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{{Ti}}«Un’altra causa principale dello sconquassamento del mondo è la troppa diffusione delle lettere e quel pizzicore di letteratura che è entrato ancora nelle ossa dei pescivendoli e degli stallieri. Al mondo ci vogliono senza meno i dotti e i letterati, ma ci vogliono ancora i calzolari, i sartori, i fabbri, gli agricoltori e gli artieri di tutte le sorta, e ci vuole una gran massa di gente buona e tranquilla, la quale si contenti di vivere sulla fede altrui, e lasci che il mondo sia guidato coi lumi degli altri senza pretendere di guidarlo coi lumi proprii. Per tutta questa gente la lettura è dannosa, perchè solletica quegli intelletti che la natura ha destinati ad esercitarsi dentro una sfera ristretta, promuove dubbi che la mediocrità delle sue cognizioni non è poi sufficiente a risolvere, accostuma ai diletti dello spirito, i quali rendono insopportabili il travaglio monotono e nojoso del corpo, risveglia desiderii sproporzionati alla umiltà della condizione, e con rendere il popolo scontento della sua sorte, lo dispone ai tentativi di conseguire una sorte diversa. Perciò invece di favorire smisuratamente l’istruzione e la civiltà, dovete con prudenza imporle qualche confine; e considerate che se si trovasse un maestro, il quale con una sola lezione potesse rendere tutti gli uomini dotti come Aristotele, e civili come il maggiordomo del re di Francia, questo maestro bisognerebbe ammazzarlo subito per non vedere distrutta la società. Lasciate i libri e gli studii alle classi distinte, e a qualche ingegno straordinario che si fa strada a traverso dell’oscurità del suo grado, ma procurate che il calzolaro si contenti della lesina, e il rustico del badile senza andarsi a guastare il cuore e la testa alla scuola dell’alfabeto. Per la mal intesa e sproporzionata diffusione della coltura la società è disturbata da una progenie innumerevole di bifolchi e facchini che a dispetto della natura vogliono aggregarsi alle classi elevate, e voi siete costretti di togliere la pelle alla metà del vostro popolo, per fare i calzoni a quell’altra metà, la quale nata per guadagnarsi il pane con vanga e la scure, domanda impieghi e
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{{Ti}}«Un’altra causa principale dello sconquassamento del mondo è la troppa diffusione delle lettere e quel pizzicore di letteratura che è entrato ancora nelle ossa dei pescivendoli e degli stallieri. Al mondo ci vogliono senza meno i dotti e i letterati, ma ci vogliono ancora i calzolari, i sartori, i fabbri, gli agricoltori e gli artieri di tutte le sorta, e ci vuole una gran massa di gente buona e tranquilla, la quale si contenti di vivere sulla fede altrui, e lasci che il mondo sia guidato coi lumi degli altri senza pretendere di guidarlo coi lumi proprii. Per tutta questa gente la lettura è dannosa, perchè solletica quegli intelletti che la natura ha destinati ad esercitarsi dentro una sfera ristretta, promuove dubbi che la mediocrità delle sue cognizioni non è poi sufficiente a risolvere, accostuma ai diletti dello spirito, i quali rendono insopportabili il travaglio monotono e nojoso del corpo, risveglia desiderii sproporzionati alla umiltà della condizione, e con rendere il popolo scontento della sua sorte, lo dispone ai tentativi di conseguire una sorte diversa. Perciò invece di favorire smisuratamente l’istruzione e la civiltà, dovete con prudenza imporle qualche confine; e considerate che se si trovasse un maestro, il quale con una sola lezione potesse rendere tutti gli uomini dotti come Aristotele, e civili come il maggiordomo del re di Francia, questo maestro bisognerebbe ammazzarlo subito per non vedere distrutta la società. Lasciate i libri e gli studii alle classi distinte, e a qualche ingegno straordinario che si fa strada a traverso dell’oscurità del suo grado, ma procurate che il calzolaro si contenti della lesina, e il rustico del badile senza andarsi a guastare il cuore e la testa alla scuola dell’alfabeto. Per la mal intesa e sproporzionata diffusione della coltura la società è disturbata da una progenie innumerevole di bifolchi e facchini che a dispetto della natura vogliono aggregarsi alle classi elevate, e voi siete costretti di togliere la pelle alla metà del vostro popolo, per fare i calzoni a quell’altra metà, la quale nata per guadagnarsi il pane con vanga e la scure, domanda impieghi e
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