Differenze tra le versioni di "Oggi è un'ora di viaggio"

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| Nome e cognome dell'autore =Silvio Gallio
| Titolo =Cenni sulla nascita della linea ferroviaria Milano-Bologna
| Iniziale del titolo =OC
| Anno di pubblicazione =2009
| Lingua originale del testo =
 
Notevole è proprio in quello che ''non'' si vede. Non sono descritte linee verso le altre nazioni e non leggiamo di ''nessuna linea dal Lombardo-Veneto verso sud''.
Nel 1845 il conte {{AutoreCitato|Carlo Ilarione Petitti di Roreto|Ilarione Petitti di Roreto}}, ''Consigliere di Stato ordinario di S.M. Sarda e Socio di varie Accademie,'' si arrotolò metaforiche maniche ed esplose il suo “''{{TestoCitato|Delle strade ferrate italiane e del miglior ordinamento di esse}}, Cinque Discorsi” <ref>''Delle strade ferrate italiane e del miglior ordinamento di esse. Cinque Discorsi di Carlo Ilarione Petitti''”, Capolago, Tipografia e Libreria Elvetica, 1845.</ref> ''un corposo testo di 652 pagine, fondamentale per lo studio economico e politico delle linee ferroviarie del nostro Paese di cui all’epoca si parlava come possibili, probabili anzi certe. I “Cinque Discorsi” di Petitti prendevano in osservazione i vari aspetti della progettazione, della costruzione e della gestione delle linee ferroviarie. Da una Torino isolata dal resto della Penisola dalla politica degli Asburgo, Petitti indicava “quali” erano le linee da costruire in Italia. In un’Italia ideale, senza confini. Questo non poteva essere accettato da una comunità di staterelli la cui politica era eterodiretta da Francia e Austria.
 
E infatti le reazioni ci furono, oscillanti fra l’apprezzamento, ma ironico e pieno di “distinguo”, in “''{{testoCitato|Del danno che avverrebbe allo Stato Pontificio|Del danno che avverrebbe allo Stato Pontificio da qualunque strada ferrata fra la Toscana e l’Adriatico}}'' oppure in “''{{testoCitato|Sulle strade ferrate nello Stato pontificio}}'', entrambi scritti dal papalino {{Ac|Benedetto Blasi}} (Segretario della Camera di Commercio di Civitavecchia), e il furibondo e sprezzante articolo che l’''Osservatore Triestino'', organo del Lloyd di Trieste (allora austriaca “perla dell’Adriatico”), propagò dalle sue colonne nel gennaio successivo.