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il campo; non dirò occupato, ma invaso; e tra’ primi e più fortunati invasori i suoi più buoni amici. Scrive allora i carmi [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/20. A Quinzio - LXXXII Ad Quinctium|LXXXII]], [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/21. - LX|LX]], [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/22. Ad Alfeno - XXX Ad Alphenum|XXX]], [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/23. A Rufo - LXXVII Ad Rufum|LXXVII]], [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/24. A Ravido - XL Ad Ravidum|XL]], [[Le poesie di Catullo/59|LIX]] e [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/17. Sugli annali di Volusio - XXXVII In annales Volusii|XXXVII]]; parte dei quali ho tradotti, parte tralasciati per rispetto al pudore dei giovani. Lo {{Ac|Gustav Benjamin Schwab|Schwab}}, che confonde i due periodi intermedii dell’amore di Catullo in uno solo, ch’egli chiama della discordia, e che pur sono distintissimi, perciocchè nel primo il poeta combatte con sè stesso senza avere il coraggio di abbandonare la sua donna; nel secondo si scaglia a viso aperto contro ai tanti rivali che prima si lusingava di non avere; lo Schwab, dicevo, mette questi carmi avanti la riconciliazione, e prima anche del carme [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte seconda. Intima lotta ed aperti disdegni/8. A sè stesso - VIII Ad seipsum|VIII]].
 
il campo; non dirò occupato, ma invaso; e tra’ primi e più fortunati invasori i suoi più buoni amici. Scrive allora i carmi [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/20. A Quinzio - LXXXII Ad Quinctium|LXXXII]], [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/21. - LX|LX]], [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/22. Ad Alfeno - XXX Ad Alphenum|XXX]], [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/23. A Rufo - LXXVII Ad Rufum|LXXVII]], [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/24. A Ravido - XL Ad Ravidum|XL]], [[Le poesie di Catullo/59|LIX]] e [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/17. Sugli annali di Volusio - XXXVII In annales Volusii|XXXVII]]; parte dei quali ho tradotti, parte tralasciati per rispetto al pudore dei giovani. Lo {{Ac|Gustav Benjamin Schwab|Schwab}}, che confonde i due periodi intermedii dell’amore di Catullo in uno solo, ch’egli chiama della discordia, e che pur sono distintissimi, perciocchè nel primo il poeta combatte con sè stesso senza avere il coraggio di abbandonare la sua donna; nel secondo si scaglia a viso aperto contro ai tanti rivali che prima si lusingava di non avere; lo Schwab, dicevo, mette questi carmi avanti la riconciliazione, e prima anche del carme [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte seconda. Intima lotta ed aperti disdegni/8. A sè stesso - VIII Ad seipsum|VIII]].
   
Anche il {{AutoreIgnoto|Vorlaender}}, come abbiamo visto più su, li pone tutti quanti a rifascio nel secondo periodo, e prima, quel ch’è peggio, dell’epistola a Manlio. Ma che il posto che io ho assegnato a questi carmi sia il più proprio e naturale, servono a dimostrarlo il carme VIII e il [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/19. A Manlio - LXVIII Ad Manlium|LXVIII]]. Se dal primo risulta chiaramente la lusinga dell’ingenuo poeta, che Lesbia, abbandonata che fosse da lui, non troverebbe più un cane che le farebbe la corte; e dal secondo che il poeta sperava ancora che i furti dell’amica fossero cauti ed infrequenti, ed egli era disposto a chiuderci un occhio; non si può, senza manifesta offesa al buon senso, attribuire ai carmi sopra numerati una data anteriore all’VIII e al LXVIII, essendo essi diretti a tutta quella folla di più o men felici competitori, che approfittando della lontananza di Catullo, e più del disordinato appetito di quella femmina, erano riusciti ad intercettargli la via. Per la qual cosa il poeta, stanco di tante lotte e inorridito di tante laidezze,
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Anche il {{Ac|Wilhelm Vorländer|Vorlaender}}, come abbiamo visto più su, li pone tutti quanti a rifascio nel secondo periodo, e prima, quel ch’è peggio, dell’epistola a Manlio. Ma che il posto che io ho assegnato a questi carmi sia il più proprio e naturale, servono a dimostrarlo il carme VIII e il [[Catullo e Lesbia/Traduzione/Parte terza. Riconciliazione/19. A Manlio - LXVIII Ad Manlium|LXVIII]]. Se dal primo risulta chiaramente la lusinga dell’ingenuo poeta, che Lesbia, abbandonata che fosse da lui, non troverebbe più un cane che le farebbe la corte; e dal secondo che il poeta sperava ancora che i furti dell’amica fossero cauti ed infrequenti, ed egli era disposto a chiuderci un occhio; non si può, senza manifesta offesa al buon senso, attribuire ai carmi sopra numerati una data anteriore all’VIII e al LXVIII, essendo essi diretti a tutta quella folla di più o men felici competitori, che approfittando della lontananza di Catullo, e più del disordinato appetito di quella femmina, erano riusciti ad intercettargli la via. Per la qual cosa il poeta, stanco di tante lotte e inorridito di tante laidezze,
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