Differenze tra le versioni di "Vita di Ascanio Sforza"

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Il re Carlo seguitò il suo viaggio ed ebbe Fiorenza nelle mani senza combattere, Pisa e così Roma, e finalmenle prese il regno di Napoli. 11 perché pose tanto spavento e timore nei principi d'Italia, che fecero lega, tutti uniti contro il re Carlo da loro chiamato, e nel ritorno che faceva per Francia pacificamente, a Fornovo nel Parmigiano, ritrovandosi l'esercito della lega, vennero a giornata col re pari di forza, ma non già di valore, il quale avendo valorosamente combattuto, passò guidato dal valore di Gian Giacomo Trivulzio in Francia, ma prima fece prendere Novara dal duca d'Orleans, che fu Lodovico XII re di Francia, e fece pace con Lodovico Sforza con capitoli onorati pel re {{Rif|12}}.
 
Ma nascendo discordia fra i potentati d'Italia, per causa della città di Pisa, che i Fiorentini volevano, ed essa non consentendo, si esibì a Lodovico Sforza che rifiutandola per avviso di Ascanio per non concitarsi l'odio, quella diedesi ai Veneziani. Onde Lodovico Sforza mandò il marchesino Stanga suo secretario, a cui donò Bellaggio, dall'imperatore Massimiliano per farlo venire in Italia, onde abbassare i Veneziani, e poi andò egli colla moglie sua Beatrice, ed Ascanio a Bormio l'anno 1497, accompagnato da Cesare Rusca, dove ebbe secreti ragionamenti coll'imperatore, che dispose a venire per la Valtellina a Como, dove fu incontrato ed accarezzato da quei cittadini ed accompagnato a Meda, dove Lodovico l'incontrò colla moglie sua e il fecero andare a Pisa, ricevuto onorevolmente dai cittadini e Veneziani, dove restò il presidio Veneziano, e partendo esso senza far nulla e ritornando in Alemagna per la stessa strada per la quale era venuto in Italia.
 
Quest'anno stesso essendo commendatario Ascanio Maria di S. Ambrogio maggiore di Milano, succedette a Gio. Angelo Arcimboldo arcivescovo di Milano l'anno 1489, ed ancora nell'arcivescovado datogli dal papa. Ma non consentendo il fratello Lodovico, se non rinunziava il vescovado di Novara o di Pavia a Guido Antonio Arcimboldo, fratello del suddetto Gio. Angelo, il che non volendo fare Ascanio il papa diede l'arcivescovado a Guido Antonio e la commenda lasciò ad Ascanio Maria. Ma avvisato da sua madre e da altri che nessun commendatario suo an.tecessore in tal dignità era lungo tempo vissuto senza traversie e gravi infermità, ottenne dal sacro concistoro che dal capitolo del monastero di Chiaravalle in Milano, del quale era ancora commendatario, si eleggesse un abate di S. Ambrogio maggiore di Milano, il quale fosse unito cogli altri abati della congregazione con 32 monaci, concedendogli tutta la commenda e ragioni che sopra alla chiesa e monastero di S. Ambrogio aveva, con carichi: di far elemosine, maritar zitelle e vestir poveri il giorno di Sant'Ambrogio, le zitelle nella dormizione del santo, i poveri nella sua ordinazione, e pel primo abate fu eletto D. Gio. Tussignano dottore nell'una e l'altra legge che già per vicario del cardinale Ascanio era stato ad Elimonte e Civena 13
 
Morì Carlo VIII re di Francia l'anno 1498, e successegli nel regno Lodovico duca d'Orléans, al quale i Veneziani mandarono ambasciatori per farlo venire in Italia, dicendogli che il ducato di Milano perveniva ad esso, per esser nato di Carlo figliuolo di Lodovico e di Valentina Visconti, figliuola di Gio. Galeazzo Visconti duca di Milano, esibendosi essi alla ricuperazione di detto ducato. Accettò il re la proferta e mandò Gian Giacomo Trivulzio per far la guerra; il quale giunto in Asti l'anno 1499 prese Alessandria della Paglia, che fu causa di far partire da Roma Ascanio, sì per l'inimicizia che aveva col papa, quanto per soccorrere alle cose del fratello, e giunse a Genova colla sua famiglia sopra tre galere del re di Napoli, e poi a Milano ai 7 agosto del suddetto anno, insieme col cardinale Federico Sanseverino ed Ippolito d'Este cardinale ed arcivescovo di Milano, ai quali uniti tutti insieme nel castello di Milano, nella camera detta della Torre, Lodovico disse che questa guerra gli veniva addosso per aver dato ajuto ai Fiorentini onde ricuperar Pisa dalle mani dei Veneziani, che presero Gera d'Adda.
 
