidì chiaman felice non era già ricca a’ suoi tempi, ma sibbene manchevole d’ogni
. . . . . . . . . ''Una lorica al petto''
 
''Quindi si pon, che Cinira gli avea''
 
''Un dì mandata in ospital presente''<ref>Il., lib. {{Sc|xi}}, 20.</ref>.</poem>
 
 
Oltre di ciò si vuol dire che il maggior tempo del viaggio fu consumato da Menelao ne’ paesi della Fenicia, della Siria, dell’Egitto, della Libia, nelle spiagge di Cipro, e in generale lungo la nostra costa marittimae le nostre isole<ref>Intende le coste e le isole del Mediterraneo, che Strabone denomina spesso ''nostro mare''.</ref>. Perocchè quinci egli poteva ritrarre
 
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