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Ma che in questo sarebbero assai differenti, con ciò sia cosa che egli non adoprarebbe ferro, Ella a modo alcuno non si voleva dar pace, ed essendo, com’era, superba, ritrosa e forte, piena di sdegno arrabbiava di còlera e di stizza, e non v’era ordine che in modo alcuno si volesse acquetare. E così dirottamente piangendo e senza aita e soccorso in poter del suo amante veggendosi, voleva disperarsi. Pompeio, poi che buona pezza l’ebbe lasciata piangere e fieramente lamentarsi, avendosela recata in braccio e a mal grado di lei più volte basciatole la bocca e il petto, cominciò di nuovo a rammentarle le cose vecchie, e si le disse: — Signora mia, voi sapete quanto tempo è ch’io vi son stato servidore, e che cosa non era al mondo per diffidi che si fosse, che io per amor vostro non avessi fatta. Voi molte fiate mi faceste buon viso e mostraste che v’era caro ch’io vi servissi. E perchè mi pareva non aver nè luogo nè tempo comodo a manifestarvi il mio ferventissimo amore, e come per voi era privo d’ogni pace e riposo, avendone perduto il cibo e ancora il sonno, mi deliberai pigliar quella comodità che a me pareva d’aver trovata, quando mi fu detto che il consorte vostro era andato in villa. Così tremando e ardendo venni a trovarvi. Voi devete ricordarvi de la maniera che mi trattaste, e ciò che contra ogni convenevolezza faceste. E se per sorte l’alterezza e superbia vostra v’avessero levato di mente l’estrema paura che mi faceste in quel punto, devete creder ch’io non me l’ho smenticata, anzi ognora l’ho nel core, e sovvienimi tuttavia che voi, non l’avendo io meritato, mi poneste a rischio di morire. Non devevate usar quei termini meco, ma conoscendomi, come mi conoscevate, ch’io v’amava, se l’amor mio non vi piaceva, potevate darmi onesta licenza, che io averei messo l’animo altrove. Ora io intendo prender di voi quella vendetta che mi parrà. E sapendo che a casa mia di vostra voglia non sareste venuta, mi son ingegnato con inganno ivi condurvi, ov’ora essendo, farete gran bene a darmi quel che tormi non potete. — A la fine, dopo molti contrasti, ella fu astretta a spogliarsi ed entrar con l’amante nel letto, ove giocarono più fiate a la lotta, e sempre a lei toccò a
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PARTE PRIMA
 
Ma che in questo sarebbero assai differenti, con ciò sia cosa
 
che egli non adoprarebbe ferro, glia a modo alcuno non si vo¬
 
leva dar pace, ed essendo, com’era, superba, ritrosa e forte,
 
piena di sdegno arrabbiava di còlerà e di stizza, e non v’era
 
ordine che in modo alcuno si volesse acquetare. E cosi dirot¬
 
tamente piangendo e senza aita e soccorso in poter del suo
 
amante veggendosi, voleva disperarsi. Pompeio, poi che buona
 
pezza l’ebbe lasciata piangere e fieramente lamentarsi, avendo¬
 
sela recata in braccio e a mal grado di lei più volte bascia-
 
tole la bocca e il petto, cominciò di nuovo a rammentarle le
 
cose vecchie, e si le disse : — Signora mia, voi sapete quanto
 
tempo è ch’io vi son stato servidore, e che cosa non era al
 
mondo per diffidi che si fosse, che io per amor vostro non
 
avessi fatta. Voi molte fiate mi faceste buon viso e mostraste
 
che v’era caro ch’io vi servissi. E perché mi pareva non aver
 
né luogo né tempo comodo a manifestarvi il mio ferventissimo
 
amore, e come per voi era privo d’ogni pace e riposo, aven¬
 
done perduto il cibo e ancora il sonno, mi deliberai pigliar
 
quella comodità che a me pareva d’aver trovata, quando mi
 
fu detto che il consorte vostro era andato in villa. Cosi tre¬
 
mando e ardendo venni a trovarvi. Voi devete ricordarvi de la
 
maniera che mi trattaste, e ciò che contra ogni convenevolezza
 
faceste. E se per sorte l’alterezza e superbia vostra v’avessero
 
levato di mente l’estrema paura che mi faceste in quel punto,
 
devete creder ch’io non me l’ho smenticata, anzi ognora l’ho
 
nel core, e sovvienimi tuttavia che voi, non l’avendo io me¬
 
ritato, mi poneste a rischio di morire. Non devevate usar quei
 
termini meco, ma conoscendomi, come mi conoscevate, ch’io
 
v’amava, se l’amor mio non vi piaceva, potevate darmi one¬
 
sta licenza, che io averei messo l’animo altrove. Ora io intendo
 
prender di voi quella vendetta che mi parrà. E sapendo che a
 
casa mia di vostra voglia non sareste venuta, mi son ingegnato
 
con inganno ivi condurvi, ov’ora essendo, farete gran bene a
 
darmi quel che tormi non potete. — A la fine, dopo molti con¬
 
trasti, ella fu astretta a spogliarsi ed entrar con l’amante nel
 
letto, ove giocarono più fiate a la lotta, e sempre a lei toccò a
 
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