Il perché Lodovico Sforza con Ascanio, Sanseverino ed Este cardinali, pensarono alla fuga. Ma prima Lodovico a persuasione d'Ascanio ai 7 settembre del suddetto anno concedette ad Isabella, moglie che fu di Gio. Galeazzo, il ducato di Bari; ai conti Borromei restituì Angera e la fortezza di Arona con Vogogna; ad Alessandro Crivelli diede Gagliate; a Francesco Bernardino Visconti donò la villa Sforzesca, contigua a Vigevano; a Gio. Francesco Marliano, Mortara; ad Ambrogio del Maino, Piopera; ad Antonio Trivulzio, Sartirana, che fu di Cecco Simonetta; a Battista Visconti, Villanuova, e ad altri altre cose. Poi inviò a Como per Germania i suoi figliuoli; uno chiamato Ercole Massimiliano d'anni 9, e l'altro Francesco d'anni 7, con 240 mila scudi, insieme con Ascanio suo fratello e i cardinali Sanseverino ed Estense; di poi si partì anch'egli per Como, dove entrato alloggiò nel vescovado, e pubblicamente ragionò ai Comaschi, prima ringraziandoli della fedeltà, e poi disse loro che quando avessero a cedere per ragion di guerra, dovessero piuttosto accettare i Francesi mortali, che la repubblica Veneziana immortale. E dimandandogli i Comaschi la rocca e la esenzione14 per 10 anni, ottennero e l'una e l'altra consegnando le chiavi a Cesare Rusca, che già l'aveva accompagnato a Bormio dall'imperatore a nome della città. Si partì poi presto per Bellaggio, che donato aveva al marchesino Stanga '1, con Ascanio Maria e gli altri due cardinali, dove facendo dieta con questi ed altri principali che seco aveva, esagerò l'ingratitudine de' suoi servitori e il tradimento di chi aveva beneficato. E dimandandogli Ascanio Maria a chi avesse dato in custodia il castello di Milano, rispondendo esso a Bernardino Corte pavese, soggiunse subito, Ascanio: ''E voi del ducato di Milano siete privato''•, perché il cardinale Ascanio si era esibito a pigliarne la cura.
Partì da Bellagio Lodovico con Ascanio e l'altra compagnia, e pervennero addolorati a Morbegno, a Sondrio, a Tirano e a Bormio con 500 uomini che lo accompagnavano, e poi in Alemagna, ed ultimamente all'imperatore Massimiliano che in Inspruch andò a visitare, dolendosi delle sue disgrazie e promettendogli, rendendosi il Corte, castellano di Milano, al re di Francia, ajuto colla propria persona. Si rese, senza aspettare un colpo d'artiglieria, il traditore Corte ai Francesi pel prezzo di 250 libbre d'oro. Ma infastiditi i Milanesi del governo de' Francesi, sollecitarono spesso Lodovico ed Ascanio a ritornare a Milano. Però si risolsero far gente da loro, e assoldando Svizzeri, presto passarono i monti e giunsero vicino a Como, ed accostandosi, i Francesi si ritirarono, per aver conosciuto la disposizione de' Comaschi buona verso gli Sforzeschi, che subito ricevettero nella città.
 
