Differenze tra le versioni di "Agricoltura biologica: le fondamenta nella scienza, o le radici nella superstizione?"

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La dottrina agronomica di Garofalo costituisce, sostanzialmente, la riproposizione delle idee che Alfonso Draghetti, direttore della Stazione agraria di Modena tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta, ha raccolto in un volume che può essere considerato manifesto postumo della rivoluzione agraria moderna, La fisiologia dell’azienda agraria. Nata in Inghilterra, a metà del Seicento, all’affermarsi di una pratica che stabiliva legami indissolubili tra le coltivazioni e gli allevamenti attraverso le colture foraggere, demandate della duplice funzione di migliorare la fertilità dei campi grazie alle peculiari proprietà biologiche e attraverso la disponibilità di letame che assicuravano come sottoprodotto delle derrate zootecniche, la nuova agricoltura fondata su quell’integrazione consentiva un incremento dei rendimenti cerealicoli tale da moltiplicare la produzione di frumento e orzo nonostante i due cereali fossero seminati su superfici minori, assicurava, mediante l’abbondanza di foraggi durante l’intero arco dell’anno, la produzione di derrate animali che l’azienda poteva dirigere ai nuovi mercati urbani, in Inghilterra famelici di burro, di carne di agnello e di maiale.
 
Sospinta, in Inghilterra, dal contributo di decine di agronomi, ciascuno impegnato a confrontare i risultati di cento esperienze empiriche, l’agricoltura delle rotazioni trovava il proprio alfiere in {{WAc|Arthur Young|Arthur Young}}, protagonista, nell’ultimo scorcio del Settecento, di un’irrefrenabile serie di viaggi tra le contee del Paese, nelle quali verificava la sostituzione delle nuove pratiche a quelle della tradizione. Animato dallo spirito empirico tipico della cultura britannica, Young era incapace di ricavare dalla miriade di esperienze registrate nelle proprie relazioni una teoria organica delle rotazioni, la meta che perseguiva il suo continuatore tedesco, {{W|Albrecht Thaer|Albrecht Thaer}}, che, animato dalla venerazione per il maestro britannico, ma in possesso delle attitudini peculiari della cultura germanica, sistematica e teorizzante, pubblicava, tra il 1809 e il 1812, i quattro libri delle ''Grundsätze der rationellen Landwirtschaft'', il capolavoro teorico con cui la scienza agronomica identificava gli obiettivi della rivoluzione agraria moderna, ne enucleava i principi, ne analizzava le procedure.
 
Thaer formulava la propria dottrina prima che le conoscenze chimiche permettessero di misurare gli scambi di sostanze fertilizzanti tra la stalla e i campi, le asportazioni delle colture cerealicole, gli apporti di quelle foraggere: maturate, nella prima metà dell’Ottocento, quelle conoscenze, affrontavano l’esame quantitativo di quegli scambi i dioscuri della sperimentazione inglese negli anni del primato economico, manifatturiero e scientifico della Gran Bretagna, Henry Gilbert e John Lawes, i protagonisti dell’epopea sperimentale della Stazione di Rothamsted, sede del più famoso piano di indagini sulle rotazioni della storia dell’agronomia.