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questa materia; due che, fino a un certo tempo, fu solito di chiamare i primi, senza mai potersi risolvere a qual de’ due convenisse unicamente quel grado: l’uno, il ''Principe'' e i ''Discorsi'' del celebre segretario fiorentino; mariolo sì, diceva don Ferrante, ma profondo: l’altro, la ''Ragion di Stato'' del non men celebre {{Ac|Giovanni Botero}};
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questa materia; due che, fino a un certo tempo, fu solito di chiamare i primi, senza mai potersi risolvere a qual de’ due convenisse unicamente quel grado: l’uno, il ''Principe'' e i ''Discorsi'' del celebre segretario fiorentino; mariolo sì, diceva don Ferrante, ma profondo: l’altro, la ''Ragion di Stato'' del non men celebre {{AutoreCitato|Giovanni Botero|Giovanni Botero}};
   
   
 
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<br />galantuomo sì, diceva pure, ma acuto. Ma, poco prima del tempo nel quale è circoscritta la nostra storia, era venuto fuori il libro che terminò la questione del primato, passando avanti anche all’opere di que’ due ''matadori'', diceva don Ferrante; il libro in cui si trovan racchiuse e come stillate tutte le malizie, per poterle conoscere, e tutte le virtù, per poterle praticare; quel libro piccino, ma tutto d’oro; in una parola, lo ''Statista Regnante'' di don {{AutoreCitato|Valeriano Castiglione}}, di quell’uomo celeberrimo, di cui si può dire, che i più gran letterati lo esaltavano a gara, e i più gran personaggi facevano a rubarselo; di quell’uomo, che il {{Ac|Papa Urbano VIII|papa Urbano VIII}} onorò, come è noto, di magnifiche lodi; che il cardinal Borghese e il vicerè di Napoli, [[:w:Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga|don Pietro di Toledo]], sollecitarono a descrivere, il primo i fatti di [[:w:papa Paolo V|papa Paolo V]], l’altro le guerre del re cattolico in Italia, l’uno e l’altro invano; di quell’uomo, che [[:w:Luigi XIII di Francia|Luigi XIII, re di Francia]], per suggerimento del [[:w:Armand-Jean du Plessis de Richelieu|cardinal di Richelieu]], nominò suo istoriografo; a cui il duca [[:w:Carlo Emanuele I di Savoia|Carlo Emanuele di Savoia]] conferì la stessa carica; in lode di cui, per tralasciare altre gloriose testimonianze, la [[:w:Cristina di Borbone-Francia|duchessa Cristina]], figlia del cristianissimo [[:w:Enrico IV di Francia|re Enrico IV]], poté in un diploma, con molti altri titoli, annoverare “la certezza della fama ch’egli ottiene in Italia, di primo scrittore de’ nostri tempi.”
 
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galantuomo sì, diceva pure, ma acuto. Ma, poco prima del tempo nel quale è circoscritta la nostra storia, era venuto fuori il libro che terminò la questione del primato, passando avanti anche all’opere di que’ due ''matadori'', diceva don Ferrante; il libro in cui si trovan racchiuse e come stillate tutte le malizie, per poterle conoscere, e tutte le virtù, per poterle praticare; quel libro piccino, ma tutto d’oro; in una parola, lo ''{{TestoAssente|Statista Regnante}}'' di don {{AutoreCitato|Valeriano Castiglione|Valeriano Castiglione}}, di quell’uomo celeberrimo, di cui si può dire, che i più gran letterati lo esaltavano a gara, e i più gran personaggi facevano a rubarselo; di quell’uomo, che il {{AutoreCitato|Papa Urbano VIII|papa Urbano VIII}} onorò, come è noto, di magnifiche lodi; che il cardinal Borghese e il vicerè di Napoli, {{w|Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga|don Pietro di Toledo}}, sollecitarono a descrivere, il primo i fatti di {{w|papa Paolo V|papa Paolo V}}, l’altro le guerre del re cattolico in Italia, l’uno e l’altro invano; di quell’uomo, che {{w|Luigi XIII di Francia|Luigi XIII, re di Francia}}, per suggerimento del {{w|Armand-Jean du Plessis de Richelieu|cardinal di Richelieu}}, nominò suo istoriografo; a cui il duca {{w|Carlo Emanuele I di Savoia|Carlo Emanuele di Savoia}} conferì la stessa carica; in lode di cui, per tralasciare altre gloriose testimonianze, la {{w|Cristina di Borbone-Francia|duchessa Cristina}}, figlia del cristianissimo {{w|Enrico IV di Francia|re Enrico IV}}, potè in un diploma, con molti altri titoli, annoverare “la certezza della fama ch’egli ottiene in Italia, di primo scrittore de’ nostri tempi.”
   
 
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