La perdita della città di Como significata a Milano, generò tal sollevazione nel popolo, che fece tumulto, il perché i Francesi lasciarono la citta, riducendosi a Novara; ed Ascanio Maria entrò in Milano il quinto mese dopo che era partito ai 5 febbrajo, e poi entrò Lodovico, avendo, dal castello in fuori, ricuperato colla medesima facilità colla quale l'aveva perduto, richiamando Pavia e Parma e l'altre città il nome di Lodovico. Ascanio Maria mandò a Venezia il vescovo di Cremona ad offrire la volontà pronta del fratello ad accettare qualunque condizione avessero desiderato; ma il Senato non si volle spartire dalle confederazioni fatte col re di Francia. Il perché Lodovico lasciando Ascanio all'assedio del castello di Milano, passò il Ticino con 1500 uomini d'arme e fanteria Svizzera e prese Vigevano, e pose il campo a Novara, che a patti ebbe, per essere l'esercito reale disunito. Ma unitosi al 21 aprile del 1500 in Mortara, si appressò a Novara, che veduto da ducali ed essendo intelligenza cogli Svizzeri, si resero subito a patti, per danari tradendo Lodovico, che nell'uscire dalla città, travestito da fantaccino svizzero, ai quali s'era raccomandato, il mostrarono ai Francesi che lo presero il 26 aprile, conducendolo prigione a Pontestura, e dissipato l'esercito, e non vi essendo più alcuno ostacolo, e piena ogni cosa di fuga e di terrore. Il cardinale Ascanio il quale già aveva inviate le genti raccolte a Milano verso il campo, sentito tanta rovina, si partì subito da Milano per ridursi in luogo sicuro, seguendolo molti della nobiltà ghibellina, che essendosi scoperti immoderatamente per Lodovico Sforza, disperavano ottener venia dai Francesi.
Ma essendo destino che nella calamità de' due fratelli si mescolasse colla mala fortuna la frode, si fermò la notte prossima per ricrearsi alquanto dalla fatica ricevuta per la celerità del cammino a Rivolta del Piacentino di qua da Trebbia, quasi di contro al Monastero di Quartazola, castello di Corrado Landi gentiluomo Piacentino, congiuntogli di parentado e di lunga amicizia; il quale mutato l'animo colla fortuna mandò subito a Piacenza a chiamare Carlo Orsini e Soncino Benzoni, soldati e capitani Veneziani, e lo dettero loro nelle mani ed insieme Ermes Sforza fratello del duca Gian Galeazzo morto, ed una parte dei gentiluomini venuti con lui perché gli altri con più utile consiglio, non essendovi voluti fermare la notte, erano passati più avanti.<br />
Fu condotto subito Ascanio prigione a Venezia; ma il re stimando per la sicurtà dello stato di Milano quanto fosse conveniente l'averlo in sua potestà, lo dimandò al Senato, che lo diede in potestà del re. Essendo stato Lodovico condotto prigione a Pontestura (come detto abbiamo di sopra), avendo un solo ragazzo alla servitù, quegli che a tanta gente comandava, e poi a Lione condotto dove allora era il re Lodovico, e introdotto in quella città sul mezzodì concorrendo infinita moltitudine a vedere un principe, poco innanzi di tanta grandezza e maestà, e per la sua felicità invidiato da molti com'era il fratello cardinale Ascanio, ora caduto in tanta miseria. Non ottenne grazia di essere come sommamente desiderava intromesso al cospetto del re; ma dopo due giorni fu menato nella torre di Loches {{Rif|16}}, nella quale stette circa dieci anni senza aver libri da poter leggere, né chi gli tagliasse i capelli, e vi morì.<br />
Seguitollo con molto poi il cardinale Ascanio, il quale ricevuto con maggiore umanità ed onore, e visitato benignamente dal cardinale di Roano, fu mandato in carcere più onorato perché fu messo nella torre di Borges {{Rif|17}}, stata già prigione due anni del medesimo re che ora lo incarcerava: tanto è varia e miserabile la sorte umana e tanto incerto ad ognuno quali abbiano ad essere ne' futuri tempi le proprie condizioni.<br />
''Nescia mens hominum fati, sortis futurce'': dice Virgilio, e soleva aver in proverbio papa Paolo II {{Rif|18}} ne' suoi travagli {{Rif|19}}.<br />
Il cardinale Roano, essendo morto papa Alessandro VI l'anno 1503 al 18 agosto, si partì di Francia per Roma per l'elezione del nuovo pontefice, menando seco il cardinale d'Aragona ed il cardinale Ascanio, il quale cavato di prigione della torre di Borges, era poi stato trattenuto onoratamente nella corte ed accarezzato molto dal Roano, sperando che nella prima vacazione del pontificato gli avesse a giovar molto l'antica riputazione, e l'amicizia e dipendenze grandi ch'egli soleva avere nella corte romana: fondamenti non molto saldi; perché né il Valentino {{Rif|21}} poteva disporre totalmente de' cardinali Spagnuoli intenti più, secondo l'uso degli uomini, all'utilità propria che alla rimunerazione dei beneficj ricevuti dal padre e da lui; e perché molti di loro avevano rispetto a non offendere l'animo de' proprj re, non sarebbero trascorsi ad eleggere in pontefice un cardinale Francese, né Ascanio se avesse potuto avrebbe consentito che Roano conseguisse il pontificato a perpetua depressione ed estinzione d'ogni speranza che avanzava a sé e alla casa sua. Però fu eletto Francesco Piccolomini ai 22 settembre 1503 consentendo il cardinale Roano, e si chiamò Pio III per rinovare la memoria di Pio li suo zio. Morì questo papa ai 18 ottobre del medesimo anno; il perché Giuliano della Rovere fu eletto papa prima che i cardinali entrassero in conclave e si chiamò Giulio II.<br />
Assentì a questa elezione il cardinale Roano, perché disperato di poter ottenere il pontificato per sé, sperò che per le dipendenze passate avesse ad esser amico del suo re, il quale gli aveva conferito tutti i beneficj che furono di Ascanio quando fu preso il vescovado di Pavia, di Novara, la Commenda del monastero di Chiaravalle, di Civate, di Lodi vecchio ed altri. Assentì il cardinale Ascanio riconciliato prima con lui, deposta la memoria delle antiche contenzioni che furono cause del papato di Alessandro VI; perché conoscendo meglio che non aveva fatto il cardinale Roano la sua natura, sperò che diventato pontefice, avesse ad avere l'ingratitudine medesima o maggiore di quella che aveva avuto in minor fortuna e concetti tali, che gli potrebbero aprire la via a ricuperare il ducato di Milano. Sebbene il giudizio fatto da Ascanio del pontefice fosse vero, la speranza di conseguire il ducato fu vana: perché Ascanio morì in Roma all'improvviso di peste l'anno 1505 ai 20 maggio, in età di 51 anni, dice il Guicciardini nel VI libro della sua Storia, e il Bonacossi col Ciacone nelle Vite de' Cardinali, e fu sepolto in S. Maria del popolo. Ma il Giovio tiene che morisse di veleno in Roma. Il Bembo, a tutti contrario, afferma nel libro V delle sue Storie che morì prigione insieme col fratello. In questo modo terminò la vita il grande cardinale Ascanio: esempio della instabilità (come si suol dire) della fortuna nel principio, nel mezzo e nel fine {{Rif|21}}.
 
