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§ 6. Alcuno potrebbe voler dedurre la unicità della libbra nella nostra città dal fatto che senza alcuna aggiunta si trova indicata nei seguenti documenti: in un testamento fatto nel 975 da Giovanni prete ove si legge: ''abente pro unaquaque candela cerea libras sex'' (Lupi, 2, 330); in una convenzione del 1184 fra il proposto di S. Alessandro e l’abbate di Astino, per la quale è stabilito che questi ogni anno nella vigilia della Parificazione contribuisca ''cere libras decem'' (ibid. 1087); nella investitura fatta nel 1163 dai Canonici di S. Alessandro dell’ufficio di reggere il Zenodocchio omonimo nella quale vi ha: ''debent eis dare omni anno censum in Sabbato Sancto unum pondere duodecim librarum cere'' (ibid. 1205); in altro documento del 1166: ''cereum unum pondero duodecim librarum'' (ibid. 1221); nella concessione fatta nel 1175 a quei di Almè di poter battezzare nella loro chiesa di S. Michele, ove questi si obbligano ''se perpetuo daturos omni anno censum duodecim libras cere'' (ibid. 1283). Contro una tale induzione, oltre agli argomenti che abbiamo arrecali, starebbe il fatto, che vediamo protrarsi questa indeterminata denominazione della libbra fino ad un’epoca, nella{{SAL|142|2|M.casanova}}
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§ 6. Alcuno potrebbe voler dedurre la unicità della libbra nella nostra città dal fatto che senza alcuna aggiunta si trova indicata nei seguenti documenti: in un testamento fatto nel 975 da Giovanni prete ove si legge: ''abente pro unaquaque candela cerea libras sex'' (Lupi, 2, 330); in una convenzione del 1184 fra il proposto di S. Alessandro e l’abbate di Astino, per la quale è stabilito che questi ogni anno nella vigilia della Parificazione contribuisca ''cere libras decem'' (ibid. 1087); nella investitura fatta nel 1163 dai Canonici di S. Alessandro dell’ufficio di reggere il Zenodocchio omonimo nella quale vi ha: ''debent eis dare omni anno censum in Sabbato Sancto unum pondere duodecim librarum cere'' (ibid. 1205); in altro documento del 1166: ''cereum unum pondero duodecim librarum'' (ibid. 1221); nella concessione fatta nel 1175 a quei di Almè di poter battezzare nella loro chiesa di S. Michele, ove questi si obbligano ''se perpetuo daturos omni anno censum duodecim libras cere'' (ibid. 1283). Contro una tale induzione, oltre agli argomenti che abbiamo arrecali, starebbe il fatto, che vediamo protrarsi questa indeterminata denominazione della libbra fino ad un’epoca, nella
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