Differenze tra le versioni di "Pagina:Delle cinque piaghe della Santa Chiesa (Rosmini).djvu/137"

nessun oggetto della modifica
Corpo della pagina (da includere):Corpo della pagina (da includere):
Riga 25: Riga 25:
 
E di questo intervento io parlavo quando nella suddetta operetta proponevo come salutarissimo rimedio ai nostri mali ed oso dire necessario di ritornare all’elezione de’ Vescovi a Clero e popolo secondo l’antica consuetudine, la quale non dava al popolo appunto altro che la facoltà di esprimere il suo desiderio sui candidati, di decorarli della sua buona testimonianza, di accettare l’eletto di sua confidenza.
 
E di questo intervento io parlavo quando nella suddetta operetta proponevo come salutarissimo rimedio ai nostri mali ed oso dire necessario di ritornare all’elezione de’ Vescovi a Clero e popolo secondo l’antica consuetudine, la quale non dava al popolo appunto altro che la facoltà di esprimere il suo desiderio sui candidati, di decorarli della sua buona testimonianza, di accettare l’eletto di sua confidenza.
   
E aggiungevo che una tale forma di elezione confermata da innumerevoli canoni de’ Concilii, appartiene al diritto divino, come l’aveva detto {{w|Tascio Cecilio Cipriano|S. Cipriano}} nell’Epistola {{Sc|lxviii}}, nella quale il santo martire scriveva: ''quod et ipsum videmus {{Sc|de divina traditione descendere}}, ut sacerdos, plebe praesente, sub omnium oculis deligatur, et dignus atque idoneus publico judicio ac testimonio comprobetur''.
+
E aggiungevo che una tale forma di elezione confermata da innumerevoli canoni de’ Concilii, appartiene al diritto divino, come l’aveva detto {{AutoreCitato|Tascio Cecilio Cipriano|S. Cipriano}} nell’Epistola {{Sc|lxviii}}, nella quale il santo martire scriveva: ''quod et ipsum videmus {{Sc|de divina traditione descendere}}, ut sacerdos, plebe praesente, sub omnium oculis deligatur, et dignus atque idoneus publico judicio ac testimonio comprobetur''.
   
 
Nè reputo qui inutile l’aggiungere, perchè niente resti d’incerto in quella mia sentenza, che qui non si parla di un ''diritto divino costitutivo'', ma di un ''diritto divino morale'', cose assai differenti. Perchè questo secondo, quando viene offeso, non trae seco alcuna invalidità, e perciò i Vescovi anche nominati dai Governi civili, purchè confirmati e mandati dal Sommo Pontefice, sono legittimi pastori, come ha definito il sacro Concilio di Trento sess. XXIII, Can. VIII. Colla qual distinzione fra il diritto divino costitutivo e il diritto divino morale si conciliano i varii pareri degli autori su questa questione.
 
Nè reputo qui inutile l’aggiungere, perchè niente resti d’incerto in quella mia sentenza, che qui non si parla di un ''diritto divino costitutivo'', ma di un ''diritto divino morale'', cose assai differenti. Perchè questo secondo, quando viene offeso, non trae seco alcuna invalidità, e perciò i Vescovi anche nominati dai Governi civili, purchè confirmati e mandati dal Sommo Pontefice, sono legittimi pastori, come ha definito il sacro Concilio di Trento sess. XXIII, Can. VIII. Colla qual distinzione fra il diritto divino costitutivo e il diritto divino morale si conciliano i varii pareri degli autori su questa questione.
63 733

contributi