'''1''' {{Nota|1}} Vale a dire nel Duomo che a' primi tempi dicevasi Chiesa Maggiore.
 
'''12''' {{Nota|12}} Vedi le Memorie Storiche di Filippo di Comines, ove parla a lungo della discesa di Carlo VIII in Italia. Consultinsi pure i due primi libri della Storia d'Italia del Guicciardini e i primi libri della Storia de' suoi tempi, di Paolo Giovio.
 
13 Cioè: Limonta e Civenna; due terre del Comasco, già feudi del Monastero di S. Ambrogio.
 
14 Vuolsi dire l'esenzione delle gabelle.
 
15 Sia in questo luogo che altrove devesi intendere Stampa.
16 Vedi la nota a pag. 101.
 
17 Cioè: Bourges.
 
18 Il famoso Enea Piccolomini, del quale abbiamo alle stampe molte storie.
 
19 Questo verso è tolto dal libro X dell'Eneide: ma per completare la massima che racchiu
 
de bisogna aggiungervi il susseguente che dice: Et seruare modum rebus sublata secundis.
 
Cioè:
 
O cieche umane menti,
 
Come siete de' fatti, e del futuro
 
Poco avvedute: e come oltra ogni modo
 
Ne' felici successi insuperbite.
 
ANNIBAL CARO, trad. dell'Eneide.
 
'''20''' {{Nota|20}} Cioè: Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro vi, il quale si diede ogni cura alla morte del padre di avere un successore a sè favorevole ma non vi riuscì.
 
'''21''' {{Nota|21}} Nella chiesa di S. Maria del Popolo in Roma, dal quale ricavasi che visse 50 anni, e che morì nel 1505, vedesi un grandissimo monumento, fatto da Andrea Sansovino, per ordine di Giulio II. Si può vedere il disegno nelle Famiglie celebri italiane del Litta. Vedi eziandio la Vita del cardinale Ascanio Sforza nel Ciaconio: hitxpontiflcum atque cardinalum. Di questo cardinale ci rimane ricordanza in Milano nel magnifico monastero, nella Basilica di S. Ambrogio, stupenda architettura del Bramante. Il principe dei cronisti Milanesi (Bernardino Corio) dedicò la sua Storia al cardinale Ascanio, dalla qual dedica si conosce che il cardinale era protettore delle lettere.
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