Differenze tra le versioni di "Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/495"

nessun oggetto della modifica
Corpo della pagina (da includere):Corpo della pagina (da includere):
Riga 5: Riga 5:
   
   
{{ZbPensiero|1993/2}} La lingua francese ricevette una certa forma, e venne in onore prima dell’italiana, e forse anche della spagnuola, mercé de’ poeti provenzali che la scrivevano ec. Onde sulla fine stessa del ducento, e principio di quel trecento che innalzò la lingua italiana su tutte le vive d’allora, si stimava in Italia ''la parlatura francesca'' esser ''la piú dilettevole e comune di tutti gli altri linguaggi parlati ''; <section end="1" /><section begin="2" />{{ZbPagina|1994}} si scriveva in quella piuttosto che nella nostra, stimandola ''piú bella e migliore'' ec. Vedi {{AutoreCitato|Giulio Perticari|Perticari}}, ''Del Trecento'',, p. 14-15. Ma la buona fortuna dell’Italia volle che nel trecento, cioè prima assai che in nessun’altra nazione, sorgessero in essa tre grandi scrittori, giudicati grandi anche poscia, indipendentemente dall’età in cui vissero, i quali applicarono la nostra lingua alla letteratura, togliendola dalle bocche della plebe, le diedero stabilità, regole, andamento, indole, tutte le modificazioni necessarie per farne una lingua non del tutto formata, ch’era impossibile a tre soli, ma pur tale che già bastasse ad esser grande scrittore adoperandola; la modellarono sulla già esistente letteratura latina ec. Questa circostanza, indipendente affatto dalla natura della lingua italiana, ha fatto e dovuto far sí che l’epoca di essa lingua si pigli necessariamente <section end="2" /><section begin="3" />{{ZbPagina|1993}}<section end="3" />
+
{{ZbPensiero|1993/2}} La lingua francese ricevette una certa forma, e venne in onore prima dell’italiana, e forse anche della spagnuola, mercé de’ poeti provenzali che la scrivevano ec. Onde sulla fine stessa del ducento, e principio di quel trecento che innalzò la lingua italiana su tutte le vive d’allora, si stimava in Italia ''la parlatura francesca'' esser ''la piú dilettevole e comune di tutti gli altri linguaggi parlati ''; <section end="1" /><section begin="2" />{{ZbPagina|1994}} si scriveva in quella piuttosto che nella nostra, stimandola ''piú bella e migliore'' ec. Vedi {{AutoreCitato|Giulio Perticari|Perticari}}, ''Del Trecento'',, p. 14-15. Ma la buona fortuna dell’Italia volle che nel trecento, cioè prima assai che in nessun’altra nazione, sorgessero in essa tre grandi scrittori, giudicati grandi anche poscia, indipendentemente dall’età in cui vissero, i quali applicarono la nostra lingua alla letteratura, togliendola dalle bocche della plebe, le diedero stabilità, regole, andamento, indole, tutte le modificazioni necessarie per farne una lingua non del tutto formata, ch’era impossibile a tre soli, ma pur tale che già bastasse ad esser grande scrittore adoperandola; la modellarono sulla già esistente letteratura latina ec. Questa circostanza, indipendente affatto dalla natura della lingua italiana, ha fatto e dovuto far sí che l’epoca di essa lingua si pigli necessariamente <section end="2" /><section begin="3" />{{ZbPagina|1995}}<section end="3" />
  +
'''LEOPARDI.''' - ''Pensieri'', '''III''' '''31'''
Piè di pagina (non incluso)Piè di pagina (non incluso)
Riga 1: Riga 1:
'''LEOPARDI.''' - ''Pensieri'', '''III''' '''31'''
 
 
<references/>
 
<references/>
11

contributi