Differenze tra le versioni di "Sulla lingua italiana. Discorsi sei/Discorso secondo"

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Pietro delle Vigne ha inoltre il merito di avere inventati molti nuovi metri di canzoni e stanze diverse da quelle usate da' Provenzali, e particolarmente la breve composizione conosciuta in tutta l'Europa con la denominazione di Sonetto. - Ogni lettore di Dante sa che Pietro morì di suicidio; ma non v'è storico, o dotto uomo italiano o straniero, che abbia mai potuto rintracciare la cagione della tragica morte di quest'uomo straordinario: - e quel più che sappiamo, oltre quello che ne disse Dante, è brevemente accennato da Matteo Paris, storico inglese che morì uno o due anni dopo Pietro delle Vigne; e che, contemporaneo, meriterebbe fede, se il suo amore per la verità non fosse stato vinto da' pregiudizj monastici sull'ateismo di Pietro. Però dalle romanzesche circostanze, e dalle soprannaturali cagioni assegnate alla morte di Pietro delle Vigne dagli antichi scrittori, l'unica verità che si può accertare, è che, avendo egli perduto il favore di Federigo, fu condannato a perdere gli occhi, e ad una perpetua prigione, ove egli si uccise da sè. Dante nel suo viaggio all'Inferno entra in una foresta dove le anime de' suicidi erano condannate a star rinchiuse in alberi di trista apparenza:
<poem> ''Non era ancor di là Nesso arrivato,''
 
''Non era ancor di là Nesso arrivato,''
''Quando noi ci mettemmo per un bosco,''
''Che da nessun sentiero era segnato.''
''Parole e sangue; ond'io lasciai la cima''
''Cadere, e stetti come l'uom che teme.''
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E lo Spirito ripiglia a parlare:
<poem>[. . . . . . . . . . . . . . . . . . . ]
 
[. . . . . . . . . . . . . . . . . . . ]
''Io son colui che tenni ambo le chiavi''
''Del cor di Federigo, e che le volsi,''
''Conforti la memoria mia, che giace''
''Ancor del colpo che invidia le diede.''
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Dante, oltre a' poeti della corte di Federigo, ne nomina parecchi di Lombardia, di Romagna e di Toscana, fra' quali i più celebri furono tre che ebbero nome Guido.
 
Il primo di essi nacque a Bologna della casa patrizia de' Guinicelli; ed è di lui che Dante dice:
<poem>[...] ''udii nomar sè stesso, il padre''
 
[...] ''udii nomar sè stesso, il padre''
''Mio, e degli altri miei maggior, che mai''
''Rime d'amore usar dolci e leggiadre:''
''Tutto m'offersi pronto al suo servigio''
''Con l'affermar che fa credere altrui.''
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E adducendogli la cagione per cui lo riguarda con tanto affetto, dice che ne sono motivo:
<poem> [...] ''i dolci detti vostri,''
 
[...] ''i dolci detti vostri,''
''Che quanto durerà l'uso moderno,''
''Faranno cari ancora i loro inchiostri.''
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Tal lode non è giustificata da' frammenti che gli antiquarj attribuiscono a questo Guido; e o non sono veramente suoi, o sono i peggiori di quanto scrisse; e la miglior parte del suo ingegno perì con tanti altri scritti, de' quali più non vive che la memoria.
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