Differenze tra le versioni di "Decameron/Giornata sesta/Novella decima"

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Aveva frate Cipolla un suo fante, il quale alcuni chiamavano Guccio Balena e altri Guccio Imbratta, e chi gli diceva Guccio Porco: il quale era tanto cattivo, che egli non è vero che mai Lippo Topo ne facesse alcun cotanto. Di cui spesse volte frate Cipolla era usato di motteggiare con la sua brigata e di dire:
 
- Il fante mio ha in sé nove cose tali che, se qualunque è l’una di quelle fosse in Salamone o in {{Ac|Aristotele|Aristotile}} o in {{Ac |Lucio Anneo Seneca|Seneca}}, avrebbe forza di guastare ogni lor vertù, ogni lor senno, ogni lor santità. Pensate adunque che uom dee essere egli, nel quale né vertù né senno né santità alcuna è, avendone nove.
 
Ed, essendo alcuna volta domandato quali fossero queste nove cose, ed egli, avendole in rima messe, rispondeva:
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