Differenze tra le versioni di "Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/141"

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il notaro ansante, con una notizia solenne sul viso.
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— Pinerolo è resa al Duca! — urlò alzando le braccia. Evelina gettò un grido dall’anima e gli saltò al collo d’un balzo.
 
— Pinerolo è resa al Duca! — urlò alzando le braccia. Evelina gettò un grido dall’anima e gli saltò al collo d’un balzo.
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Per un minuto nessuno parlò; non s’udiva che la respirazione asmatica del vecchio, e il singhiozzo soffocato di Evelina, a cui la madre carezzava le treccie e le spalle. Poi, mentre il Benavides, ritto in piedi, commosso, avvolgeva e riavvolgeva collo sguardo la ragazza, lunga e nobilissima in quel suo atteggiamento abbandonato di bella donna e di bella bambina, e cercava inutilmente una parola che le potesse dire fra le mille che avrebbe voluto dirle; il trionfante signor Giovanni Battista Lombriasco, dimentico per la prima volta del rispetto dovuto all’ospite, si mise a passeggiare in lungo e in largo per la stanza, gesticolando e declamando.
 
Per un minuto nessuno parlò; non s’udiva che la respirazione asmatica del vecchio, e il singhiozzo soffocato di Evelina, a cui la madre carezzava le treccie e le spalle. Poi, mentre il Benavides, ritto in piedi, commosso, avvolgeva e riavvolgeva collo sguardo la ragazza, lunga e nobilissima in quel suo atteggiamento abbandonato di bella donna e di bella bambina, e cercava inutilmente una parola che le potesse dire fra le mille che avrebbe voluto dirle; il trionfante signor Giovanni Battista Lombriasco, dimentico per la prima volta del rispetto dovuto all’ospite, si mise a passeggiare in lungo e in largo per la stanza, gesticolando e declamando.
   
Ah’finalmente. È venuto, dunque, il benedettissimo giorno! Siamo liberi e siamo piemontesi,
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Ah’ finalmente. È venuto, dunque, il benedettissimo giorno! Siamo liberi e siamo {{Pt|pie-|}}